Gazzetta di Reggio

Alla Galleria Parmeggiani "nuovo" trittico fiammingo della scuola di Memling

di Martina Riccò
Alla Galleria Parmeggiani "nuovo" trittico fiammingo della scuola di Memling

Reggio Emilia: l'opera originale di inizio Cinquecento è stata restaurata da Mariella Dell'Amore grazie al Rotary Club Reggio Emilia Val Secchia e Banca Albertini 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Al centro una Madonna seduta su un trono di legno, con in braccio un bambino fiero e curioso. Ai lati due affusolati San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Sul retro degli sportelli, l’annunciazione con Maria e l’Angelo.

Un trittico cinquecentesco come tanti. O forse no.

L’opera, conservata alla Galleria Parmeggiani, grazie all’attento restauro della bolognese Mariella Dell’Amore è tornata a nuovo splendore, mostrando dettagli che erano stati inghiottiti dal tempo. L’intervento sul trittico – promosso dal Rotary Club Reggio Emilia Val di Secchia con il contributo di Banca Albertini, come già avvenuto un paio di anni fa con l’opera del Greco “Cristo benedicente” – ha permesso di confermarne l’originalità e l’attribuzione alla scuola fiamminga di Hans Memling, nonché la datazione al primo o secondo decennio del XVI secolo.

Elisabetta Farioli racconta il recupero del trittico 

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:tempo-libero:1.15951136:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/restaurato-il-prezioso-trittico-fiammingo-della-galleria-parmeggiani/83075/83521]]


«Il mio lavoro – spiega la restauratrice Dell’Amore – è consistito soprattutto in un intervento di pulitura della superficie pittorica, sollevata in alcuni punti e alterata in altri. Un’operazione molto delicata: bisognava riportare alla luce le antiche cromie senza causare danni al dipinto».

La rimozione del pannello di compensato sul retro, aggredito da insetti xilofagi, ha evidenziato la presenza di un cartiglio con scritta inglese attestante l’attribuzione a Van Eyck e un sigillo in gommalacca non leggibile. Dalle fonti l’opera risulta proveniente dalla collezione inglese di Sir John Charles Robinson, autorevole fondatore delle prime collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra, a cui apparteneva anche l’opera del Greco conservata sempre nella Galleria Parmeggiani.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.15951145:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2017/10/06/fotogalleria/reggio-emilia-ecco-il-restaurato-trittico-della-galleria-parmeggiani-1.15951145]]

«Interessante notare che il trittico – commenta Elisabetta Farioli, direttore dei Musei Civici – era già presente nel primigenio nucleo di opere di Luigi Parmeggiani. Lo dimostra un dipinto di Ignacio Leon y Escosura, nel quale il trittico è appeso a una parete di fianco al camino».

Non ci sono dubbi che l’opera sia stata realizzata da un seguace di Hans Memling, l’innovativo pittore originario di Selingenstadt (Germania), che nella Bruges della seconda metà del Quattrocento era a capo di una bottega di successo. Il trittico, infatti, ripropone alcune fortunatissime invenzioni del maestro: il pannello centrale richiama il modello di Memling della Madonna col bambino in trono, oggi a Berlino; la raffigurazione di San Giovanni Battista rimanda al Trittico del Kunsthistorisches Museum di Vienna; e il San Giovanni Evangelista al Trittico delle donne presso la National Gallery di Londra.

«Adesso che il restauro è stato completato – sorride Farioli – l’opera è pronta per essere analizzata dagli studiosi. Il primo incontro sarà il 19 novembre con Federica Veratelli di Parma. La speranza è quella di risalire al nome dell’autore».

Ma il trittico è già esposto nel salone centrale della Galleria Parmeggiani: il pubblico potrà ammirarlo dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google