Gazzetta di Reggio

I Tazebao in pista contro la violenza

di Adriano Arati
I Tazebao in pista contro la violenza

La band di Gigi Cavalli Cocchi, ex batterista di Ligabue, si presenta con Opium Populi e racconta la crociata che ha sterminato gli “eretici” catari

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REGGIO EMILIA. Una delle crociate più cupe e violente, quella tutta europea contro gli eretici catari, messa in musica, specchio di una storia che tende a ripetersi.

In questi giorni è pronto ad uscire “Opium populi”, il primo disco dei Tazebao, band di prog-rock formata da uno dei più conosciuti musicisti reggiani, il batterista Gigi Cavalli Cocchi, assieme ad altri nomi dell’ambiente progressive italiano.

Il bolognese Gianni Venturi, scrittore già leader degli Altare Thotemico, è il cantante e autore dei testi ispirati appunto alla cosiddetta crociata degli albigesi, affiancato dall’ex Csi e Ligabue Cavalli Cocchi, dal bassista Valerio Venturi, dall’altro cantante Lucien Morreau, dal tastierista Luigi Cassarini e dal chitarrista croato Nik Soric, ormai bolognese adottivo. Il nome del gruppo e il titolo dell’album chiariscono subito i richiami storici e politici.

Perché queste scelte, Cavalli Cocchi?

«Questo salto all’indietro è voluto, è un richiamo ben preciso. È figlio di una discussione nata con Gianni Venturi sul concetto di progressive rock».

E cosa è diventata?

«Un motivo di riflessione, non ci interessava parlare solo di una crociata del 1200 ma riflettere sulle conseguenze tragiche e violente dell’estremismo, e certo non solo quello religioso».

Non proprio i classici argomenti rock, no?

«No, però siamo partiti dalla musica, dalla visione del prog-rock. Con questa discussione, non solo musicale, siamo diventati amici e ci siamo ripromessi di fare qualcosa insieme. Poi è arrivata l’idea forte».

Una crociata in Francia?

«La crociata contri i catari, un movimento dissidente rispetto al pensiero della chiesa cattolica romana. Per certi versi erano la new age della religione di quel periodo, cercavano di tornare alle origini del pensiero cristiano, popolare e semplice. La risposta? Una crociata e l’Inquisizione».

Il tema era difficile da sviluppare in forma rock. Da cosa siete partiti?

«È stata una lunga riflessione. Siamo partiti dalla Cramps, la leggendaria etichetta anni ’70 degli Area, di Finardi e degli Arti e Mestieri».

Unita a cosa?

«Ai Csi, una band progressiva anche se i componenti non lo sapevano. L’approccio progressivo è quello che non si pone confini, che non ha paura a mischiare i generi».

Si sente nel disco?

«C’è qualcosa dei Csi così come c’è sicuramente qualcosa degli Area e del Battiato anni ’70 e ’80, c’è una summa di quella musica che abbiamo amato».

Anche il nome, Tazebao, è molto chiaro. Ci racconta l’origine?

«Tazebao viene dalla parola cinese Dazebao. Il Dazebao nasce in epoca imperiale, come unico strumento concesso al popolo per esprimere le proprie opinioni. Erano manifesti murali scritti a mano che nessuno poteva togliere, neppure dall’imperatore. Il dazebao viene poi recuperato nella rivoluzione culturale maoista e, trasformato in tazebao, dal movimento studentesco italiano».

Per voi cosa rappresenta?

«La possibilità di dire quello che vogliamo, senza limiti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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