ieri l’inaugurazione
Tutti a Palazzo Da Mosto per la mostra su Manfredi
REGGIO EMILIA. È stata letteralmente presa d’assalto la mostra “Alberto Manfredi. Dipinti 1953-2000”, inaugurata ieri mattina a Palazzo Da Mosto alla presenza del collezionista Giacomo Riva...
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REGGIO EMILIA. È stata letteralmente presa d’assalto la mostra “Alberto Manfredi. Dipinti 1953-2000”, inaugurata ieri mattina a Palazzo Da Mosto alla presenza del collezionista Giacomo Riva (emozionato e contento di aver dato alla città la possibilità di ammirare i capolavori di Manfredi) e del curatore Sandro Parmiggiani.
«Alberto Manfredi – queste le sue parole – è stato un artista noto e apprezzato forse più fuori che dentro le mura cittadine, perché era uno spirito libero, che viveva di ironie e sarcasmo. Il suo era uno sguardo disincantato della vita, consapevole che certe promesse ideologiche non sarebbero state mantenute. Era un artista estremamente colto nel cui sangue scorreva tutta la cultura artistica e letteraria europea». Realizzata dalla Fondazione Manodori in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani e Credem, la mostra ha richiamato centinaia di persone, tra cui l’attrice reggiana Eleonora Giovanardi (protagonista, tra gli altri, di “Quo vado?” e “Natale a Londra”) e lo scultore Graziano Pompili.
Presenti anche il presidente della Provincia Giammaria Manghi, l’assessore Valeria Montanari, Gianni Borghi (presidente della Fondazione Manodori) e Manuela Pecorari (in rappresentanza della Fondazione Palazzo Magnani).
Le opere di Alberto Manfredi (incisioni, acquerelli, disegni, dipinti ad olio, linoleum) saranno visitabili fino al 14 gennaio. La mostra è suddivisa in sezioni tematiche dedicate ai motivi sviluppati dall’artista nel corso dei suoi cinquant’anni di attività – le odalische; i ritratti (anche di artisti e scrittori); altri ritratti e autoritratti; il pittore e la modella; la conquista del paesaggio; le nature morte; gli animali; tra le modelle – in una sorta di ideale viaggio, cronologico e tematico, all’interno della sua produzione. I visitatori della mostra potranno così seguire l’evoluzione interna ai soggetti con i quali Manfredi si è cimentato: le conquiste di stile e le soluzioni formali trasmigrano da un motivo all’altro; la stessa riproposizione di un soggetto, nel corso del tempo, non è ripetizione ma scavo e variazione sul tema, arricchimento e integrazione, spostamento progressivo verso l’acquisizione di nuovi rapporti formali e tonali: la pittura dell’artista rivela le sue affinità e le sue sintonie con alcune tra le più alte esperienze dell’arte, e della cultura, dell’Europa.
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«Alberto Manfredi – queste le sue parole – è stato un artista noto e apprezzato forse più fuori che dentro le mura cittadine, perché era uno spirito libero, che viveva di ironie e sarcasmo. Il suo era uno sguardo disincantato della vita, consapevole che certe promesse ideologiche non sarebbero state mantenute. Era un artista estremamente colto nel cui sangue scorreva tutta la cultura artistica e letteraria europea». Realizzata dalla Fondazione Manodori in collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani e Credem, la mostra ha richiamato centinaia di persone, tra cui l’attrice reggiana Eleonora Giovanardi (protagonista, tra gli altri, di “Quo vado?” e “Natale a Londra”) e lo scultore Graziano Pompili.
Presenti anche il presidente della Provincia Giammaria Manghi, l’assessore Valeria Montanari, Gianni Borghi (presidente della Fondazione Manodori) e Manuela Pecorari (in rappresentanza della Fondazione Palazzo Magnani).
Le opere di Alberto Manfredi (incisioni, acquerelli, disegni, dipinti ad olio, linoleum) saranno visitabili fino al 14 gennaio. La mostra è suddivisa in sezioni tematiche dedicate ai motivi sviluppati dall’artista nel corso dei suoi cinquant’anni di attività – le odalische; i ritratti (anche di artisti e scrittori); altri ritratti e autoritratti; il pittore e la modella; la conquista del paesaggio; le nature morte; gli animali; tra le modelle – in una sorta di ideale viaggio, cronologico e tematico, all’interno della sua produzione. I visitatori della mostra potranno così seguire l’evoluzione interna ai soggetti con i quali Manfredi si è cimentato: le conquiste di stile e le soluzioni formali trasmigrano da un motivo all’altro; la stessa riproposizione di un soggetto, nel corso del tempo, non è ripetizione ma scavo e variazione sul tema, arricchimento e integrazione, spostamento progressivo verso l’acquisizione di nuovi rapporti formali e tonali: la pittura dell’artista rivela le sue affinità e le sue sintonie con alcune tra le più alte esperienze dell’arte, e della cultura, dell’Europa.
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