L’eccellenza nel bere quindici etichette targate Reggio Emilia
L’edizione 2018 mette in primo piano la Spergola. Il Lambrusco sempre più proposta di prestigio a tavola
REGGIO EMILIA. Per il prestigio e i livello dei prodotti, le aziende vinicole reggiane, in particolare, quelle storiche, sono tutte confermate all’interno della guida I Vini d’Italia 2018 de L’Espresso: Casali, Ca’ de’ Medici, Venturini Baldini, Medici Ermete, Lini, Rinaldini, Podere Cipolla, Le Barbaterre, La Piccola. Il nostro lambrusco, come si sottolinea nell’introduzione riguardante l’Emilia Romagna, oggi si trova in forma smagliante “anche nella sua versione più tradizionale, o ancestrale, in quel di Parma, Modena, e pure a Reggio Emilia che, dal canto suo, si bea del contributo di un vitigno specifico qual è la Spergola”. Specifica e ad hoc è la menzione nella guida di quella uva che, come è noto, è originaria della zona di Scandiano, e trova il proprio habitat ideale nei terreni argillosi e ricchi di gesso oltre ad avere una buona resistenza alla siccità. Viene detta “alata” perché i grappoli principali sono sempre accompagnati da un grappolo più piccolo, simile a una piccola ala. Per anni creduto una sottovarietà del Sauvignon Blanc, nel 2004 l’Università di Bologna ne isola il gene permettendo la rinascita di questo vitigno autoctono scandianese.
Delle principali denominazioni del territorio emiliano-romagnolo, riguardanti nello specifico Reggio, nella guida troviamo, naturalmente, i Colli di Scandiano e Canossa, il Reggiano Lambrusco, mentre sotto la denominazione Lambrusco Igt, vengono menzionati i lambruschi di varia tipologia. Sotto la prima, troviamo, in ordine, il Ca’ Besina 2010 di Casali Viticultori, il Lambrusco Grasparossa Remigio 100, 2016 di Ca’de Medici e il Rio delle Viole (2011) proveniente dalla Tenuta di Aljano. A proposito di Spergola, “Il buon vino di Scandiano, fresco e frizzante” – secondo le parole della Granduchessa di Toscana –, solo con la produzione diretta delle uve del podere Cà Besina, è stato possibile ottenere questo tipo d’uva di alta qualità che dona vini ricchi di profumi, lasciati ad affinare in bottiglia in una cantina interrata per oltre 5 anni, e sempre in miglioramento. Si respira la storia dalle parti di Scandiano, infatti la Tenuta di Aljano si fregia di trovare le sue radici nel lontano Medioevo, e oggi è considerata una delle migliori di Scandiano. Propone oggi con i suoi vini tutto il gusto e il sapore della vera tradizione. Per quanto riguarda le annate, mentre la 2014 è diffusamente problematica e la 2015 piuttosto delicata, la 2016, benché appena imbottigliata è foriera di grandi aspettative. E sono tutti del 2016 i vini menzionati sotto la denominazione Reggiano Lambrusco; nell’ordine, al primo posto, il Concerto di Medici Ermete, a seguire quello etichetta Oro di Bertolani Alfredo, il Pozzoferrato di Storchi, il Piazza San Prospero di Ca’De’Medici il Rubino del Cerro di Venturini e Baldini. Se il Concerto viene considerato un riferimento per il comprensorio reggiano, a proposito del Pozzoferrato il sorso è “croccante”, mentre per il Lambrusco Piazza san Prospero “il naso si sviluppa tra sentori di ribes, mora marasca e uno strillo vinoso”. Ancora: nel Rubino del Cerro i profumi giocano tutti su marasca, prugna, piccoli frutti rossi e ginepro, il Lambrusco Oro di Bertolani Alfredo oltre alla frutta rossa, presenta una nota floreale di violetta in bella evidenza.
Racchiusi dalla dicitura Lambrusco Igt (lambruschi di diversa provenienza con una territorialità che comprende anche le province di Parma e Modena) si parte dal terzo posto conseguito dalla Rosa Dei Venti prodotto dal Podere Cipolla, poi il vino dal curioso nome Besmein Capolegh prodotto da Le Barbaterre. La Cantina di Arceto è presente con la Vigna Migliolungo e la Tenuta Piccola di Montecchio con Nero di Ciò; al decimo posto il Gran Cuveè 2014 di Lini 910, segue al 13esimo posto il Vecchio Moro di Rinaldini Paola. Chiude alla 15ª posizione lo Stiolorosso dell’azienda agricola Casalpriore la cui sede legale si trova a Campogalliano, in provincia di Modena, mentre il podere è dislocato a Stiolo di San Martino in Rio.
«Abbiamo colto con grande sorpresa questa notizia, era inaspettata – afferma Roberto Martinelli, direttore generale della cantina Casali –. Questo riconoscimento al nostro Ca’ Besina ci rende orgogliosi per due motivi: testimonia che in questo territorio abbiamo un prodotto splendido che è la Spegola, ancora troppo poco conosciuto, e conferma la grande lungimiranza che ha avuto la Casali 30 anni fa nel credere proprio nella Spergola spumantizzandola. Il premio di oggi è la conferma che la Casali sta lavorando bene e viene assegnato a tutte le maestranze e ai collaboratori. Siamo felici e ci impegneremo per fare conoscere di più questo prodotto. C’è ancora molto da dire e da fare».
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