Gazzetta di Reggio

Giuseppe Giacobazzi a Reggio Emilia: «Ma quante rotonde avete?»

di Martina Riccò
Giuseppe Giacobazzi a Reggio Emilia: «Ma quante rotonde avete?»

Il comico in scena a Festareggio. con “Il mio meglio”. Tra i suoi pezzi ce n’è uno sulla nostra viabilità 

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REGGIO EMILIA. Vent’anni di monologhi, battute e risate. Vent’anni raccolti e incollati, a mo’ di figurine, sul palco dell’Arena di Festareggio. «Farò del mio meglio», assicura Giuseppe Giacobazzi, nome d’arte di Andrea Sasdelli, giocando (già) con il titolo dello spettacolo.

E così mercoledì 30 agosto tornerà a Festareggio. Ormai è il padrone di casa…

«È la quinta volta che vengo, ed è sempre bello. Qui la gente ha un calore, una disponibilità ad ascoltare e divertirsi che lascia quasi stupiti, è davvero meraviglioso».

Che cosa porterà in scena?

«Una selezione dei pezzi che mi danno più soddisfazione. E credo anche alle persone che verranno a vedermi. Una greatest hits, diciamo».

Ci spiffera qualcosa?

«Sicuramente ci sarà il pezzo del Caminetto. E poi... no basta, non voglio che vi prepariate».

Nella sua carriera ha fatto di tutto: radio, cabaret sui palchi d’Italia e anche su quello importantissimo di Zelig, e poi serie televisive e cinema. Qual è la sua dimensione preferita?

«Il teatro, che è quello che faccio dal 2002 portando gli spettacoli in giro per l’Italia. Il motivo è semplice: la magia del teatro non c’è in nessun altro posto. Men che meno in televisione».

Merito del pubblico?

«In buona parte sì. Nei miei spettacoli c’è sempre un filo conduttore, ma un 10% di improvvisazione c’è per forza. Quando sono in scena succede sempre qualcosa e allora il canovaccio subisce delle modifiche. So da dove comincio ma non so dove arriverò. Anche perché c’è il discorso memoria: ce l’ho pessima, devo ripassare ogni volta e comunque mi gioca brutti scherzi».

Una bella sfida...

«È sempre una scommessa. Non ne ho mai fatte in vita mia, nemmeno con gli amici, ma in diretta con il pubblico sì: ne vale la pena».

Nei suoi pezzi parla un po’ di tutto: dei giovani di oggi e di ieri, dei costumi strambi della nostra società fuori di testa, di Lapo Elkann, di Rocco Siffredi… e anche delle rotonde di Reggio Emilia. Come mai?

«Beh non potevo non parlarne. Ogni anno aggiungete qualche rotonda, siete in competizione con noi di Ravenna. Anzi direi “a malincuore” che ormai ci avete superato».

Come nascono le sue storie? Dove trova l’ispirazione?

«Racconto esperienze che ho vissuto in prima persona, o che hanno vissuto amici molto vicini a me. Il motivo per cui è facile riconoscersi in quello che dico è che io racconto la mia vita, che è uguale a quella degli altri. Racconto cose che hanno fatto tutti».

Il suo nome d’arte, Giuseppe Giacobazzi, deriva dal suo primo personaggio (Giuseppe, un contadino analfabeta che si diletta nello scrivere poesie) e Giacobazzi (una cantina modenese): quanto è importante per lei il legame con il territorio?

«Sinceramente lo era di più una volta, quando appunto è nato Giuseppe Giacobazzi, la macchietta del contadino che vuole fare il saputello. Adesso le mie storie non sono più legate a un luogo preciso, non c’è posto in cui non possano essere raccontate. Quello che dico va oltre i confini del territorio in cui vivo».

Visto che ormai a Reggio l’abbiamo adottata, ci può fare uno “schizzo” dei reggiani? Siamo davvero teste quadre?

«Ho avuto a che fare con un reggiano doc che ha lavorato con me per tanti anni ma non sono riuscito a trovare difetti: simpatico, pragmatico, in grado di risolvere i problemi mano mano che si presentavano. Il cretino si trova ovunque, a Reggio come Ravenna, ma qui da voi (e con voi) sto proprio bene».

L’appuntamento con l’ironia di Giuseppe Giacobazzi è per mercoledì 30 agosto alle 21 all’Arena Madiba. Ingresso 10 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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