eroi
Filippo Kalomenìdis insegna la fatica di «crescere sempre»
REGGIO EMILIA. Continua il percorso di avvicinamento al Reggio Film Festival, la rassegna che da 16 anni porta in città opere e ospiti da tutto il mondo. In attesa della manifestazione – che si...
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REGGIO EMILIA. Continua il percorso di avvicinamento al Reggio Film Festival, la rassegna che da 16 anni porta in città opere e ospiti da tutto il mondo. In attesa della manifestazione – che si svolgerà dal 3 al 13 novembre – abbiamo deciso di chiedere ai protagonisti di approfondire il tema scelto per questa edizione: eroi. Filippo Kalomenìdis è nato a Sassari nel 1976. Sceneggiatore cinematografico e televisivo, autore di serie tv ed head writer, autore teatrale e scrittore, tiene corsi di scrittura in tutta Italia. A Reggio condurrà un workshop di sceneggiatura insieme allo scrittore Gianluca Morozzi.
Come ha a che fare l’eroe con la sceneggiatura di un film?
«L’eroe è qualcuno che ricorda che la radice del verbo “to be” (essere), deriva dall’indoeuropea “bheu” (divenire, crescere ogni istante). Crescere costantemente significa essere in conflitto con la realtà e con la propria natura, vivere l’amore e cercare di darlo, senza fermarsi mai. Chi ha questo dentro è un eroe ed è fatto per stare al centro di una storia, in un film o in una serie».
Parliamo del suo lavoro. Quanto bisogna essere eroi per scrivere per il cinema e la televisione?
«Bisogna essere pazienti e incoscienti. Fortunati, intelligenti e di talento. Non necessariamente eroi».
È più difficile scrivere per il cinema o per la tv?
«Si scrive col corpo e con l’anima. Scrivere per il cinema è come nuotare. Scrivere per la tv è come camminare per chilometri. La difficoltà dipende da in che acqua nuoti e da dove cammini».
Qual è il lavoro a cui è più affezionato?
«I progetti a cui sto lavorando dal 2017. Ma quando mi guardo indietro sono felice di aver scritto tante storie che hanno emozionato gli spettatori. Dal film “Io sono con te” alle serie “Il Tredicesimo Apostolo” e “Romanzo Siciliano”».
Parliamo del workshop che terrà a Reggio Emilia. In cosa possono confidare gli aspiranti sceneggiatori che lo frequenteranno?
«Possono stare certi che alla fine usciranno con un’idea della scrittura molto differente rispetto a quando sono entrati. E torneranno a casa con un progetto concreto in mano».
Al workshop e all’incontro con il pubblico sarà presente anche Gianluca Morozzi, che scrive romanzi e non sceneggiature. Come è il rapporto con chi scrive romanzi?
«Gli scambi sinceri e autentici tra coloro che raccontano e scrivono storie sono sempre una ricchezza per chi li vive».
Qual è la difficoltà maggiore nel trasformare un romanzo in una sceneggiatura?
«L’inizio del lavoro, quando ci si immerge nel libro e occorre capire qual è la sua essenza, “le Immagini madri” da cui partire per trasformare un romanzo in un racconto visivo». (r.f.s.)
Come ha a che fare l’eroe con la sceneggiatura di un film?
«L’eroe è qualcuno che ricorda che la radice del verbo “to be” (essere), deriva dall’indoeuropea “bheu” (divenire, crescere ogni istante). Crescere costantemente significa essere in conflitto con la realtà e con la propria natura, vivere l’amore e cercare di darlo, senza fermarsi mai. Chi ha questo dentro è un eroe ed è fatto per stare al centro di una storia, in un film o in una serie».
Parliamo del suo lavoro. Quanto bisogna essere eroi per scrivere per il cinema e la televisione?
«Bisogna essere pazienti e incoscienti. Fortunati, intelligenti e di talento. Non necessariamente eroi».
È più difficile scrivere per il cinema o per la tv?
«Si scrive col corpo e con l’anima. Scrivere per il cinema è come nuotare. Scrivere per la tv è come camminare per chilometri. La difficoltà dipende da in che acqua nuoti e da dove cammini».
Qual è il lavoro a cui è più affezionato?
«I progetti a cui sto lavorando dal 2017. Ma quando mi guardo indietro sono felice di aver scritto tante storie che hanno emozionato gli spettatori. Dal film “Io sono con te” alle serie “Il Tredicesimo Apostolo” e “Romanzo Siciliano”».
Parliamo del workshop che terrà a Reggio Emilia. In cosa possono confidare gli aspiranti sceneggiatori che lo frequenteranno?
«Possono stare certi che alla fine usciranno con un’idea della scrittura molto differente rispetto a quando sono entrati. E torneranno a casa con un progetto concreto in mano».
Al workshop e all’incontro con il pubblico sarà presente anche Gianluca Morozzi, che scrive romanzi e non sceneggiature. Come è il rapporto con chi scrive romanzi?
«Gli scambi sinceri e autentici tra coloro che raccontano e scrivono storie sono sempre una ricchezza per chi li vive».
Qual è la difficoltà maggiore nel trasformare un romanzo in una sceneggiatura?
«L’inizio del lavoro, quando ci si immerge nel libro e occorre capire qual è la sua essenza, “le Immagini madri” da cui partire per trasformare un romanzo in un racconto visivo». (r.f.s.)
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