Gazzetta di Reggio

DANZA 

Il teatro Valli gremito di pubblico per applaudire il Nederlands

Il teatro Valli gremito di pubblico per applaudire il Nederlands

REGGIO EMILIA. È la dolce malinconia della musica di Van Morrison ad inaugurare le superbe danze del Nederlands Theater 2 in programma per il Festival Aperto al Valli. Sul sound carezzevole di alcune...

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REGGIO EMILIA. È la dolce malinconia della musica di Van Morrison ad inaugurare le superbe danze del Nederlands Theater 2 in programma per il Festival Aperto al Valli. Sul sound carezzevole di alcune sue canzoni, Johan Inger ha creato nel 2012 per la compagnia “I New Then” in cui ancora una volta si evidenzia la scrittura del coreografo svedese dal passo leggero, carico di ironia come di sorprese. Inger parte proprio da dentro la musica, scavandola nel profondo. Lo fa a tal punto che un danzatore si muove impercettibilmente e, per diverso tempo, mettendo un piede davanti all’altro, sulla più semplice pulsazione. Una meraviglia. O un altro gioca, facendo diventare musica uno schiocco, ed altre tipologie di sberleffi. L’assolo si presenta nella pièce come un irresistibile siparietto che si intervalla con un passo a due mozzafiato dove i protagonisti iniziano a farsi i dispetti in modo delizioso. Questa collocazione della danza di Inger, così dentro alle note, dà un senso di continuità ai vari momenti della coreografia, comunicando al pubblico, la presenza di una strada luminosa, ben segnata, dalla quale si può attingere un’insospettata energia. Questo ci trasmetteva, nel corso della serata, la giovane Compagnia che nel farci scoprire le differenti e a volte contrastanti caratteristiche stilistiche dei pezzi, ha messo in risalto sia la sua incredibile duttilità che le qualità dei magnifici componenti: tutte personalità poliedriche, assolutamente perfette.

Dopo Inger, ecco la danza nervosa, schematica quasi geometrica di “Mutual comfort” di Edward Clug dove i quattro danzatori sembrano a turno crollare l’uno addosso all’altro senza energia, su un ritmo ostinato che crea un clima asfittico; mentre nello splendido passo a due “Midnight Raga” di Marco Goecke, la musica suonata da un sitar indiano, si pone in contrasto con la gestualità smaccatamente caricaturale, goffa, scomposta ma di incredibile intensità: contorsioni, piegamenti bruschi, posizioni plastiche rilevano una danza concitata che arriva dal palco come un ciclone.

La malinconia ritorna in “Sh-Boom” di Sol Léon e Paul Lightfoot ispirata ai disegni satirici di Francisco Goya. Su fondale nero, illuminato dai fasci di luce puntati sui danzatori, sono le canzoni sdilinquite, anni Cinquanta, ad ispirare curiose scenette in cui, alla Marcel Marceau, gli uomini cercano di fare colpo sulle donne. Un gioco ad alta espressività, per una pièce che oramai è diventata un classico. Per la prima volta in Italia la si è gustata soltanto ieri, in una serata magica in cui all’altissima classe della compagnia ha risposto l’entusiasmo di un pubblico numerosissimo.(g.b.)



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