La nuova casa dei burattini nel “Bel luogo” dei sogni
di Martina Riccò
Iniziato il trasferimento della Fondazione Sarzi nella zona industriale di Corte Tegge L’area è di oltre 300 metri quadri, ci sarà anche un museo con le opere di Otello
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REGGIO EMILIA. C’era una volta una fabbrica. Ma presto, come il ranocchio delle favole, si trasformerà in un polo culturale in grado di attrarre bambini, famiglie, ragazzi, adulti, anziani. Tutti coloro che, insomma, sapranno guardare all’essenziale, riscoprendo il bisogno di sognare.
Nella nuova sede della Fondazione Famiglia Sarzi, in via Buozzi 2 a Corte Tegge, è ancora tutto in divenire. Gli oltre 300 metri quadrati di superficie sono ricoperti da scatoloni e mobili da montare. Le idee, però, ci sono già tutte: al primo piano lo spazio per gli spettacoli, con il teatrino di Otello perennemente montato, e i convegni; al piano superiore, invece, laboratori per i bambini, uffici della Fondazione, archivi, area museale (di oltre 70 metri quadrati) e infine cinque stanze dedicate al recupero dei burattini e delle creazioni di Otello, attualmente conservati nel deposito di via Adua messo a disposizione – gratuitamente – dalla Provincia.
Sono i volontari della Fondazione, al lavoro da agosto e forse anche prima, a introdurci in questo regno magico, in cui tutto è diverso da come sarà. «Adesso le pareti sono spoglie e grigie – ci dicono, quasi scusandosi – ma quando tutto sarà finito ci saranno scenografie interattive e opere di street artist. Abbiamo pensato di far dipingere un grande albero in cui il tronco sarà la Fondazione, mentre i rami e le foglie rappresenteranno tutti quelli che ci hanno sostenuto e aiutato». Perché di aiuti, ça va sans dire, c’è sempre bisogno. Soprattutto per finire un progetto ambizioso come quello in cui si è imbarcata la Fondazione Famiglia Sarzi.
L’edificio in cui si sta trasferendo la Casa dei burattini, infatti, diventerà un luogo di cultura: oltre alla sede della Fondazione ci sarà quella del circolo ReFoto e, sembra, lo studio di un architetto e di un designer. Il desiderio è quello di creare un “Bel luogo” nella zona industriale di Corte Tegge, dimostrando la tesi di Antoine De Saint-Exupéry: L’essenziale è invisibile agli occhi.
In questi mesi, prima che il trasloco avesse inizio, le polemiche si sono sprecate, ma la Fondazione ribadisce i motivi che hanno portato al trasferimento: «Non solo l’affitto chiesto in via del Guazzatoio, dove siamo rimasti parecchi anni in comodato d’uso gratuito, era fuori dalla nostra portata, ma quello era un ambiente troppo piccolo per poter organizzare laboratori, mostre, eventi». A Corte Tegge i pulmini delle scuole – che rappresentano il fruitore principale delle iniziative della Fondazione Sarzi – arriveranno senza problemi, parcheggiando anche più comodamente. Inoltre («E finalmente») si potrà guardare dentro i bauli che da tempo immemore sono rimasti chiusi nel magazzino di via Adua, iniziando così l’opera di classificazione e recupero del patrimonio della Fondazione.
Nella nuova sede, qui e là, spuntano già relitti preziosi: come le scenografie che artisti di talento avevano realizzato per gli spettacoli di Otello, e che per le loro grandi dimensioni erano state arrotolate e riposte nel capannone della Provincia; o come la macchina da cucire di Otello e il tavolo da lavoro – vecchissimo – di suo papà Francesco, già burattinaio, a sua volta figlio di Antonio, anche lui burattinaio. C’è pure – ed è cosa assai strana – una televisione, la nemica giurata di Otello. «Ma questa – ci spiegano i volontari – è di cartone». L’aveva realizzata proprio lui, per i “suoi” bambini. Lo schermo non esiste e al posto dell’antenna e dei cavi elettrici ci sono binari in cui, incastrandosi, si muovono Cappuccetto Rosso e il Lupo. A renderli vivi era sempre Otello, quell’uomo minuto con una gran barba bianca, dimostrando che è la fantasia il motore di tutto. Non resta che aspettare il termine dei lavori, augurandoci che il finale sia quello delle favole.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nella nuova sede della Fondazione Famiglia Sarzi, in via Buozzi 2 a Corte Tegge, è ancora tutto in divenire. Gli oltre 300 metri quadrati di superficie sono ricoperti da scatoloni e mobili da montare. Le idee, però, ci sono già tutte: al primo piano lo spazio per gli spettacoli, con il teatrino di Otello perennemente montato, e i convegni; al piano superiore, invece, laboratori per i bambini, uffici della Fondazione, archivi, area museale (di oltre 70 metri quadrati) e infine cinque stanze dedicate al recupero dei burattini e delle creazioni di Otello, attualmente conservati nel deposito di via Adua messo a disposizione – gratuitamente – dalla Provincia.
Sono i volontari della Fondazione, al lavoro da agosto e forse anche prima, a introdurci in questo regno magico, in cui tutto è diverso da come sarà. «Adesso le pareti sono spoglie e grigie – ci dicono, quasi scusandosi – ma quando tutto sarà finito ci saranno scenografie interattive e opere di street artist. Abbiamo pensato di far dipingere un grande albero in cui il tronco sarà la Fondazione, mentre i rami e le foglie rappresenteranno tutti quelli che ci hanno sostenuto e aiutato». Perché di aiuti, ça va sans dire, c’è sempre bisogno. Soprattutto per finire un progetto ambizioso come quello in cui si è imbarcata la Fondazione Famiglia Sarzi.
L’edificio in cui si sta trasferendo la Casa dei burattini, infatti, diventerà un luogo di cultura: oltre alla sede della Fondazione ci sarà quella del circolo ReFoto e, sembra, lo studio di un architetto e di un designer. Il desiderio è quello di creare un “Bel luogo” nella zona industriale di Corte Tegge, dimostrando la tesi di Antoine De Saint-Exupéry: L’essenziale è invisibile agli occhi.
In questi mesi, prima che il trasloco avesse inizio, le polemiche si sono sprecate, ma la Fondazione ribadisce i motivi che hanno portato al trasferimento: «Non solo l’affitto chiesto in via del Guazzatoio, dove siamo rimasti parecchi anni in comodato d’uso gratuito, era fuori dalla nostra portata, ma quello era un ambiente troppo piccolo per poter organizzare laboratori, mostre, eventi». A Corte Tegge i pulmini delle scuole – che rappresentano il fruitore principale delle iniziative della Fondazione Sarzi – arriveranno senza problemi, parcheggiando anche più comodamente. Inoltre («E finalmente») si potrà guardare dentro i bauli che da tempo immemore sono rimasti chiusi nel magazzino di via Adua, iniziando così l’opera di classificazione e recupero del patrimonio della Fondazione.
Nella nuova sede, qui e là, spuntano già relitti preziosi: come le scenografie che artisti di talento avevano realizzato per gli spettacoli di Otello, e che per le loro grandi dimensioni erano state arrotolate e riposte nel capannone della Provincia; o come la macchina da cucire di Otello e il tavolo da lavoro – vecchissimo – di suo papà Francesco, già burattinaio, a sua volta figlio di Antonio, anche lui burattinaio. C’è pure – ed è cosa assai strana – una televisione, la nemica giurata di Otello. «Ma questa – ci spiegano i volontari – è di cartone». L’aveva realizzata proprio lui, per i “suoi” bambini. Lo schermo non esiste e al posto dell’antenna e dei cavi elettrici ci sono binari in cui, incastrandosi, si muovono Cappuccetto Rosso e il Lupo. A renderli vivi era sempre Otello, quell’uomo minuto con una gran barba bianca, dimostrando che è la fantasia il motore di tutto. Non resta che aspettare il termine dei lavori, augurandoci che il finale sia quello delle favole.
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