racconto
«Il busto parlante? Tutta una questione di fede»
di GIUSEPPE CALICETI
Tra il 1989 e il 1991, di fronte allo sgretolarsi dell’URSS e alla scelta del Partito Comunista Italiano di cambiare nome, un gruppo di pensionati comunisti si erano stretti attorno al loro busto di...
2 MINUTI DI LETTURA
Tra il 1989 e il 1991, di fronte allo sgretolarsi dell’URSS e alla scelta del Partito Comunista Italiano di cambiare nome, un gruppo di pensionati comunisti si erano stretti attorno al loro busto di Lenin nel tentativo di difendere, soli contro tutti e contro il corso inarrestabile della Storia, i simboli e i valori della loro vita di compagni, partigiani, lavoratori. Ho passato insieme a loro tante serate e ho deciso di scrivere il romanzo sul busto di Lenin. Di giorno gli avversari politici cercavano di convincere il sindaco a togliere il busto o a sostituirlo. Erano soprattutto i socialisti a dire che era diventato imbarazzante. Di notte, invisibili provocatori lo aggredivano dipingendolo di “giallo vaticano”, ricoprendolo di scritte o escrementi, cercando di trafugarlo o di farlo esplodere. Per conservarlo intatto al centro della piazza i pensionati organizzarono una loro personale resistenza fatta di turni di guardia e ostinata contro informazione in ogni luogo di Cavriago: i bar, il bocciodromo, il centro sociale Marabù, la biblioteca, la casa della carità gestita dalle suore, l’ipermercato, la piazza e anche il night Golden Music, di proprietà fino a qualche anno prima proprio del Partito Comunista Italiano. Qui, ultimamente, tra lo sgomento dei compagni pensionati, si prostituivano bellissime ragazze provenienti dall’ ex Russia. Durante uno dei nostri incontri serali Bruno Ferrari, l’angelo custode del busto di Lenin, mi disse: «Oggi ho sentito la voce di Lenin». Gli dissi che non era possibile: il busto era solo un pezzo di bronzo, una statua. Lui, serio, guardandomi negli occhi, rispose: «Se i cattolici possono sentire la voce di Dio e nessuno si scandalizza, anche io posso sentire la voce di Lenin. È solo questione di fede». Decisi di fare come Giovannino Guareschi: se lui, nei suoi libri su Don Camillo, parlava con il crocefisso di Brescello, anche Bruno e i suoi compagni pensionati, a un certo punto del romanzo, avrebbero potuto iniziare a parlare liberamente con il busto di Lenin. Per questo ho deciso di farlo parlare di nuovo domani, sabato 2 settembre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
