Ghizzardi, un’alchimia di immagini
di Martina Riccò
Grande emozione al teatro Sociale di Gualtieri per “Mi richordo anchora”
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GUALTIERI. Seguire con un dito le lettere che formano il suo nome, Pietro Ghizzardi, e poi trasformarsi in quel dito e andare su verso il cielo, scivolare di lato per evitare una bestia vogliosa, tornare giù fino all’amato Po, perdersi in un cerchio di pensieri, inciampare in quelle zeta false e impronunciabili – che lui leggeva e scriveva “esse” – e affondare nel segno. Feroce e delicato. Sempre sognante. “Mi richordo anchora” – in scena al Teatro Sociale di Gualtieri ancora questa sera alle 19 – è un viaggio dell’anima. A condurci nel mondo di Pietro Ghizzardi pittore è Silvio Castiglioni, in abito scuro. L’attore – che è anche autore del progetto con Giulia Morelli – tiene in mano il filo della sua vita, e lo dipana, e lo tira, e lo rilassa. Nel farlo sgrana storie, mostra immagini della fantasia e resuscita una lingua che fu, quella sgrammaticata e poetica dei contadini della Bassa. Ma il viaggio è reale: il pubblico distingue la voce di Castiglioni davanti al Teatro Sociale e la segue dietro le quinte (spazio che a Gualtieri, di solito, coincide con il palco), oltrepassa il “muro” di tessuto agricolo che separa il dentro dal fuori e si ritrova seduto in platea, tra proiezioni di filmati e quadri della Casa Museo Pietro Ghizzardi. Perché alla fine è alle immagini che bisogna lasciare la parola: a quei tentativi di corpi femminili, in pose impossibili perché frutto di fantasia; a quei seni enormi, scalfiti con rabbia in quanto irraggiungibili; a quei segni scuri, figli del dolore più che dell’età, che appesantiscono ogni volto. Di Ghizzardi in scena c’è l’amore per le donne («Un prodigio che può essere solo rappresentato»), c’è la forza del Po (da lui mai abbandonato, nemmeno durante la piena), c’è l’urgenza di affermare la propria esistenza con l’arte («La pittura è la voce che dice: tu sei vivo») trovando così, dopo una vita di esclusione, un veicolo di comunicazione con l’intera umanità. Quella di Giulia Morelli e Silvio Castiglioni (da un’idea di Franco Laera, con la collaborazione di Giovanni Guerrieri alla regia e alla drammaturgia, le scene di Nicolò Cecchella e la produzione di Crt Teatro Dell’arte) è un’alchimia: la pietra filosofale è la vicenda unica di Pietro Ghizzardi; a trasformarsi è il pubblico.
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