I peccati capitali alla Cavallerizza
Il coreografo Olivier Dubois torna a Reggio con “7 x rien”: «Ma non vi è nulla di pericoloso»
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REGGIO EMILIA. Genio irriverente, artista tra i più incisivi della nostra epoca, direttore del Ballet du Nord, Olivier Dubois è nominato nel 2011 tra i venticinque migliori danzatori al mondo dalla rivista “Dance Europe”.
Dopo la potenza della nudità dei corpi in un movimento incessante e quasi ossessivo di Tragédie, torna a Festival Aperto con “7 X rien”, ovvero “7 per niente”, in programma questa sera alle 20.30 alla Cavallerizza. Lo spettacolo per tre danzatori, ruota intorno al tema dei sette vizi capitali rivolto a tutti – adulti e bambini dagli 8 anni – senza infantilismi, puntando tutto sulle capacità che anche i bambini hanno di approcciarsi all’opera d’arte. Un lavoro che è un vero e proprio viaggio, una sorta di ludico e ironico faccia a faccia con l’avarizia, l’invidia, la collera, la lussuria, la gola, la superbia e l’accidia.
«Il titolo parla già da solo, “7 x rien”, poiché non vi è nulla di grave, nulla di pericoloso… il riso è un eccellente schermo contro l’angoscia e la paura – afferma il coreografo –. Questo passaggio sarà, lo spero, ricco di umorismo e di stravaganza. Spero susciti nei giovani il desiderio di confrontarsi con i genitori, gli insegnanti e soprattutto tra di loro… come se ognuno portasse un po’ dello spettacolo con sé e lo ampliasse parlandone nel suo ambiente. Dei sette peccati capitali non mi interessa affatto l’aspetto morale, questa creazione non ha nulla a che fare con la religione. Mi interessa piuttosto la nozione del libero arbitrio, vorrei far capire a questi ragazzi la sfida della tentazione, i suoi ingranaggi, i turbamenti causati da questi peccati, che ci imprigionano e ci fanno perdere la nostra libertà. Il peccato non è più capitale, né mortale se si resta saggi. Essere il proprio Dio in qualche modo riconoscendo il proprio diavolo… tutto questo con molto umorismo».
Nel riflettere sulla pièce, Dubois ribadisce il tema del viaggio in un luogo speciale, vale a dire «nel cuore delle mie piraterie emozionali, corporali, umane. Nasco pirata, sarò dunque capitano di questo corpo-imbarcazione che naviga sulle onde agitate della vita. La mia anima lotta, il mio ventre urla, le mie gambe tremano, gli occhi sono stravolti... voglio riconoscere tutti questi tormenti». Si scorge così il tentativo costante del coreografo di invitare il pubblico a sviluppare una comprensione profonda delle sensazioni attraverso un atto autentico di interrogazione sul rapporto con il corpo. (g.b.)
Dopo la potenza della nudità dei corpi in un movimento incessante e quasi ossessivo di Tragédie, torna a Festival Aperto con “7 X rien”, ovvero “7 per niente”, in programma questa sera alle 20.30 alla Cavallerizza. Lo spettacolo per tre danzatori, ruota intorno al tema dei sette vizi capitali rivolto a tutti – adulti e bambini dagli 8 anni – senza infantilismi, puntando tutto sulle capacità che anche i bambini hanno di approcciarsi all’opera d’arte. Un lavoro che è un vero e proprio viaggio, una sorta di ludico e ironico faccia a faccia con l’avarizia, l’invidia, la collera, la lussuria, la gola, la superbia e l’accidia.
«Il titolo parla già da solo, “7 x rien”, poiché non vi è nulla di grave, nulla di pericoloso… il riso è un eccellente schermo contro l’angoscia e la paura – afferma il coreografo –. Questo passaggio sarà, lo spero, ricco di umorismo e di stravaganza. Spero susciti nei giovani il desiderio di confrontarsi con i genitori, gli insegnanti e soprattutto tra di loro… come se ognuno portasse un po’ dello spettacolo con sé e lo ampliasse parlandone nel suo ambiente. Dei sette peccati capitali non mi interessa affatto l’aspetto morale, questa creazione non ha nulla a che fare con la religione. Mi interessa piuttosto la nozione del libero arbitrio, vorrei far capire a questi ragazzi la sfida della tentazione, i suoi ingranaggi, i turbamenti causati da questi peccati, che ci imprigionano e ci fanno perdere la nostra libertà. Il peccato non è più capitale, né mortale se si resta saggi. Essere il proprio Dio in qualche modo riconoscendo il proprio diavolo… tutto questo con molto umorismo».
Nel riflettere sulla pièce, Dubois ribadisce il tema del viaggio in un luogo speciale, vale a dire «nel cuore delle mie piraterie emozionali, corporali, umane. Nasco pirata, sarò dunque capitano di questo corpo-imbarcazione che naviga sulle onde agitate della vita. La mia anima lotta, il mio ventre urla, le mie gambe tremano, gli occhi sono stravolti... voglio riconoscere tutti questi tormenti». Si scorge così il tentativo costante del coreografo di invitare il pubblico a sviluppare una comprensione profonda delle sensazioni attraverso un atto autentico di interrogazione sul rapporto con il corpo. (g.b.)
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