Gazzetta di Reggio

Al Festival subito America Ma non è quella di Trump

di Manuela Pivato
Al Festival subito America Ma non è quella di Trump

“Downsizing” versione buonista degli Stati Uniti con Matt Damon protagonista Al Lido anche Mattarella. Sfilano in mille sul tappeto rosso. Poi cena in spiaggia

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VENEZIA. Sui cento metri di tappeto rosso, sotto le sfere di vetro di Seguso e davanti alle sgrinfie del Leone; tra i blocchi di cemento antiterrorismo e la semina rassicurante degli ombrellini dei fan dietro le transenne, la 74esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia svela la sua prima passerella, quella del presidente Sergio Mattarella, salutato in sala da una standing ovation, di tre ministri e un sottosegretario, del cast del film d’apertura “Downsizing” di Alexander Payne con Matt Damon e delle Giurie al completo.

In mille, ieri sera, sul red carpet della serata inaugurale in Sala Grande, con i fan in attesa dietro le transenne fin dalle otto del mattino. In coppia, a grappoli, da soli, in formazione compatta o in ordine apparentemente sparso, solcano la lingua di moquette la Giuria di Venezia74 presieduta da Annette Bening in nero lungo con occhiale da presbite, insieme ad Anna Mouglalis con accompagnatore provvisto di coda lunga fino ai polpacci già in tema con il film equino “Lean on pete”, Jasmine Trinca con braccialetto pro Regeni e Rebecca Hall sulla quale incombe un invitato con zainetto in spalla; quella di Orizzonti con Gianni Amelio, quell’altra del Premio Venezia Opera Prima capeggiata da Benoit Jacquot e quella di Virtual Reality con John Landis.

C’è il ministro Dario Franceschini, che definisce Venezia74 «una grandissima edizione» alla quale tutto il mondo sta guardando. E Maria Elena Boschi, abito fasciante nero e acconciatura romantica. Sulla porta del Palazzo del Cinema, il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore del festival Alberto Barbera accolgono la prima delegazione, tutta la bellezza di Bianca Balti in miniabito di cady bianco con kimono in organza di Ovs, la prima epifania di Tiziana Rocca in monospalla, Marina Ripa di Meana con copricapo a tre piani, Roberta Armani, Franco Bernabè, lo sceicco del Qatar Fahad bin Khalifa Al Thani; e ancora Carlo Rossella, Matteo Zoppas, Alessandra Moretti. Da Roma arrivano Walter Veltroni e Francesco Rutelli e da Miss Italia Patrizia Mirigliani; dal suo impegno per le donne vittime della violenza Jo Squillo con Valentina Pitzalis che non nasconde il suo corpo martoriato dalle fiamme appiccate dall’ex compagno. Il red carpet è così, frivolezza e impegno. E anche rigido cerimoniale, così che Renzo Rosso e Marina Cicogna devono entrare dalla porta laterale, perché in ritardo. «Il cinema è teletrasporto perché ci permette di avere una relazione con le persone i luoghi di ogni parte del mondo» dice a braccio il padrino, Alessandro Borghi. «È la lingua universale senza distinzione di etnia che sa dirci le parole giuste al momento giusto». Quelle del presidente Baratta, con un ringraziamento rivolto a Mattarella, parlano la lingua del futuro, ossia di quella Virtual Reality «scelta coraggiosa della Biennale» a cui tutto il mondo sta guardando.

Finisce tra gli applausi per il film e la soddisfazione di Mattarella: «È stata una splendida apertura». Poi tutti a cena sulla spiaggia dell’Excelsior. Solo in cento, invece, al gala di Vanity Fair per “Downsizing” a Ca’ Rezzonico. In puro stile veneziano e tutto in normal size per riprendersi da un film che racconta di un uomo che accetta di ridursi a 12 centimetri per far parte di un’umanità minuscola e perciò più sostenibile. È un film ottimista, garantisce l’attore: e per passare dall’ottimismo ai fatti, è sicuro che «bisogna solo aspettare». Che «Trump se ne vada», e che si ricominci a pensare alla salvezza dell’ambiente.

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