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Il regista Hado Hasanovic: «Le mie opere tra Bosnia e Italia»

Il regista Hado Hasanovic: «Le mie opere tra Bosnia e Italia»

Reggio Emilia: una serie di interviste agli ospiti che verranno in città in occasione del Reggio Film Festival 

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REGGIO EMILIA. Manca poco a Reggio Film Festival, la rassegna che ogni anno porta in città centinaia di opere da tutto il mondo con ospiti di grande rilievo.

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Il tema scelto per questa 16esima edizione, che si svoglerà dal 3 al 13 novembre, è “Eroi”. Così abbiamo deciso di chiedere ai protagonisti cosa significhi, per loro, eroismo. Il primo a rispondere è Ado Hasanovic, regista bosniaco giunto a Roma qualche anno fa per frequentare il prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia. Diplomato da pochi mesi, domenica scorsa ha vinto il Premio del Pubblico al Balkans Beyond Borders Festival di Bruxelles con “Pink Elephant”, il suo nuovo corto che è anche in concorso al Reggio Film Festival e verrà proiettato sabato 4 novembre. Dal 3 al 5 novembre, poi, Hasanovic riproporrà, dopo il successo dell’anno scorso, il workshop per la realizzazione di un cortometraggio in compagnia di Leonardo Kurtz, direttore della fotografia.

Quanto bisogna essere eroi per fare cinema?

«Bisogna essere eroi assolutamente. Fare cinema non è semplice. Magari prima era più facile, non lo so... Bisogna avere buone idee, scrivere bene, in un modo originale, particolare. Bisogna leggere tanto, e cercare».

Lei viene dalla Bosnia. Cosa può dare questa sua provenienza al cinema italiano e a quello europeo in generale?

«Tanto, credo. Io sono di Srebrenica, ho attraversato la guerra. Ancora oggi se penso a come sono andate le cose, non so nemmeno come abbia fatto a sopravvivere, con i miei genitori. Dopo che ho finito la scuola di cinema di Sarayevo, volevo venire a Roma a studiare. Adoro il cinema italiano, sopratutto Fellini. Le mie opere rappresentano un mix tra Bosnia e Italia. Una tematica bosniaca raccontata in stile italiano. E questo rende le mie storie universali. Almeno è questo il mio scopo».

Che cosa pensa delle nuove tecnologie?

«Possono aiutare tanto: oggi con i cellulari possiamo comunicare e fare i film che raccontano storie allo stesso modo dei film che si girano con la camera professionale. Ovviamente le nuove tecnologie sono buone per chi le sa usare. Resta importante programmare, pensare bene tutto».

Cosa pensa dei nuovi sistemi di fruizione dei film, Netflix, Amazon Prime? Qualcuno parla di fine del cinema.

«Mah... Dobbiamo ricordarci che quando si passò dal cinema muto al sonoro tutti pensarono “il cinema è finito”. Io non penso che le nuove tecnologie portino alla fine del cinema».

Progetti futuri?

«La mia idea è quella di fare un cortometraggio scritto da un autore italiano, in cui si racconti la relazione tra una madre e una figlia. Penso che girerò questo film in un piano sequenza, a dicembre. E poi vorrei realizzare un lungometraggio». (r.f.s.)
 

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