Gazzetta di Reggio

La Grande Fuga di Beethoven letta da tre grandi coreografe

La Grande Fuga di Beethoven letta da tre grandi coreografe

REGGIO EMILIA. È una prima ed esclusiva nazionale quella di domani sera (ore 230) al Valli nell’ambito del Festival Aperto e della Stagione di Danza 2017 - 2018: il Ballet de l’Opéra de Lyon,...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. È una prima ed esclusiva nazionale quella di domani sera (ore 230) al Valli nell’ambito del Festival Aperto e della Stagione di Danza 2017 - 2018: il Ballet de l’Opéra de Lyon, prestigiosa compagnia di formazione classica votata alla danza contemporanea, presenta Trois Grandes Fugues, un confronto sulla lettura della Grande Fuga di Ludwig van Beethoven di tre donne, tre figure simboliche della coreografia post-moderna e contemporanea. La serata affianca la recente versione (commissionata dalla compagnia francese) dell’americana Lucinda Childs, a quella di Maguy Marin, pietra miliare del rapporto tra musica classica e danza contemporanea, e di Anne Teresa de Keersmaeker, che si distingue per le frasi gestuali disegnate nello spazio con lo stesso rigore contrappuntistico del quartetto di Beethoven. L’americana Lucinda Childs crea la sua lettura de “La Grande Fuga” appositamente per il Ballet de l’Opéra de Lyon, per dodici danzatori suddivisi in sei coppie. La musica utilizzata è una trascrizione della partitura per un’orchestra ad archi. Le scenografia, le luci e i costumi sono affidati a Dominique Drillot. Dal 1976, Maguy Marin ha fatto conoscere la sua danza dalle immagini forti e dalla ricca drammaturgia. Proprio con il Ballet de l’Opéra de Lyon, per il quale ha creato uno dei suoi capolavori, “Cendrillon”, la coreografa intrattiene un rapporto privilegiato. “Grosse Fugue” (creata nel 2001) fa parte del repertorio del Ballet de l’Opéra de Lyon dal 2006: secondo Maguy Marin, questa creazione è uno studio nato dal «desiderio di scrivere una danza da e su La Grande Fuga e di legarla profondamente a questa musica».

Vi è un forte contrasto tra la creazione di Maguy Marin e quella di Anne Teresa de Keersmaeker. Per “Die Grosse Fuge”, creazione del 1992, l’artista fiamminga ha immaginato una struttura originale che sviluppa diverse frasi gestuali disegnate nello spazio con lo stesso rigore contrappuntistico del quartetto di Beethoven, con una peculiarità: gli interpreti sono 6 uomini e 2 donne, per poter «… comporre un vocabolario maschile, non classico e con una connotazione sessuale».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google