Gazzetta di Reggio

«Festeggiamo quarant’anni riscrivendo Beethoven»

di Giulia Bassi
«Festeggiamo quarant’anni riscrivendo Beethoven»

Sandro Gorli, direttore del Divertimento Ensemble in scena al teatro Cavallerizza «Abbiamo affidato a 33 compositori la rielaborazione delle Variazioni Diabelli» 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Porta un nome, “Divertimento”, tipico degli ensemble per strumenti a fiato dell'epoca mozartiana ma il loro repertorio è contemporaneo. «Agli inizi, nel 1977, eravamo un gruppo di soli fiati, dal quale ne è nato un altro che comprendeva anche gli archi. Dal quel momento, il Divertimento Ensemble – spiega il suo direttore storico Sandro Gorli – ha incominciato il suo cammino. Abbiamo 40 anni dunque, un record di cui vado orgoglioso, come l’Ensemble Intercontemporain fondato da Pierre Boulez. Per festeggiare il compleanno è stata pensato il progetto legato al brano che eseguiamo questa sera a Reggio Emilia (alla Cavallerizza, ore 20.30 nell'ambito del Festival Aperto ndr): la “riscrizione” delle beethoveniane 33 Variazioni per pianoforte sul tema di Diabelli, variazioni che sono state affidate a 33 compositori che negli ultimi anni hanno lavorato e collaborato con la nostra formazione». Ecco i loro nomi: Claudio Ambrosini, Roberto Andreoni, Maël Bailly, Giovanni Bertelli, Stefano Bulfon, Giulio Castagnoli, Francesco Ciurlo, Simone Corti, Antonio Covello, Luis De Pablo, Marco Di Bari, Caterina Di Cecca, Frédéric Durieux, Ivan Fedele, Matteo Franceschini, Luca Francesconi, Federico Gardella, Stefano Gervasoni, Daniele Ghisi, Michael Jarrell, Ruggero Laganà, Mauro Lanza, Javier Torres Maldonado, Gabriele Manca, Mino Marani, Marco Momi, Luca Mosca, Corrado Rojac, Valerio Sannicandro, Anton Safronov, Antonin Servière, Alessandro Solbiati, Daniela Terranova.

Perché questa scelta, Maestro Gorli?

«Le Diabelli sono la composizione più umoristica e la meno ortodossa dell’intera produzione beethoveniana. Forse per canzonare un tema già comico nella sua goffaggine, Beethoven disattende subito la consuetudine, che prevede che la prima variazione conservi il carattere del tema, scrivendo una “marcia” piuttosto lontana dal tema e che pervaderà poi l’intera serie delle variazioni. Il tema, invece di essere confermato, adornato e glorificato, viene perfezionato, parodiato, ridicolizzato, ripudiato, trasfigurato, compianto, ed elevato. La modernità di questo approccio e la gamma di differenti emozioni attraverso cui passano le Diabelli: serie, liriche, misteriose e malinconiche, riservate e brillantemente estroverse».

Qual è il carattere di queste variazioni “rifatte”?

«Ciascuna presenta il proprio strumentario e possiede una connotazione precisa: chi la intende nel senso tradizionale e chi molto meno. Comunque Beethoven è sempre presente!».

Quarant’anni di attività: che cosa vuole ricordare?

«Sicuramente, aver istituito nel 2004 una stagione, con un'attività che comprende l'accademia con corsi di direzione d'orchestra. Sono molti i giovani che la frequentano: siamo gratificati da questo nostro impegno».

A quali compositori siete più legati?

«Tra le tante figure che hanno lavorato con noi Franco Donatoni, che è stato il mio maestro, poi Maurizio Kagel che ci ha fatti crescere, mentre Kurtag e stato anche il nostro tutor; tra i molti altri, ricordo Sciarrino».

E come pubblico?

«Siamo seguiti da un pubblico molto curioso e l'attività formativa ha contribuito ad allargare la cerchia delle persone che ci seguono, come sta capitando dopo l’ultima impresa: l'istituzione di un coro non professionale che sta avendo grande successo».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google