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Indagando il volto nei quadri di Ligabue e Cesare Zavattini
GUALTIERI. Il volto umano è tra gli stimoli visivi più complessi ai quali possiamo essere esposti, ed è una percezione speciale per il nostro cervello, che ha deputato una sua parte proprio al...
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GUALTIERI. Il volto umano è tra gli stimoli visivi più complessi ai quali possiamo essere esposti, ed è una percezione speciale per il nostro cervello, che ha deputato una sua parte proprio al riconoscimento facciale. E sia per Antonio Ligabue che Cesare Zavattini il volto ha significato tanto, al punto che gli autoritratti hanno costituito una parte significativa delle rispettive produzioni artistiche.
Questi aspetti verranno approfonditi nel corso della conferenza-aperitivo in programma domani alle 17 nel Salone dei Giganti a Palazzo Bentivoglio – nel cuore della mostra dedicata a Ligabue e Zavattini – nella quale il dottor Gianfranco Marchesi e l’onorevole Giuseppe Amadei tratteranno del tema “Il volto e lo sguardo tra arte, psicologia e neuroscienze” e discuteranno da vicino il tema dell’autoritratto nell’opera dei due artisti emiliani. «Il riconoscimento del volto ha un’importanza anche dal punto di vista culturale – spiega Marchesi – e da questo punto di vista si può affermare con certezza che l’arte occidentale è unica nel suo genere: lo sguardo è stato infatti uno dei temi portanti della nostra cultura figurativa degli ultimi cinque secoli». Anche per Ligabue e Zavattini. «Se dall’arte di Zavattini si percepisce la concezione del volto come indagine, dagli autoritratti di Ligabue si evince l’identità di un reietto che quasi implora una relazione, un contatto umano. Il suo volto è torvo in quanto frustrato, i sentieri alle sue spalle sempre interrotti. La sua è una ricerca dolorosa anche di quel “bèz” che non otterrà mai dalla sua amata Cesarina». (a.v.)
Questi aspetti verranno approfonditi nel corso della conferenza-aperitivo in programma domani alle 17 nel Salone dei Giganti a Palazzo Bentivoglio – nel cuore della mostra dedicata a Ligabue e Zavattini – nella quale il dottor Gianfranco Marchesi e l’onorevole Giuseppe Amadei tratteranno del tema “Il volto e lo sguardo tra arte, psicologia e neuroscienze” e discuteranno da vicino il tema dell’autoritratto nell’opera dei due artisti emiliani. «Il riconoscimento del volto ha un’importanza anche dal punto di vista culturale – spiega Marchesi – e da questo punto di vista si può affermare con certezza che l’arte occidentale è unica nel suo genere: lo sguardo è stato infatti uno dei temi portanti della nostra cultura figurativa degli ultimi cinque secoli». Anche per Ligabue e Zavattini. «Se dall’arte di Zavattini si percepisce la concezione del volto come indagine, dagli autoritratti di Ligabue si evince l’identità di un reietto che quasi implora una relazione, un contatto umano. Il suo volto è torvo in quanto frustrato, i sentieri alle sue spalle sempre interrotti. La sua è una ricerca dolorosa anche di quel “bèz” che non otterrà mai dalla sua amata Cesarina». (a.v.)
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