Premio Tenco 2017 a Vinicio Capossela
di Adriano Arati
Il cantautore conquista la giuria con “Canzoni de la cupa”
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SCANDIANO. Una cinquina prestigiosissima. Vinicio Capossela continua a raccogliere riconoscimenti ufficiali con il suo ultimo disco e i bellissimi tour teatrali che lo hanno seguito. Pochi giorni fa il cantautore scandianese ha vinto il premio Tenco 2017 all’artista, nuovo omaggio da parte di una delle principali realtà italiane della cosiddetta “musica d’autore”, nato nel 1974 nella memoria dello sfortunatissimo Luigi Tenco, suicida a Sanremo. È la seconda targa dell’anno dopo aver ottenuto il premio Lunezia Canzone d’autore 2017, altra storica manifestazione culturale.
Il legame fra Capossela e il Tenco è di antica data. A fine anni ’80 entra in contatto con Francesco Guccini e col suo produttore Renzo Fantini e in questo modo approda al premio sanremese. Nel 1990 ottiene la targa Tenco per il disco di debutto grazie a “All’una e trentacinque circa”, l’amatissimo esordio prodotto proprio con la supervisione di Fantini. Da lì in poi la crescita che lo ha portato a trasformarsi in qualcosa di molto lontano dall’immagine del cantautore confidenziale, una delle figure musicali più seguite e rispettate del panorama nazionale. L’ultimo capitolo discografico, “Le canzoni della cupa”, è un doppio poi portato in giro con tournée curatissime dal punto di vista scenografico, fra teatri e festival. Un lavoro complesso che sta regalando vendite, palchi pieni e tributi ufficiali come quello del Tenco. «Abbiamo assistito, nel dopo Tenco del 1989, alla partenza del suo viaggio. Un viaggio nella storia della musica e dell’uomo, nella geografia dell’anima e del mito inseguendo le suggestioni di correnti marine. Ci ha portato nei porti di Livorno, Amburgo e Atene; ha esplorato musiche di mare come il rebetico, la morna, il tango, la taranta; si è immerso nei miti di Melville e nel racconto di un viaggiatore come Céline. Il Premio Tenco non poteva essergli assegnato che nell’edizione intitolata alle Terre di Mare», ha spiegato la giuria del Tenco nell’annunciare i riconoscimenti del 2017. Con questa targa, Capossela arriva a cinque Tenco conquistati. Dopo quella per l’esordio, ne ha infatti ottenute tre nel nuovo millennio grazie a tre dischi. Nel 2001, nel 2006 e nel 2011 l’artista irpino cresciuto a Scandiano è stato giudicato l’autore del miglior album dell’anno. Nel 2001 si tratta di uno dei suoi apici “Canzoni a manovella”; nel 2006 è la volta del coltissimo e letterario “Ovunque Proteggi” mentre nel 2011 si passa ad un altro doppio dal tema marittimo, “Marinai, profeti e balene”. Ora la cinquina grazie alla targa all’artista, “trofeo” che gli permette di unirsi ad una lista lunga e di gran lusso, che comprende anche alcune delle sue principali fonti di ispirazione. Dal 1974 ad oggi la targa è andata a colossi di livello mondiale come Leo Ferrè, George Brassens, Leonard Cohen, l’argentino Atahualpa Yupanqui, Tom Waits, Caetano Veloso, Joni Mitchell, Patti Smith, Paolo Conte, Renato Carosone e Franco Battiato. Terminati i tour collegati al disco, Capossela sta spassando l’estate fra “Atti unici e qualche rivincita”, spettacoli all’aperto dalle fisionomie più disparate, dal concerto con orchestra a serate di duetti e di cori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il legame fra Capossela e il Tenco è di antica data. A fine anni ’80 entra in contatto con Francesco Guccini e col suo produttore Renzo Fantini e in questo modo approda al premio sanremese. Nel 1990 ottiene la targa Tenco per il disco di debutto grazie a “All’una e trentacinque circa”, l’amatissimo esordio prodotto proprio con la supervisione di Fantini. Da lì in poi la crescita che lo ha portato a trasformarsi in qualcosa di molto lontano dall’immagine del cantautore confidenziale, una delle figure musicali più seguite e rispettate del panorama nazionale. L’ultimo capitolo discografico, “Le canzoni della cupa”, è un doppio poi portato in giro con tournée curatissime dal punto di vista scenografico, fra teatri e festival. Un lavoro complesso che sta regalando vendite, palchi pieni e tributi ufficiali come quello del Tenco. «Abbiamo assistito, nel dopo Tenco del 1989, alla partenza del suo viaggio. Un viaggio nella storia della musica e dell’uomo, nella geografia dell’anima e del mito inseguendo le suggestioni di correnti marine. Ci ha portato nei porti di Livorno, Amburgo e Atene; ha esplorato musiche di mare come il rebetico, la morna, il tango, la taranta; si è immerso nei miti di Melville e nel racconto di un viaggiatore come Céline. Il Premio Tenco non poteva essergli assegnato che nell’edizione intitolata alle Terre di Mare», ha spiegato la giuria del Tenco nell’annunciare i riconoscimenti del 2017. Con questa targa, Capossela arriva a cinque Tenco conquistati. Dopo quella per l’esordio, ne ha infatti ottenute tre nel nuovo millennio grazie a tre dischi. Nel 2001, nel 2006 e nel 2011 l’artista irpino cresciuto a Scandiano è stato giudicato l’autore del miglior album dell’anno. Nel 2001 si tratta di uno dei suoi apici “Canzoni a manovella”; nel 2006 è la volta del coltissimo e letterario “Ovunque Proteggi” mentre nel 2011 si passa ad un altro doppio dal tema marittimo, “Marinai, profeti e balene”. Ora la cinquina grazie alla targa all’artista, “trofeo” che gli permette di unirsi ad una lista lunga e di gran lusso, che comprende anche alcune delle sue principali fonti di ispirazione. Dal 1974 ad oggi la targa è andata a colossi di livello mondiale come Leo Ferrè, George Brassens, Leonard Cohen, l’argentino Atahualpa Yupanqui, Tom Waits, Caetano Veloso, Joni Mitchell, Patti Smith, Paolo Conte, Renato Carosone e Franco Battiato. Terminati i tour collegati al disco, Capossela sta spassando l’estate fra “Atti unici e qualche rivincita”, spettacoli all’aperto dalle fisionomie più disparate, dal concerto con orchestra a serate di duetti e di cori.
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