Gazzetta di Reggio

Addio a Enzo Dara A Reggio il debutto

di Renzo Dall’Ara
Addio a Enzo Dara A Reggio il debutto

Era il 1966 quando il basso buffo trovò il successo definitivo interpretando Dulcamara in un grande “Elisir d’amore”

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MANTOVA. Enzo Dara ci ha lasciato venerdì e rimane il rimpianto di un grande artista del teatro d’opera, regista, scrittore, giornalista che il popolo reggiano del melodramma certamente condivide, ma con un valore aggiunto.

Rivado al Dara giovane, godibile in “Anche il buffo nel suo piccolo”, libro scritto, ma è come cantasse e recitasse, nel 1994. Scorrono nelle pagine i personaggi: le cantate a voce libera nella sua Mantova, con gli amici alle feste dell’Unità, le code nel gelo per scalare il loggione del Sociale, infine Bruno Sutti, unico maestro di canto ma, insieme, artefice di calzature di lusso. Primo concerto a 19 anni, nell’aprile 1957, «fifa terribile» alla Corale “Lucio Campiani”, dentro il castello di San Giorgio.

A seguire le altre “prime volte”, sempre in salita: debutto assoluto al teatro Rossi di Fano il 14 settembre 1960 in “Andrea Chénier”; ma era al Valli di Reggio Emilia che poteva rivelarsi come basso buffo il 1° febbraio 1966 in “Elisir d’amore”. Quel Dulcamara, ad appena 28 anni, segnava quello che sarebbe stato il suo destino di straordinario interprete donizettiano, quindi rossiniano con “Il barbiere di Siviglia” al Verdi di Padova, il 12 aprile 1967. Successo replicato un anno dopo, nel febbraio 1967, sempre in Elisir, sul podio il maestro Giancarlo Masini, regia di Beppe Menegatti, da tre anni marito di Carla Fracci.

La Scala, sogno di tutti i cantanti, con l’audizione davanti a Claudio Abbado, al quale l’aveva presentato il maestro Alberto Zedda, musicista di gusti raffinati. Emozione al massimo per il debutto in “L’elisir d’amore”, il 22 gennaio 1971, preludio di un altro amore per il soprano Ivana Cavallini, sposata nell’aprile 1971 e compagna della sua vita. Con Abbado, Dara ha percorso 24 anni di carriera, sui maggiori palcoscenici del mondo, oltre alle incisioni discografiche, sempre richiesto per il repertorio rossiniano.

Non si può certo pensare di ridurre il suo percorso alla freddezza contabile delle cifre per le 1.500 recite, 400 volte Don Bartolo, 150 Don Magnifico, più di 100 volte Dulcamara, segnati sempre da un personalissimo segno interpretativo, avallato dalla critica italiana e internazionale.

Ma c’è un altro Dara, quello del dopo teatro e della vita quotidiana, da considerare, nel suo rapporto con la buona tavola, in primis tortelli di zucca e agnolini, non importava si chiamassero caplèt, passava il confine, più salame e salumi padani vari. Era Accademico della Cucina, assiduo alle conviviali. Nel suo percorso di buongustaio era entrato, però, anche un momento di forzata astinenza, tutto da raccontare. In occasione di un concerto a Mantova, nel 1983, Abbado scopriva i tortelli di zucca e se ne innamorava. Così Luciana Coppini, amica personale del maestro, ad ogni occasione relativamente vicina come Vienna, Monaco o Londra, partiva con 400 tortelli (li faceva lei) destinati non solo al maestro ma alla compagnia di canto. Luciana insegnava agli chef del ristorante di turno come cucinarli.

Il 29 gennaio 1988 “Kurier”, principale quotidiano austriaco, dava notizia dei “aus Mantua mitgebrachten Tortellini” serviti nel ristorante italiano “Firenze” ad Abbado e a una tavolata di artisti come Frank Lopardo, Chris Merrit, Ruggero Raimondi, Giorgi Surjan. Nella foto che illustrava l’avvenimento, appare Enzo Dara, spettatore plaudente, che però i tortelli doveva solo spiegare, non mangiare in quanto mantovano. Risate generali ma Enzo non aveva certo problemi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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