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I putti felici di Wal a Villa Torlonia

di Martina Riccò
I putti felici di Wal a Villa Torlonia

Le opere del reggiano Walter Guidobaldi in mostra fino a domenica 

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ROMA. L’infanzia. O meglio ancora il gioco. Ecco ciò che Walter Guidobaldi, in arte Wal, ha portato a Villa Torlonia, a Roma. Fino a domenica 1° ottobre il museo e il giardino della Casina delle Civette saranno popolati dalle sculture dell’artista nato nel 1949 a Roncolo di Quattro Castella, uno dei più originali esponenti della schiera dei Nuovi-nuovi organizzata nel 1980 da Renato Barilli. Quella «leggerezza ludica, quasi degna di Palazzeschi» (così lo stesso Barilli nell’introduzione di Cesare Biasini Selvaggi, nel catalogo della mostra) si ritrova nelle sculture esposte nella capitale, mescolata a un gusto della citazione che si è formato a partire dagli anni Novanta.

“Il meraviglioso mondo di Wal. Sculture fantastiche, animali magici e dove cercarli” è un giardino dell’Eden in cui le influenze di Francisco Goya (1746-1828), Giacomo Serpotta (1656-1732), Philipp Otto Runge (1777-1810), Albrecht Dürer (1471-1528), Bénigne Gagneraux (1756-1795) ma anche di tutta l’arte rinascimentale italiana, si materializzano in putti paffuti e tondeggianti, bambini irriverenti che non hanno paura di trastullarsi con la Terra o con un meteorite, sedendosi sulla grossa testa di un “Gatto mammone”, cavalcando una “Bi-mucca” o sfidando la gravità in equilibrio su una palla, con il culetto sfacciatamente all’insù.

Il prototipo del putto, spiega Cesare Biasini Selvaggi, risale al 1989, quando Wal, che da lì a poco sarebbe diventato papà, plasma «questo suo primo pargolo» di gesso, il cui candore ricordava il Bambin Gesù. Negli anni, inizierà a realizzare putti di bronzo, marmo, maiolica, ceramica, fiberglass, terracotta, alluminio, acciaio, ferro. Le pose, da statiche, diventano sospese, quasi sempre in equilibrio precario. Come a dire che l’unico modo per stare nel mondo è quello di provarci, divertendosi, affrontando tutto (passato e futuro) con un pizzico d’ironia.

L’arte di Wal (ribattezzato da Maria Grazia Massafra “Homo ludens”) «è un gioco della fantasia, dello spirito e della mano, che cerca di superare il limite dell’ordinario attraverso lo spirito ludico». Ecco allora che i bambini e gli animali disseminati a Villa Torlonia diventano un ponte per raggiungere il senso. Non resta che prendere parte al gioco rincorrendo lumache giganti e tartarughe musive, imbattendosi nelle civette di “Barabà-ciccì-coccò” e nei gatti “Sulle rive del Nilo” (a pelo d’acqua in una vasca da bagno) oppure sedendosi un istante con le ginocchia al petto, in “Attesa” di trovare le risposte a ciò che ci siamo chiesti. La mostra è visitabile fino a domenica a Villa Torlonia, Casina delle Civette, Roma. Ingresso 6 euro. Per prenotazioni e informazioni: www.museivillatorlonia.it



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