Gazzetta di Reggio

Pochi soldi, tanti sogni: è “Tutto in un cerchio” di Damiano Debbi

di Martina Riccò
Pochi soldi, tanti sogni: è “Tutto in un cerchio” di Damiano Debbi

Il lungometraggio girato a Reggio Emilia è basato su un soggetto di Auro Franzoni. Le riprese sono durate 3 anni. Il debutto al cinema Olimpia, il regista reggiano: «E' arrivato il momento della verità»

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REGGIO EMILIA. A volte per fare un film basta avere un’idea. Che i vestiti possono portarli da casa gli attori, e le scene possono essere girate ovunque, anche in Circonvallazione a Reggio.

La dimostrazione – senza scomodare “Le iene” di Quentin Tarantino – è “Tutto in un cerchio” di Damiano Debbi, che sarà presentato lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 agosto, sempre alle 21, al cinema Olimpia (ingresso 5 euro). Una nuova proiezione è stata fissata per lunedì 4 settembre, sempre ore 21. 

Ecco il trailer del film "Tutto in un cerchio"



Per il regista 46enne di Borzano, che “di giorno” fa il gommista, si tratta del primo lungometraggio: nel 2010 aveva realizzato il corto “Zero zero” (vincitore del Roma Film Contest organizzato dalla Vertmuller) e nel 2011 “Musica, maestro”, senza considerare i tanti videoclip musicali. «Questa volta invece mi sono imbarcato in un progetto da folli», racconta ridendo. Tutto è iniziato nel 2014 quando Auro Franzoni – con cui la Fuorimano Film di Debbi collaborava già da tempo – gli fa leggere un soggetto dal titolo “Quei maledetti vecchiacci”. «Una storia sullo stile di “Uccellacci e uccellini” di Pasolini – spiega Sabrina Iotti, attrice dell’Ats-Teatro d’Arte e Studio di Franzoni, e segretaria di produzione del film – con personaggi scontrosi e sclerotici, detentori però di verità molto profonde».

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Al centro della pellicola c’è Gianni (interpretato dall’attore di teatro Lauro Margini) che – proprio come Debbi – lavora come gommista. La sua vita procede tranquillamente, o almeno così gli sembra, finché l’unico smontagomme dell’officina si rompe e lui è costretto ad andare alla ricerca del pezzo di ricambio: «Inizia così il suo percorso di formazione – spiegano Debbi e Iotti – che lo porterà a fare pace con la sua parte più sensibile e a vedere sua figlia (Camilla Roselli) sotto una nuova luce».

In questa sorta di romanzo picaresco (non a caso Debbi definisce il suo film un Road movie), Gianni incontrerà esponenti del mondo della cultura, della scuola, della scienza e anche figure più spirituali, come i “Frati cagaioli”. «Si intravedono nel trailer disponibile su Youtube – spiega divertito Debbi –. Si tratta di persone che credono nell’assoluta libertà del corpo e degli istinti: solo “scaricando” il peso terreno ci si può elevare. Gianni li prende per matti, ma uno psichiatra gli dirà che non lo sono affatto. La chiusura del cerchio arriverà con la strega, ma non posso proprio dirvi di più...».

Come il protagonista, anche il film si è evoluto nel tempo. Il fatto di non avere una produzione alle spalle, infatti, ha permesso alla crew di dilatare il lavoro metabolizzando ogni singolo momento, e tornando anche indietro quando necessario. «Siamo senza soldi e nessuno è stato pagato – conferma Debbi – ma almeno abbiamo potuto dedicarci liberamente a questa “creatura” che ormai, dopo tre anni di riprese, è diventata la figlia di tutti».

Di pazienza, Debbi e Iotti non lo nascondono, ce ne è voluta tanta: «A partire dai casting, che abbiamo fatto contattando le varie compagnie teatrali del territorio, abbiamo dovuto destreggiarci tra gli impegni, le disponibilità, le peculiarità di ognuno. Ma il fatto che tutti si siano regalati, anche professionisti come Andrea Fontanesi (della Vox Recording Studio, che ha curato le riprese audio), Johnny Larosa (colonne sonore), Manuel Carrabs (che si è occupato della sceneggiatura insieme a Debbi, ndr), significa che si sono fidati, hanno creduto veramente nel progetto».

Ora non resta che presentarlo a noi, che non sappiamo nulla – o quasi – di questa “creatura”. Ignoriamo, ad esempio, che il frate sia stato sollevato con un muletto, mentre due attori lo tenevano in equilibrio con tiranti, e che molte scene siano state girate alla Gelateria Novanta o ad Albinea o alla biblioteca Panizzi nel quotidiano viavai, lottando anche contro la voce di Ligabue che nel 2015 (era l’anno del concertone al Campovolo) arrivava quasi ovunque “inquinando” le riprese. «Sono un po’ agitato – confessa Debbi – spero che al pubblico “Tutto in un cerchio” piaccia quanto piace a me. Se la presentazione all’Olimpia andrà bene partiremo alla volta dei concorsi...». Nel film, la risposta: «Credere fa vincere, tu sei vincente se credi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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