Gazzetta di Reggio

«Io, madre dello scafista Karim»

di Giulia Bassi
«Io, madre dello scafista Karim»

Intervista a Cristina Zavalloni, protagonista di “Haye” in prima assoluta stasera all’Ariosto 

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REGGIO EMILIA. Voce tra le più duttili ed interessanti di questi anni, personalità originale e curiosa, Cristina Zavalloni è protagonista nell’opera “Haye”: Le parole la notte di Mauro Montalbetti che debutta questa sera (ore 20.30) con replica domenica (ore 18) al Teatro Ariosto nell’ambito del Festival Aperto. «Interpreto il personaggio della mamma, ruolo che “ricopro” anche nella vita da qualche tempo – commenta la cantante alludendo alla piccola Agata, la figlia di tre anni che è con lei anche in questi giorni di prove –. Per certi aspetti, non mi è difficile entrare nel personaggio anche se la figura della madre dello scafista è quella di una donna complessa e dilaniata»

In che senso?

«Lei ha messo al mondo questo figlio che ama incondizionatamente, anche se viene a conoscenza di fatti negativi dei quali ci si deve vergognare… Lo scafista è il responsabile della tratta dei migranti dalla Libia all’Italia, è un personaggio controverso che lucra sulle loro vite. La madre a volte fa finta di non sapere, in nome di questo sentimento verso suo figlio che inconsciamente è portata a proteggere. Aver dovuto interpretare questo ruolo, mi ha dato modo di documentarmi e riflettere a lungo a proposito della tematica dell’opera; tra l’altro, mi trovo sul palco con alcuni di loro: certi già parlano con l’accento reggiano essendo figli di migranti, ma altri sono persone che sono giunte in Italia, proprio con i barconi».

E la musica come le sembra?

«Per me Mauro Montalbetti è un amico oltre che un collega… anche se questa è la seconda volta che lavoro con lui lo conosco avendo degli amici comuni e lo stimo moltissimo; credo nelle collaborazioni a lunga durata, penso che così possa crescere molto. La musica di “Haye” è complessa ma non suona astrusa, anzi riesco ad essere in forte sintonia con il suo mondo armonico nel quale si crea un vero dramma teatrale. La musica di Montalbetti rende molto facile il lavoro dell’interprete che non fa nessuna fatica ad entrare nello spirito della creazione. In compenso la trovo complessa da punto di vista ritmico, dove questa la parola non si riferisce alla pulsazione ma a una sorta di sospensione del tempo in cui la musica fluisce come sospesa: in questo modo non sembra esistere una corrispondenza ritmica e così all’interprete si richiede un esercizio memonico e una profonda concentrazione. A fronte di pagine musicali scritte con rigorosa geometria, all’orecchio sembra tutto casuale. Per quanto riguarda la preparazione, devo dire grazie al direttore Francesco Bossaglia: da sottolineare una commovente attenzione per i dettagli e la calma con la quale riesce a ottenere il massimo da ciascuno».

Un’ altra figura femminile in quest’opera e quella della regista.

«Alina Marazzi, alla sua prima esperienza come regista d’opera, ha messo in campo un pregevole lavoro poetico che scava in una storia sordida, perché i temi “leggeri” sono pochi; inoltre ha messo tutti a proprio agio e in punta di piedi è arrivata a creare un lavoro bellissimo».

Qual è un punto particolarmente significativo?

«Il momento in cui apprendo della morte di mio figlio. Quando avviene lo sbarco, dopo un naufragio io sono sopravvissuta, mentre lui, Karim, compare all’ inizio in modo ambiguo, poiché a metà dell’opera apprendo che lui è morto. E così sono spinta ad aprire gli occhi su tante cose… ha addirittura violentato una ragazza. Per esprimere questo sentimento contrastante devo sostenere, nella scena ottava, un’aria in cui passo dalla disperazione, all’incredulità e alla rabbia; in pochi istanti devo esprimere un ventaglio situazioni emotive».

Da sempre Cristina Zavalloni è impegnata su più fronti della musica.

«Il jazz e la musica classica e non solo, ma anche la musica leggera: una doppiezza a mio avviso ben rappresentata dall’ultimo disco “Special Moon” realizzato con il mio quartetto jazz di cui fa parte il mio compagno, il sassofonista Cristiano Arcelli. “Dedicato alla luna” contiene brani miei, ma anche “Tintarella di luna”, poi al brano classico “Vaga luna che inargenti” - una romanza di Bellini che anticipa la famosa “Casta diva” della Norma - passando per Frank Sinatra e Loredana Bertè».

Quando Cristina Zavalloni venne alla ribalta, fu considerata erede della mitica Cathy Berberian, che cosa pensa?

«Cathy ha significato un modello di riferimento negli anni della mia formazione. Quando ho cominciato, mi interessava il suono di un certo tipo di musica relativa al’900 contemporaneo che faceva eco al jazz, e quando lo dicevo mi veniva risposto: “E’ un repertorio difficile… non sei la moglie di Berio!” Questa osservazione mi ha aperto gli occhi e così Cathy è diventata per me un grande faro! Sapere che è esistita una cantante in Italia che ha mostrato un approccio disincantato per una certa musica, mi ha fatto proseguire con determinazione su questa strada».



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