Il più vecchio di Marola? Un pero di tre secoli
Carpineti, nel cortile della famiglia Canovi una delle piante più antiche d’Europa. Produce ancora pere Spalèr, ingrediente indispensabile per il savurett
CARPINETI. Proseguono gli itinerari “Alle radici del gusto”, che uniscono natura e cultura, valorizzando due categorie decisamente sottovalutate: da un lato gli alberi secolari, regolarmente ignorati dagli itinerari turistici, persino da quelli in bici o a piedi; dall’altro le sagre di paese, liquidate spesso con la locuzione “stand gastronomici”, senza neanche specificare che cosa si mangia, in quegli stand.
Meta del nostro pellegrinaggio, questa volta, sarà Marola: lì si trova un pero secolare e, domenica, andrà in scena la terza domenica della Festa della castagna.
IL LUOGO. Il pero si trova nel giardino di una casa di montagna di proprietà della famiglia Canovi. Una volta arrivati in centro a Marola, occorre seguire l’indicazione Ca’ Nova, alla destra dell’ufficio postale. La stradina che conduce alla pianta è breve e asfaltata, ma la carreggiata piuttosto angusta consiglia di parcheggiare e procedere a piedi, visto anche lo stupendo panorama che si gode, impreziosito dalla sagoma inconfondibile della Pietra di Bismantova.
Quando, dopo 700-800 metri, alla vostra sinistra compare un’edicola sacra, significa che siete arrivati: sulla destra c’è l’abitazione nel cui giardino insiste il pero plurisecolare, una casa torre in pietra che risale al 1400. Nonostante l’assenza di recinzioni, trattandosi di un terreno privato, per visitare l’albero occorre chiedere il permesso: se è in casa, il proprietario sarà felice di accompagnarvi e, magari, raccontarvi alcuni aneddoti sulla sua lunga storia.
L’ALBERO. Non è un caso che questo enorme pero sia stato inserito dalla regione tra i cosiddetti “Patriarchi da frutto”: con i suoi tre secoli di vita e una circonferenza di oltre tre metri, la pianta di Marola è tra le più antiche e grandi non solo d’Italia, ma dell’Europa intera. Il pero, che è ancora al suo posto e fruttifica regolarmente, comincia però a manifestare segni di sofferenza. Che secondo l’orgoglioso e attentissimo proprietario non sono solo quelli inevitabili dovuti alla vecchiaia: da quando dal cortile è stato rimosso il letamaio, i cui liquami nutrivano l’albero, il processo di senescenza del pero si sarebbe drammaticamente accelerato. La buona notizia è che nell’incantevole giardino della famiglia Canovi, a pochi metri dal patriarca, crescono diversi esemplari più giovani, pronti – un giorno – a prendere il suo posto.
Trattandosi di itinerari dendro-gastronomici, è d’obbligo sottolineare che la pianta in questione, oltre ad essere un monumento vegetale, possiede anche notevole importanza gastronomica: il pero, infatti, appartiene a una varietà molto rara che cresce esclusivamente a Marola e dintorni e produce, fortunatamente ancora in grande quantità, le preziose pere Spalèr, ingrediente fondamentale del cosiddetto Savurett, una composta tradizionale con cui vengono farciti i principali piatti locali.
IL CIBO. Ogni anno, in occasione della Festa della castagna, Marola, un piccolo centro abitato immerso in un castagneto centenario (il nome Marola deriva dal latino maronis aula, cioè il tempio del marrone), diventa il fulcro gastronomico dell’Appennino reggiano. La frequentatissima manifestazione, che si svolge le prime tre domeniche d’ottobre, è stata una delle prime, in Italia, a celebrare questo prezioso frutto: inaugurata nel 1964, ha da tempo superato la 50esima edizione. L’intento originario però non cambia: far conoscere e valorizzare quello che, un tempo, veniva chiamato il pane dei poveri, quando le castagne e la farina che se ne ricava costituivano la base dell’alimentazione locale.
Di quel tempo resta la cosiddetta Casa del pan d’albero, uno storico essiccatoio alle porte del paese acquisito dal Comune e utilizzato a scopi didattici. Il cuore della sagra, naturalmente, è il padellone dei record: un’enorme padella di due metri di diametro nella quale vengo arrostiti i famosi marroni, poi distribuiti ai presenti assieme all’immancabile bicchiere di vin brulé. Imperdibili, per i gastronauti, le specialità locali in vendita negli stand delle associazioni organizzatrici: come i divini tortelli al forno farciti con savurett della Pro Marola o il delizioso scarpazzone montanaro a base di riso, sfornato dagli instancabili volontari di Carpineti da Vivere. Ma la festa della castagna di Marola non sarebbe completa senza il coinvolgimento gastronomico dei ristoranti del paese, che per l’occasione propongono un menù a base di castagne e savurett, con piatti irresistibili tra cui, ad esempio, il sensazionale arrosto di coniglio (in umido) ripieno di marroni dell’Hotel Ristorante Marola.
*Scrittore e autore del progetto online “Le radici del gusto”
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