Gazzetta di Reggio

“Haye”, la storia si ripete tra migranti e piroscafi

“Haye”, la storia si ripete tra migranti e piroscafi

L’opera in prima assoluta per Aperto: la partitura di Montalbetti di grande efficacia convince la platea 

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REGGIO EMILIA. La storia si ripete con la stessa crudezza. Anche il tempo sembra ravvicinarsi quando si parla di guerre o della sofferenza di intere popolazioni costrette a lasciare i paesi d’origine per andare in luoghi sconosciuti, affrontando viaggi disumani. Come è successo per gli italiani emigrati in America con il piroscafo Mafalda che nel 1927 è affondato, e come succede da anni alle popolazione africane che su fatiscenti barconi raggiugono l’Italia. L’opera “Haye: le parole, la notte”, in prima assoluta per Aperto, si apre con immagini di repertorio concesse dall’Istituto Luce di Cinecittà e riferite a quella nostra triste storia passata, mentre in silenzio, sul palco dell’Ariosto, sta una rappresentanza degli africani che in quelle condizioni hanno raggiunto il nostro paese. Nel corso dello spettacolo, avviene uno scambio: con gli italiani che stanno sul palco e gli africani con i volti tirati, ed emozionatissimi, sono fissati dal potente video realizzato dagli studenti dello Ied di Milano. Fa da collante, la musica di Mauro Montalbetti, una partitura assolutamente ricercata che prende le mosse da un silenzio doveroso di fronte a quelle immagini del piroscafo dove i suoni che sembrano emergere dall’acqua, incominciano ad arrivare cupi e minacciosi di un colore brunito come la scena di Angelo Linzalata. L’efficace partitura, tenuta in pugno dal direttore Francesco Bossaglia, presenta un’articolazione complessa dovendo comprendere le diverse fonti sonore con l’orchestra in buca e un quartetto d’archi, il Mirus, a lato sul palco; e ancora il coro collocato dietro le quinte o nella buca stessa. Gli è affidato un canto che gioca sull’effetto eco; un riverbero che avvolge la sala come un vento minaccioso, mentre la madre dello scafista, straziata dal dolore per aver appreso delle vergognose azioni del figlio - nel ruolo una splendida Cristina Zavalloni - canta la sua dolente aria. Alina Marazzi, la regista, cura i dettagli mettendo insieme le parti di un affresco i cui componenti comunicano partecipazione. L’altra voce, quella di Elizangela Torricelli, esce con una rara dolcezza tanto da andare diritto al cuore: in particolare con la splendida canzone finale, quasi una ninna nanna. Coinvolto, nei panni del “perfido” politico, Alessandro Albertin anche se il testo non sempre è apparso efficace quanto la musica. Pieno successo e applausi convinti. In platea anche il regista Marco Baliani e il compositore Carlo Boccadoro. (g.b.)



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