Fotografia Europea 2018 porta la rivoluzione a Reggio
Svelato il tema della tredicesima edizione, che si svolgerà in primavera Il direttore artistico Guadagnini: «Un’occasione per riflettere sull’attualità»
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REGGIO EMILIA. Ribelloni, cambiamenti, utopie. Questo il tema della tredicesima edizione di Fotografia Europea, in programma a Reggio la prossima primavera.
A sceglierlo il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, composto da Marzia Faietti, Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf. «Il termine rivoluzione – spiega il direttore artistico del festival, Walter Guadagnini – deriva dal latino revolutio, che trova a sua volta la radice nel verbo revolvere. La percezione comune e più diffusa del termine è quella, strettamente legata alla politica, della rottura violenta di un ordine costituito, in vista di un mutamento radicale dello status quo, ma il termine rivoluzione, inteso come rinnovamento non necessariamente traumatico, appartiene a ogni ambito del sapere e dell’agire umano, tanto che si parla di rivoluzione industriale, di rivoluzione digitale, di rivoluzione dei costumi. Allo stesso modo si parla anche di rivoluzione culturale, talvolta legata a quella politica (come nel caso compiuto, almeno per pochi anni, delle avanguardie russe o dell’ambizione surrealista), talvolta più direttamente parte dell’evoluzione del pensiero e delle diverse forme artistiche». La sfida sarà quella di rappresentare fotograficamente la rivoluzione oggi, insieme e al di là del tradizionale reportage. «E soprattutto – aggiunge Guadagnini – comprendere che significato può avere oggi il termine rivoluzione, in un mondo complesso, segnato da squilibri sociali sempre più marcati e dalle grandi migrazioni. Chi è il rivoluzionario, oggi? Difficile figurarsi l’epica di Che Guevara riportata nell’attualità, nel momento in cui il mito rivoluzionario è diventato icona funzionale ad ogni uso: forse anche in questo caso è necessario ripensare non solo le immagini, ma l’immaginario collettivo del mondo odierno. A tutte queste possibili interpretazioni e suggestioni è dedicata la nuova edizione di Fotografia Europea, un’edizione che può dunque porsi sotto l’egida della “rivoluzione dello sguardo e della visione” conseguente proprio alla nascita della fotografia (che venne salutata come un’arte nuova in mezzo a una vecchia civiltà) e che suggerisce anche un’altra domanda: la rivoluzione digitale è una vera rivoluzione, o si tratta solo di un’evoluzione?».
«Ogni mostra e attività collaterale – conclude Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani – sarà un’occasione per sollecitare, anche grazie alle suggestioni offerte dal tema scelto, riflessioni e domande sulla lettura del nostro tempo e della contemporaneità».
A sceglierlo il comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, composto da Marzia Faietti, Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf. «Il termine rivoluzione – spiega il direttore artistico del festival, Walter Guadagnini – deriva dal latino revolutio, che trova a sua volta la radice nel verbo revolvere. La percezione comune e più diffusa del termine è quella, strettamente legata alla politica, della rottura violenta di un ordine costituito, in vista di un mutamento radicale dello status quo, ma il termine rivoluzione, inteso come rinnovamento non necessariamente traumatico, appartiene a ogni ambito del sapere e dell’agire umano, tanto che si parla di rivoluzione industriale, di rivoluzione digitale, di rivoluzione dei costumi. Allo stesso modo si parla anche di rivoluzione culturale, talvolta legata a quella politica (come nel caso compiuto, almeno per pochi anni, delle avanguardie russe o dell’ambizione surrealista), talvolta più direttamente parte dell’evoluzione del pensiero e delle diverse forme artistiche». La sfida sarà quella di rappresentare fotograficamente la rivoluzione oggi, insieme e al di là del tradizionale reportage. «E soprattutto – aggiunge Guadagnini – comprendere che significato può avere oggi il termine rivoluzione, in un mondo complesso, segnato da squilibri sociali sempre più marcati e dalle grandi migrazioni. Chi è il rivoluzionario, oggi? Difficile figurarsi l’epica di Che Guevara riportata nell’attualità, nel momento in cui il mito rivoluzionario è diventato icona funzionale ad ogni uso: forse anche in questo caso è necessario ripensare non solo le immagini, ma l’immaginario collettivo del mondo odierno. A tutte queste possibili interpretazioni e suggestioni è dedicata la nuova edizione di Fotografia Europea, un’edizione che può dunque porsi sotto l’egida della “rivoluzione dello sguardo e della visione” conseguente proprio alla nascita della fotografia (che venne salutata come un’arte nuova in mezzo a una vecchia civiltà) e che suggerisce anche un’altra domanda: la rivoluzione digitale è una vera rivoluzione, o si tratta solo di un’evoluzione?».
«Ogni mostra e attività collaterale – conclude Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani – sarà un’occasione per sollecitare, anche grazie alle suggestioni offerte dal tema scelto, riflessioni e domande sulla lettura del nostro tempo e della contemporaneità».
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