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Sul sito della Gazzetta allargate il nostro dizionario

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Un approfondimento giovedì sera a Ospizio con Giuliano Bagnoli e Denis Ferretti

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REGGIO EMILIA. Non è la prima volta che parliamo di dialetto sul nostro giornale. La crociata per recuperare – o quanto meno salvare – il nostro vernacolo è iniziata nel 2014. Da allora sul nostro sito (sulla sinistra, tra le “Nostre iniziative”) è visibile l’articolo “Le parole perdute del dialetto reggiano: cosa manca?”, una sorta di dizionario in divenire che abbiamo costruito grazie al vostro contributo. Inviando una mail a spettacoli.re@gazzettadireggio.it, chiunque può salvare dall’oblio parole che raccontano le nostre origini. Sarà nostra premura aggiungere i termini nell’elenco che potete già consultare: da alsia (la lisciva per il bucato) a zambaioun (zabaione). Interpellato, anche Giuliano Bagnoli (pediatra e grafologo, presidente del Centro studi sul dialetto reggiano) ha snocciolato alcuni termini ormai finiti nel dimenticatoio. Come ariâm (reame, usato però per indicare qualcosa di prezioso, anche dal punto di vista affettivo); petnétt (inguine), balòn (che in dialetto guastallese significava ernia); berlòsch (strabico) e brustlón (acne giovanile). Ma ha anche parlato di quei neologismi, creati per assonanza su parole italiane o inglesi, in bocca a molti anziani: la mail diventa al nimêl, la diarrea giarèa. Di questo e molto altro Bagnoli parlerà giovedì (dalle 21) alla biblioteca Ospizio in un incontro dal titolo “Il dialetto per diletto”. In programma poesie dialettali frapposte a relazioni di esperti. Quella di Bagnoli sarà sulla terminologia antica in ambito medico; Denis Ferretti, invece, parlerà della trasformazione del dialetto. La serata è organizzata dall’Associazione scrittori reggiani e dal Centro studi sul dialetto reggiano. Rinfresco finale alle 23.

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