Gazzetta di Reggio

SIAMO UOMINI CON DISPOSITIVI MERAVIGLIOSI

di GIULIA BASSI
SIAMO UOMINI CON DISPOSITIVI MERAVIGLIOSI

IL FESTIVAL APERTO COMPIE NOVE ANNI  E AFFERMA LA BELLEZZA COME CONOSCENZA

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C’è già tutto nel titolo, “Dispositivi Meravigliosi”. Due parole che racchiudono la ricchezza della nona edizione del Festival Aperto – da oggi al 12 novembre – che ha in cartellone ben 25 appuntamenti (senza le repliche).

«Il titolo è un ossimoro – commenta il curatore artistico Roberto Fabbi – vale a dire due parole contraddittorie. Dispositivo fa venire in mente qualcosa che ci ingabbia o un meccanismo ben congegnato, fino a non escludere l’idea molto contemporanea del dispositivo mobile, lo smartphone o il tablet. L’altro aspetto, la Meraviglia, va intesa in senso socratico: allude a quando si rimane fortemente colpiti da qualcosa e ci si comincia a porre delle domande, a riflettere. Così è nata la filosofia – spiega – da un profondo senso di sorpresa che scuote, ridestando il senso critico. Guardando al nostro Festival, il dispositivo è il teatro inteso come comunità che invita alla conoscenza. Non una gabbia, quindi, ma un teatro che lavora a un progetto complessivo; e i singoli spettacoli costituiscono parte di una storia, trasformandosi in Meraviglia».

Quali sono le peculiarità del cartellone?

«Come sempre danza e musica costituiscono le spine dorsali, ma c’è molto altro ed è il tema ad indicare la direzione, per una varietà rivolta a stimolare e a raccogliere gli interessi del pubblico in una visione di... meraviglie».

Ad esempio?

«Una può essere la relazione con le arti visive di cui il festival presenta ben tre appuntamenti. Il primo è la mostra di Gabriele Amadori, recentemente scomparso. Più volte ospite del Festival, creava le sue tele nel corso di concerti dal vivo. Molte di quelle, dal forte impatto emotivo, saranno al Ridotto. E ancora l’installazione audio-video di Yuval Avital “Icon-Sonic Postcards Tryptich”, un’opera sulla voce umana: un video immersivo dentro la chiesa di San Carlo girato in una settantina diversi luoghi della città. Così è anche la performance di Saburo Teshigawara, che nasce fra le opere d’arte della Collezione Maramotti e, tra gli svariati concerti, i due ispirati a Vasilij Kandinskij legati alla prossima mostra di Palazzo Magnani».

Anche l’opera lirica dialoga con altre arti?

«L’affidamento della nuova opera “Haye” di Mauro Montalbetti alla regista cinematografica Alina Marazzi è un ulteriore momento di dialogo fra le arti, di riconversione della cinematografia in azione e scena; un progetto incentrato sul tema drammaticamente attuale dei migranti che si snoda come una riflessione poetica e umana sul fenomeno, evocando anche il nostro passato; protagonista un ensemble di strumenti a fiato in buca all’Ariosto e un quartetto d’archi “vero”: il Mirus».

Tra gli appuntamenti più significativi?

«Proprio il concerto del Quartetto Mirus, in programma il giorno dopo la prima dell’opera incentrata sul tema della fuga. E quello con il Balletto di Lione che presenta in prima italiana tre grandi coreografi alle prese con la “Grande Fuga” op.133 di Beethoven».

E le star?

«Indubbiamente il Nederlands Dans Theater 2, già venuto l’anno scorso con grande successo, e poi Gregory Porter che inaugura questa sera con una formazione mitica. Quest’anno Aperto propone tre appuntamenti con il jazz dalla qualità indiscussa e rappresentativi di tendenze diverse. Così è se pensiamo al gruppo leggendario dell’Art Ensemble of Chicago e al chitarrista Marc Ribot. Inoltre non posso non citare Emma Dante che con il suo “Bestie di scena” chiuderà il festival».

La proposta più strana?

«Sicuramente “Silent” di Gabriele Marangoni per ensemble vocale di persone sorde, dove il dispositivo “meraviglioso” mette in condizione di fruire il concerto da parte dei sordi per un’esperienza veramente condivisa; per l’occasione è stato coinvolto l’ente nazionale sordi di Reggio Emilia. Ma anche il concerto con oggetti vintage di TempoReale».

Ma qual è la Meraviglia nel senso più generale?

«Si tratta del teatro stesso, capace di affermare la convivenza umana, la bellezza come conoscenza, mettendo così in risalto la sua unicità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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