RECENSIONE
Il Demetrio incanta e... insegna
di Giulia Bassi
L’ensemble diretto da Schiavo dedica due cd a Merula e Paisiello
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REGGIO EMILIA. Quando l’Italia dettava legge in fatto di musica, note, forme e autori nostrani venivano esportati in tutta Europa. Il numero di compositori meno noti – oscurati dalle personalità più geniali – è molto alto e a coloro che, tra studiosi e musicisti, negli anni si sono adoperati per farli conoscere va un infinito apprezzamento.
È il caso dell’Ensemble Il Demetrio che recentemente ha realizzato due cd: uno dedicato alle creazioni sacre di Tarquinio Merula e l’altro ai Quartetti per flauto op.23 di Giovanni Paisiello. Circa le musiche scelte per il primo disco, il complesso cameristico di Pavia di cui è direttore artistico Maurizio Schiavo accompagna due soprani, un contralto, un tenore e un basso, impegnandosi a far risaltare la forza espressiva di una scrittura di indubbio interesse in cui il canto, ben sostenuto dagli strumenti, regala ai testi nitore e chiarezza. Questi pezzi, databili tra il 1624 e il 1652, sono significativi esempi del cammino intrapreso dalla musica sacra dopo essere stata rappresentata dalle meravigliose architetture polifoniche. E a proposito della modalità con cui i testi vengono trasmessi da parte dell’Ensemble, si percepisce un senso profondo di libertà e un’aperta volontà di lasciarsi trasportare dal sound insito nella musica per comunicare la sorprendente modernità di una scrittura elaborata ma fresca, di maniera ma coinvolgente, sacra ma molto umana. Sorprendente, a questo proposito, la voce grave di basso che nel “Credidi” sembra parlare a ciascuno di noi.
A proposito del secondo cd incuriosiscono i colori nuovi che si possono ottenere all’interno di una scrittura deliziosa e lucente come una scultura di Canova. Così appaiono i Quartetti per flauto op23 di Paisiello incisi dall’Ensemble Il Demetrio con Gabriele Formenti al flauto. Ci sono Haydn e Mozart in questi pezzi, classici fino al midollo: lo testimonia, fin dal primo Quartetto in do maggiore, la sublime grazia della melodia dove, alla proposta del flauto, segue l’accattivante risposta dei tre archi sempre in equilibro. Regna un’atmosfera danzante e le ripetizioni sono nel segno del divertissement, pertanto i momenti più malinconici equivalgono a perturbazioni passeggere. Tra i momenti più interessanti: il Minuetto del terzo Quartetto il cui incipit ricorda l’aria “Non siate ritrosi, occhietti vezzosi” (Così fan tutte) e il n.6 in un tempo solo: è un Allegro, più veloce di tutti gli altri, con un materiale denso; chiede un brillante virtuosismo, Il Demetrio lo esibisce con vivo piacere.
È il caso dell’Ensemble Il Demetrio che recentemente ha realizzato due cd: uno dedicato alle creazioni sacre di Tarquinio Merula e l’altro ai Quartetti per flauto op.23 di Giovanni Paisiello. Circa le musiche scelte per il primo disco, il complesso cameristico di Pavia di cui è direttore artistico Maurizio Schiavo accompagna due soprani, un contralto, un tenore e un basso, impegnandosi a far risaltare la forza espressiva di una scrittura di indubbio interesse in cui il canto, ben sostenuto dagli strumenti, regala ai testi nitore e chiarezza. Questi pezzi, databili tra il 1624 e il 1652, sono significativi esempi del cammino intrapreso dalla musica sacra dopo essere stata rappresentata dalle meravigliose architetture polifoniche. E a proposito della modalità con cui i testi vengono trasmessi da parte dell’Ensemble, si percepisce un senso profondo di libertà e un’aperta volontà di lasciarsi trasportare dal sound insito nella musica per comunicare la sorprendente modernità di una scrittura elaborata ma fresca, di maniera ma coinvolgente, sacra ma molto umana. Sorprendente, a questo proposito, la voce grave di basso che nel “Credidi” sembra parlare a ciascuno di noi.
A proposito del secondo cd incuriosiscono i colori nuovi che si possono ottenere all’interno di una scrittura deliziosa e lucente come una scultura di Canova. Così appaiono i Quartetti per flauto op23 di Paisiello incisi dall’Ensemble Il Demetrio con Gabriele Formenti al flauto. Ci sono Haydn e Mozart in questi pezzi, classici fino al midollo: lo testimonia, fin dal primo Quartetto in do maggiore, la sublime grazia della melodia dove, alla proposta del flauto, segue l’accattivante risposta dei tre archi sempre in equilibro. Regna un’atmosfera danzante e le ripetizioni sono nel segno del divertissement, pertanto i momenti più malinconici equivalgono a perturbazioni passeggere. Tra i momenti più interessanti: il Minuetto del terzo Quartetto il cui incipit ricorda l’aria “Non siate ritrosi, occhietti vezzosi” (Così fan tutte) e il n.6 in un tempo solo: è un Allegro, più veloce di tutti gli altri, con un materiale denso; chiede un brillante virtuosismo, Il Demetrio lo esibisce con vivo piacere.
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