Spunta tra i murales un’opera naif d’autore
di Tiziano Soresina
È l’ombrello rovesciato dell’artista guastallese Franco Mora
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REGGIO EMILIA. Casa Bettola è da tempo un luogo di dialogo, di gestione comune, dove «le sperimentazioni di diverse persone, gruppi e associazioni vivono e rendono viva l’ex casa cantoniera tramite l’autogestione e la cooperazione sociale». E c’è pure un dialogo fra diverse generazioni di artisti contemporanei che esprimono la loro creatività con i murales. In tre giorni il naif guastallese Franco Mora ha lasciato qui la sua “firma” ed ora l’arte “ingenua” si trova a fianco dei murales eseguiti da writers di Reggio Emilia e non solo. Proveniente dalla sua solita estate su e giù per la penisola, dedita – dai primi anni Ottanta – a far «rivivere antiche mura che non hanno né voce né storia» (per dirla alla Cesare Zavattini che fu un grande estimatore del naifismo, in pratica sdoganandolo negli anni Sessanta-Settanta con il Museo e il Premio di Luzzara), Mora ha accettato con entusiasmo l’invito di Casa Bettola, ritenendolo perfettamente in linea con i suoi principi: «L’arte deve stare in mezzo alla gente – rimarca il pittore – perché è un mezzo importante per unire le persone». Ama dipingere con fini altruistici e non scopriamo certo oggi la sua attenzione per il sociale. E i murales che infondono speranza a malati e familiari nei reparti più terribili di alcuni ospedali – in cui paure e sofferenze s’intrecciano quotidianamente – sono solo un esempio di quanto in concreto fa quest’artista fa per la comunità.
Detto che i murales non sono certo un aspetto secondario della sua produzione, anche in quest’ultima opera – a Casa Bettola – troviamo i tratti inconfondibili di una pennellata che sprigiona energia positiva e regala voglia di vivere: colori vivaci per attirarti nel suo mondo fantastico, pieno di gioia nonché di personaggi e situazioni improbabili. Tutto ruota attorno ad un grande ombrello capovolto. Una metafora. «Per ribaltare il concetto di sicurezza: il mutualismo e la solidarietà che sostituiscono il bisogno di proteggersi l’uno dall’altro. La possibilità di immaginare la primavera – spiega Simone Armini, attivista di Casa Bettola – nel più profondo inverno, superando la diffidenza e la paura con curiosità e coraggio. I muri parlano. Il murales di Franco Mora vuole ricordarci che i quartieri e le città possono fiorire a dispetto del tempo che a volte sembra così ostile. Se vecchi e nuovi abitanti s’incontrano, condividono e tessono relazioni, senza lasciare indietro nessuno, è possibile costruire un territorio solidale. Un ombrello capovolto – conclude Armini – che non ci ripara dalla pioggia, ma ci permette di attraversare un mare aperto».
Detto che i murales non sono certo un aspetto secondario della sua produzione, anche in quest’ultima opera – a Casa Bettola – troviamo i tratti inconfondibili di una pennellata che sprigiona energia positiva e regala voglia di vivere: colori vivaci per attirarti nel suo mondo fantastico, pieno di gioia nonché di personaggi e situazioni improbabili. Tutto ruota attorno ad un grande ombrello capovolto. Una metafora. «Per ribaltare il concetto di sicurezza: il mutualismo e la solidarietà che sostituiscono il bisogno di proteggersi l’uno dall’altro. La possibilità di immaginare la primavera – spiega Simone Armini, attivista di Casa Bettola – nel più profondo inverno, superando la diffidenza e la paura con curiosità e coraggio. I muri parlano. Il murales di Franco Mora vuole ricordarci che i quartieri e le città possono fiorire a dispetto del tempo che a volte sembra così ostile. Se vecchi e nuovi abitanti s’incontrano, condividono e tessono relazioni, senza lasciare indietro nessuno, è possibile costruire un territorio solidale. Un ombrello capovolto – conclude Armini – che non ci ripara dalla pioggia, ma ci permette di attraversare un mare aperto».
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