Gazzetta di Reggio

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Edizione numero quaranta Storia d’Italia attraverso i fornelli

REGGIO EMILIA. Non poteva essere che speciale la Guida I Ristoranti d’Italia del L’Espresso 2018 che segna i 40 dalla prima edizione. Così cominciava l’introduzione alla “Guida d’Italia 1979”,...

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REGGIO EMILIA. Non poteva essere che speciale la Guida I Ristoranti d’Italia del L’Espresso 2018 che segna i 40 dalla prima edizione. Così cominciava l’introduzione alla “Guida d’Italia 1979”, scritta da Federico Umberto Godio (pseudonimo di Federico Umberto d’Amato): “Criteri, formula e intenzioni sono nuovi. Per un anno, dividendoci le zone, abbiamo percorso l’Italia come altrettanti Marco Polo con la forchetta fra i denti, in giro per i ristoranti, rivisitando i già conosciuti, visitando una o più volte altri che non conoscevamo e scoprendone di nuovi... Abbiamo assaporato cibi buonissimi e momenti di esaltazione e di commozione e abbiamo biascicato orrendi manicaretti cascando in fasi di cupa depressione...”.

Sono passati trentanove anni, Enzo Vizzari così introduce la Guida 2018: “Un compleanno speciale, questa è la Guida numero 40: tanto, se non tutto, è cambiato sia nel mondo della ristorazione sia nel modo di raccontarlo”. Per questo la nuova pubblicazione tratteggia, fra storia e cronaca, il cammino della ristorazione e della cucina italiana in questi ultimi quarant’anni, così come esce, scorrendo le pagine delle trentanove edizioni passate.

Un cambiamento importante, in questa pubblicazione dopo aver abolito un anno fa i voti espressi in ventesimi, è rappresentata dall’introduzione dei “cappelli d’oro”, attribuiti ai “nuovi classici”, cioè ai ristoranti – in tutto dieci – che hanno contribuito a cambiare il volto della cucina italiana prima dell’avvento della Nuova Cucina Italiana.

Inutile a questo proposito sottolineare che la Guida 2018 fotografa una realtà ricca, varia, poiché oggi in Italia si può pressoché ovunque mangiare bene con una varietà d’offerta in grado di soddisfare tutti i gusti e le capacità di spesa. E la pubblicazione ne recensisce il vertice qualitativo: circa 2.000 locali fra oltre 200mila insegne, tutti i migliori, ciascuno nella propria tipologia, dalla trattoria più semplice alla tavola a “5 cappelli”, dalle enotavole alle cucine etniche, con uno speciale inserto dedicato alle “migliori pizzerie d’Italia”, oggi realtà significativa nel panorama nazionale.

Sono 10 i ristoranti cui è stato attribuito il cappello d’oro, riservato ai nuovi classici: Caino di Montemerano; Colline Ciociare di Acuto; Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio; Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi; Enoteca Pinchiorri di Firenze; Lorenzo di Forte dei Marmi; Marchesi alla Scala di Milano; Miramonti l’Altro di Concesio; San Domenico di Imola; Vissani di Baschi.

Sono 5 i ristoranti, come nell’edizione dell’anno scorso, a cui sono stati attribuiti i 5 cappelli, riservati al meglio in assoluto: Casadonna Reale di Castel di Sangro, Le Calandre di Rubano, Osteria Francescana di Modena, Piazza Duomo di Alba, Uliassi di Senigallia.

Sono 40 i ristoranti da 3 cappelli, 132 da 2 cappelli, 457 quelli segnalati con un cappello.

La regione con il maggior numero di cappelli si conferma la Lombardia, con 164, più 3 cappelli d’oro; seconda è il Veneto con 107, davanti al Piemonte (95); Campania (94, più 1 cappello d’oro); Toscana (87, più 3 cappelli d’oro); Lazio (82, più 1 cappello d’oro); Emilia Romagna (62, più 1 cappello d’oro); Sicilia (39); Alto Adige (38); Puglia (34); Liguria (29); Abruzzo (28); Marche (24); Umbria (12, più 1 cappello d’oro); Trentino, Calabria e Sardegna (10); Valle d’Aosta (4); Basilicata e Molise (2).



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