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La sinistra sul lettino di Crepet

L'editoriale della domenica del direttore Stefano Scansani


03 settembre 2017 di STEFANO SCANSANI


“E allora, come te la passi a Reggio Emilia?”. “Com’è Reggio Emilia, inguaribile pragmatica, bandiera rossa, cooperative, e dai ancora, testa quadra?”.



Fuori da Reggio è tutto un pensare-immaginare così. Le domande sulla città nuova sono vecchie. Nessuno o quasi degli attributi che vagano nell’immaginario collettivo dei non reggiani è sopravvissuto ai tempi. Anch’io rispondevo qualificando la politica che amministra la città come monocolore e monolitica, capace perciò di unità e scelte certe grazie all’eco post post post comunista del centralismo democratico. Non è così. Non è più così.

È possibile che la diagnosi di uno psichiatra a Festareggio sulla sancta sanctorum Reggio Children possa aver provocato una crisi di giunta? È possibile. È stato possibile. Ecco, se fuori raccontate che Paolo Crepet ha indirettamente minato il governo cittadino affermando “Basta con Reggio Children. Fate altro. Non si vive di copyright”... Se fuori raccontate che lo psichiatra rincarando “Innovatevi o siete già morti” ha messo in pericolo la giunta del sindaco Vecchi, nessuno vi crederà. Eppure questa è la narrazione. Lo svelamento di un potere politico non più inox. Ma frammentato, centrifugo, suscettibile, di conseguenza fragile.



VERIFICA POLITICA.

È successo questo: udito l’attacco di Crepet, il vicesindaco Sassi e l’assessore Tutino (entrambi di Mdp) hanno accusato il Pd di non aver prontamente reagito all’affondo dello psichiatra-ospite di Festareggio; immediato il parapiglia tra i referenti del neopartito bersaniano e la segreteria dei democratici. Dura la risposta di Costa, segretario Pd. Sassi e Tutino per stanare Costa hanno utilizzato una formula pesante, che nella politica antica, nella prima Repubblica, aveva il significato di rottura, apertura di crisi. Hanno chiesto la verifica politica. Patatràc.

Esagerati. Devono essersi resi conto della potenza della pretesa, perché quasi immediatamente il fondamentale vicesindaco e il plenipotenziario assessore hanno minimizzato la pretesa, passando dal macro al micro. Tutino: “La verifica politica l’abbiamo richiesta solo sul tema di Crepet e non vuol dire rimettere tutto in discussione”. Sassi: “Reggio Children è un elemento identitario che va conservato invece di innovare in un momento di forti insicurezze”.



TUTTI TEMIBILI.

Mi sorgono dei dubbi. Il primo: se dovesse prevalere la dottrina di Sassi e Tutino il Pd dovrebbe selezionare o censurare gli ospiti parlanti a Festareggio. Il secondo: il vicesindaco e l’assessore criticano chi critica Reggio Children, ma non motivano con argomenti scientifici il loro sbarramento se non con parole estranee al progressismo, “identitario” e “conservato”. Il terzo: il posizionamento di Mdp suona estremistico e massimalista come quello ad esempio del grillino Vaccari che su Facebook ha dipinto la devozione e l’intoccabilità di Reggio Children immaginando la costruzione di un muro di difesa di Reggio Approach: “Saranno accolti solo coloro che dimostreranno di essersi totalmente integrati e che ogni giorno rivolgeranno una preghiera rivolti verso viale Ramazzini”.

Sono temibili tutti. Il Movimento 5 stelle che anticipa quale atteggiamento avrebbe nei confronti dell’istituzione di Malaguzzi se prendesse il potere a Reggio. Il vicensindaco e l’assessore che sussultano per l’analisi di Crepet per innervosire il già ansiogeno Pd.

Il sindaco nella riunione di giunta di giovedì ha richiamato all’ordine i due amministratori Mdp invitandoli (proibendo loro) a non fare politica attiva sedendo nel governo della città. Strigliati e ammoniti.



SCENARI E VISIONI.

Questa vicenda calda capitata nell’altrettanto caldo agosto reggiano rivela scenari inaspettati. Il conflitto concorrenziale fra Mdp e Pd è inevitabile e andrà arroventandosi in vista delle elezioni politiche del 2018 e quelle comunali del 2019. Il caso-Crepet potrebbe quindi rappresentare solo un’anticipazione delle critiche di Mpd contro il Pd (e, chissà, viceversa). Ne consegue che il progetto accarezzato dal sindaco Vecchi di coagulare le sinistre e il centrosinistra per il governo di Reggio, mostra le sue vulnerabilità. Sassi e Tutino potrebbero uscire dalla giunta per avere le mani libere e esprimersi liberamente in politica? No, entrambi non conterebbero più un’acca. E Vecchi non può fare a meno di loro, perché sono ottimi amministratori, e anche per mantenere i numeri vitali in consiglio comunale.

Tutino però, essendo il pupillo del governatore toscano Rossi, in vista delle elezioni politiche 2018 avrebbe ambizioni parlamentari.

Dunque dovrebbe dimettersi da assessore. Ciò consentirebbe al sindaco un rimpasto, con chi? Un altro Mdp per procedere con il laboratorio che tanto somiglia a un novello Ulivo griffato Vecchi? Oppure un renziano, un delriano, un orlandiano? Tutto è da vedere, perché in mezzo c’è il congresso d’ottobre del Pd con l’incognita della rielezione di Costa e la carovana degli aspiranti parlamentari.



PSICODUBBI.

Ne vien fuori una concatenazione di psicodubbi. Come faranno Sassi e Tutino a far campagna elettorale contro il Pd stando in una giunta Pd? Mdp è ostaggio di Vecchi? Vecchi è ostaggio di Mdp? Ha più rilevanza il laboratorio ulivista di Vecchi o il liquido partito di Costa? Costa è ostaggio dei renziani o degli orlandiani? Ultimi quesiti, esagerati: allora, chi comanda il Pd a Reggio? Quasi una crisi d’identità freudiana.

Stefano Scansani

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