Cin cin con la Spergola omaggiata dal Carducci
di Adriano Arati
Alternativa locale al Prosecco, sta vivendo un momento d’oro Era già conosciuta nel XV secolo dalla granduchessa di Toscana
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SCANDIANO. Tempo di vendemmia e tempo di bollicine tutte reggiane.
Quelle che stiamo vivendo sono fra le settimane più importanti dell’anno per le realtà vinicole di tutta Italia, impegnate nei filari per la vendemmia e poi nelle prime fasi di lavorazione nelle cantine dei vini per la prossima annata.
Nel territorio reggiano domina come sempre il lambrusco, certo, ma nei colli della pedecollina, dalla vallata del Tresinaro sino ai borghi affacciati sul corso dell’Enza, c’è sempre più attenzione anche alla spergola, l’unica uva “bianca” autoctona della nostra zona. Il risultato è l’omonimo vino, un bianco e frizzante che per modalità di degustazione e caratteristiche si può paragonare a un “prosecco leggero”, non particolarmente impegnativo per quanto riguarda la gradazione, sempre più diffuso sulla tavola come vino da introduzione e da finale. Fa la sua figura in tanti aperitivi sia come accompagnamento ad antipasti sia – soprattutto nel periodo dei cenoni e delle festività – per i brindisi, alternativa tutta locale alle più canoniche bollicine del Nord Italia o della Francia.
Questa riscoperta, per così dire, è partita una decina d’anni fa dal territorio scandianese e ha permesso progressivamente di valorizzare un prodotto locale e ben radicato, ma che per lungo periodo non è stato né promosso né tantomeno considerato, in primis dal tessuto locale. In questo decennio la direzione di marcia si è decisamente invertita, cantine reggiane di alto livello hanno iniziato a lavorare sulla spergola sia per quanto riguarda la quantità – e le bottiglie commercializzate sono in effetti in forte crescita – sia per la qualità, con alcune selezioni in grado di competere anche in manifestazioni nazionali e internazionali. Un movimento che sta rivalutando un’antica tradizione scandianese e non solo, visto che la spergola è bevuta da secoli. Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al XV secolo, quando viene citato da Bianca Cappello, granduchessa di Toscana. Nei secoli scorsi anche un padre della letteratura italiana, Giosuè Carducci, ha parlato della spergola. Lo ha fatto nelle sue pagine dedicate alla Rocca del Boiardo, quelle in cui descrive le enormi botti sistemate nei sotterranei della stessa Rocca per la fermentazione del vino.
La spergola rappresenta anche un momento di collaborazione fra la pedecollina reggiana tutta. Il centro rimane a Scandiano, dove dal 2011 è attiva la “Compagnia della Spergola”, associazione creata dal Comune con il coinvolgimento delle quattro storiche cantine locali, nomi di punta anche per il lambrusco e altre vinificazioni, ovvero Aljano, la cantina sociale di Arceto (oggi parte di Emilia Wine), Bertolani e Casali. Dal 2016 la squadra si è allargata con altri quattro nomi noti dell’enologia reggiana, Fantesini di Bibbiano, Agricola Reggiana di Borzano, Colle di Rondinara e Sociale di Puianello, e con i rispettivi Comuni di riferimento, Albinea, Quattro Castella e Bibbiano.
Quelle che stiamo vivendo sono fra le settimane più importanti dell’anno per le realtà vinicole di tutta Italia, impegnate nei filari per la vendemmia e poi nelle prime fasi di lavorazione nelle cantine dei vini per la prossima annata.
Nel territorio reggiano domina come sempre il lambrusco, certo, ma nei colli della pedecollina, dalla vallata del Tresinaro sino ai borghi affacciati sul corso dell’Enza, c’è sempre più attenzione anche alla spergola, l’unica uva “bianca” autoctona della nostra zona. Il risultato è l’omonimo vino, un bianco e frizzante che per modalità di degustazione e caratteristiche si può paragonare a un “prosecco leggero”, non particolarmente impegnativo per quanto riguarda la gradazione, sempre più diffuso sulla tavola come vino da introduzione e da finale. Fa la sua figura in tanti aperitivi sia come accompagnamento ad antipasti sia – soprattutto nel periodo dei cenoni e delle festività – per i brindisi, alternativa tutta locale alle più canoniche bollicine del Nord Italia o della Francia.
Questa riscoperta, per così dire, è partita una decina d’anni fa dal territorio scandianese e ha permesso progressivamente di valorizzare un prodotto locale e ben radicato, ma che per lungo periodo non è stato né promosso né tantomeno considerato, in primis dal tessuto locale. In questo decennio la direzione di marcia si è decisamente invertita, cantine reggiane di alto livello hanno iniziato a lavorare sulla spergola sia per quanto riguarda la quantità – e le bottiglie commercializzate sono in effetti in forte crescita – sia per la qualità, con alcune selezioni in grado di competere anche in manifestazioni nazionali e internazionali. Un movimento che sta rivalutando un’antica tradizione scandianese e non solo, visto che la spergola è bevuta da secoli. Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al XV secolo, quando viene citato da Bianca Cappello, granduchessa di Toscana. Nei secoli scorsi anche un padre della letteratura italiana, Giosuè Carducci, ha parlato della spergola. Lo ha fatto nelle sue pagine dedicate alla Rocca del Boiardo, quelle in cui descrive le enormi botti sistemate nei sotterranei della stessa Rocca per la fermentazione del vino.
La spergola rappresenta anche un momento di collaborazione fra la pedecollina reggiana tutta. Il centro rimane a Scandiano, dove dal 2011 è attiva la “Compagnia della Spergola”, associazione creata dal Comune con il coinvolgimento delle quattro storiche cantine locali, nomi di punta anche per il lambrusco e altre vinificazioni, ovvero Aljano, la cantina sociale di Arceto (oggi parte di Emilia Wine), Bertolani e Casali. Dal 2016 la squadra si è allargata con altri quattro nomi noti dell’enologia reggiana, Fantesini di Bibbiano, Agricola Reggiana di Borzano, Colle di Rondinara e Sociale di Puianello, e con i rispettivi Comuni di riferimento, Albinea, Quattro Castella e Bibbiano.
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