«Guiderò l’istituto Peri sognando il politecnico»
di Giulia Bassi
Il nuovo direttore Marco Fiorini: «Creerò una squadra»
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REGGIO EMILIA. «Credo di essere un moderato, non certo un bellicoso; sono per la pace, la serenità, la mediazione. Tra le qualità che mi sono riconosciute da molti, metto sicuramente al primo posto la capacità di ascolto». Che Marco Fiorini, 54 anni, direttore appena eletto dell’istituto Musicale Peri abbia queste caratteristiche è fuori discussione. Lo si comprende prestando attenzione, per esempio, al timbro della sua voce: pacata, tranquilla, dai toni bassi. Così come dai suoi gesti rilassati e da una modalità umile di porsi. Insomma la sua è un’indole particolare, considerata generalmente non proprio adatta all’attività di comando, specie di questi tempi, ma evidentemente Fiorini di energia ne ha e, parimenti, un’infinita pazienza che gli ha permesso in questi anni di cucire, coltivare ed avviare fruttuosi rapporti. Oltre ad essere docente di trombone, inoltre, è anche direttore d’orchestra, un’attività svolta per anni anche con la Compagnia delle Operette di Corrado Abbati.
Maestro Fiorini, come ha accolto la notizia?
«In un certo senso ci speravo… diciamo che la mia elezione era nell’aria. Il tutto nasce dal fatto che ho svolto per sei anni il ruolo di vicedirettore, cercando il più possibile di farlo con dedizione, impegno, disponibilità sia verso gli allievi e le loro famiglie, sia verso i colleghi. Il lavoro svolto in questi anni è servito per farmi conoscere dal punto di vista personale e professionale».
Come è arrivato fin qui?
«Tutto ha avuto inizio a Castelnovo Monti, nel 2000, quando sono diventato direttore dell’istituto musicale Merulo a seguito del pensionamento di Paolo Gandolfi. Sono rimasto in carica fino al 2006 poi sono stato chiamato al Peri come docente di tromba e trombone. Lasciare Castelnovo è stata una scelta sofferta che ho preso a seguito della nascita di mio figlio Massimo: era più comodo stare vicino a casa. Nel 2010 sono entrato nel consiglio accademico ricevendo inaspettatamente molti voti e l’anno dopo Maurizio Ferrari, nominato direttore, mi ha chiesto di fare il vice, carica che ho ricoperto fino ad ora per due trienni lavorando sodo, anche 1000 ore l’anno».
Adesso che cosa l’aspetta?
«Senza dubbio un impegno di grande responsabilità, da svolgere in un’istituzione importantissima per la città. Non devo deludere le aspettative che ho creato».
Il suo primo obiettivo?
«Creare una vera squadra, con compiti definiti e ruoli determinati, capace di mettere in campo le proprie specifiche competenze; quindi “sfruttare” al meglio le peculiarità dei docenti, perché credo che saper valorizzare i collaboratori sia fondamentale».
Come si porrà nei confronti della gestione precedente?
«Senza dubbio attuerò un discorso di continuità, e ne approfitto per ringraziare Maurizio Ferrari per il lavoro svolto. In particolare: l’Ora della Musica, i concerti lezione con le scuole primarie e secondaria, la Summer School, per un’attività artistica espressa con 150 eventi l’anno. Per non parlare del nostro fiore all’occhiello: le sei orchestre nate in questi anni all’interno della scuola. Credo fermamente in questa attività formativa che contribuisce a tenere alta nei ragazzi la motivazione, sviluppando inoltre la capacità collaborativa e l’attenzione all’ascolto».
Come va il Peri?
«Bene anche perché dal 2011 ad oggi le iscrizioni al triennio sono raddoppiate e numerosi sono coloro che frequentano i corsi biennali. Sono stato io ad avere l’idea di affiancare ai nostri professori musicisti di fama, e devo dire che la scelta ha portato buoni frutti».
Come vede il futuro della scuola?
«Capire quale strada sia possibile percorrere si presenta come una questione delicata quanto spinosa. Tuttavia penso che il progetto politecnico rimanga l’obiettivo da perseguire. È chiaro che va ripreso in mano in quanto sia nei I Teatri che nella Fondazione nazionale della danza sono cambiati i dirigenti. In alternativa, sull’operazione statizzazione non ci sono certezze; il riferimento ultimo va ad un decreto che prevedeva un inizio per alcuni istituti a livello nazionale, non il nostro, che sarebbe dovuto partire nel 2017. Ma a tutt’oggi nulla è successo».
Maestro Fiorini, come ha accolto la notizia?
«In un certo senso ci speravo… diciamo che la mia elezione era nell’aria. Il tutto nasce dal fatto che ho svolto per sei anni il ruolo di vicedirettore, cercando il più possibile di farlo con dedizione, impegno, disponibilità sia verso gli allievi e le loro famiglie, sia verso i colleghi. Il lavoro svolto in questi anni è servito per farmi conoscere dal punto di vista personale e professionale».
Come è arrivato fin qui?
«Tutto ha avuto inizio a Castelnovo Monti, nel 2000, quando sono diventato direttore dell’istituto musicale Merulo a seguito del pensionamento di Paolo Gandolfi. Sono rimasto in carica fino al 2006 poi sono stato chiamato al Peri come docente di tromba e trombone. Lasciare Castelnovo è stata una scelta sofferta che ho preso a seguito della nascita di mio figlio Massimo: era più comodo stare vicino a casa. Nel 2010 sono entrato nel consiglio accademico ricevendo inaspettatamente molti voti e l’anno dopo Maurizio Ferrari, nominato direttore, mi ha chiesto di fare il vice, carica che ho ricoperto fino ad ora per due trienni lavorando sodo, anche 1000 ore l’anno».
Adesso che cosa l’aspetta?
«Senza dubbio un impegno di grande responsabilità, da svolgere in un’istituzione importantissima per la città. Non devo deludere le aspettative che ho creato».
Il suo primo obiettivo?
«Creare una vera squadra, con compiti definiti e ruoli determinati, capace di mettere in campo le proprie specifiche competenze; quindi “sfruttare” al meglio le peculiarità dei docenti, perché credo che saper valorizzare i collaboratori sia fondamentale».
Come si porrà nei confronti della gestione precedente?
«Senza dubbio attuerò un discorso di continuità, e ne approfitto per ringraziare Maurizio Ferrari per il lavoro svolto. In particolare: l’Ora della Musica, i concerti lezione con le scuole primarie e secondaria, la Summer School, per un’attività artistica espressa con 150 eventi l’anno. Per non parlare del nostro fiore all’occhiello: le sei orchestre nate in questi anni all’interno della scuola. Credo fermamente in questa attività formativa che contribuisce a tenere alta nei ragazzi la motivazione, sviluppando inoltre la capacità collaborativa e l’attenzione all’ascolto».
Come va il Peri?
«Bene anche perché dal 2011 ad oggi le iscrizioni al triennio sono raddoppiate e numerosi sono coloro che frequentano i corsi biennali. Sono stato io ad avere l’idea di affiancare ai nostri professori musicisti di fama, e devo dire che la scelta ha portato buoni frutti».
Come vede il futuro della scuola?
«Capire quale strada sia possibile percorrere si presenta come una questione delicata quanto spinosa. Tuttavia penso che il progetto politecnico rimanga l’obiettivo da perseguire. È chiaro che va ripreso in mano in quanto sia nei I Teatri che nella Fondazione nazionale della danza sono cambiati i dirigenti. In alternativa, sull’operazione statizzazione non ci sono certezze; il riferimento ultimo va ad un decreto che prevedeva un inizio per alcuni istituti a livello nazionale, non il nostro, che sarebbe dovuto partire nel 2017. Ma a tutt’oggi nulla è successo».
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