Gazzetta di Reggio

la bassa di un tempo  

La malavita in riva al Po al tempo degli estensi

La malavita in riva al Po al tempo degli estensi

Ne parla il libro pubblicato da Antiche Porte editrice, che sarà presente alla fiera

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GUASTALLA. Fiere e svaghi, meglio se moderati, per evitar di venire “bollati”. Ecco come si divertiva la gioventù in riva al Po all’epoca del ducato estense.

C’erano i mercati, le fiere, le processioni, gli spettacoli teatrali… insomma gli svaghi non mancavano nella piccola, ricca e giovane provincia estense di Guastalla. Ma conveniva non eccedere. In osteria, poi, era meglio non essere frequentatori abituali, andarci assiduamente tutte le sere era sinonimo di cattiva condotta. La vigile polizia ducale e i Dragoni segnalavano, infatti, che eri un “osteriante”. Un ozioso, un individuo torbido, un perditempo dannoso alla società. E così eri “bollato”. Nel migliore dei casi un semplice bon da gnint; in quelli più pericolosi un sospetto da controllare, per amicizie poco raccomandabili se non addirittura sovversive. E se dovevi trovar lavoro, anche un misero impiego, era davvero dura. Sì, perché occorreva il certificato di battesimo, di buona condotta morale del parroco, il nullaosta delle autorità, eventuali raccomandazioni di conoscenti o protettori “influenti”, meglio se nobili… ma se avevi la fama di attaccabrighe o di individuo mendace… eran dolori. Meglio non esagerare coi piaceri, col vino e le belle signorine, meglio andare tutte le feste comandate a messa… allora sì che qualcosa arrivava, se non un lavoro, almeno potevi arruolarti senza troppi problemi. Non che nel precedente periodo napoleonico le cose fossero diverse, anzi. L’interessante volumetto “Individui torbidi e sospetti, malavita nella Bassa in riva al Po” (edito da Antiche Porte, che sarà presente alla fiera “Piante e animali perduti”) ci racconta infatti che la Guardia Nazionale era attenta e sospettosa. Già nell’ottobre del 1807 il prefetto del dipartimento di Reggio, Giacomo Lamberti, chiede al suo Vice di Guastalla il quadro generale dei fatti criminali e di tutti gli avvenimenti riferibili ad oggetti di polizia. Luzzara risponde: “Il popolo è docile perché in qualsiasi circostanza, anche la più importante e scabrosa, con tutta facilità si piega a far dei sacrifici per la propria ed altrui quiete”. Anche se, a dire il vero, continua il documento, “a gloria del clero non posso esimermi dall’osservare che i contadini, ossia villani, di questo cantone sono d’indole tenace, rozza ed aspra; che Villa Rotta è stata sempre diffamata in linea di fatti criminosi e cadde per lo più contro loro il sospetto sopra i furti che vengono ne’ limitrofi luoghi commessi”. Guastalla invia le tabelle della sua feroce malavita, in cui risultano 3 stupri, 1 litigio tra coniugi, 2 insubordinazioni ai genitori, 3 risse, una quarantina fra insulti verbali, percosse leggere e semplici minacce e 10 danni alle campagne tipo furti di fieno, rami secchi, qualche pollo o alveari. Il podestà di Reggiolo, candidamente, scrive “le notizie che mi cercate sono per la maggior parte a me sconosciute”, cioè niente di particolarmente efferato da segnalare.

Oggi qualcosa è cambiato…o no? (a.c.)

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