In volo con la Droneria Emiliana
di Martina Riccò
Massimo Tabai e Alessandro Vezzani riprendono il mondo dall’alto, anche Mosul
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REGGIO EMILIA. Può capitare che un fonico e un cameraman si incontrino e, sfruttando i droni, girino video e riprese in tutto il mondo, compreso l’Iraq.
È la storia di Massimo Tabai, 42enne di origini mantovane, e Alessandro Vezzani, 39enne reggiano, che insieme hanno fondato la Droneria Emiliana. Oltre a collaborare con alcune delle più importanti realtà reggiane riconosciute anche a livello nazionale – come Tiwi, Dolcevita Wedding Cinema, Indaco – hanno costruito un blog e un sito in cui forniscono informazioni molto utili agli appassionati di droni, oltre che ai loro clienti. «Recensiamo software, confrontiamo camere, diamo aggiornamenti sulla normativa che limita il volo dei droni o il loro utilizzo – spiega Massimo Tabai – e ovviamente condividiamo i nostri lavori».
Come le riprese a Mosul, in Iraq. Come siete finiti laggiù?
«Siamo stati contattati da Dueffe, una casa di produzione video di Firenze: un loro cliente, la Trevi spa, sta restaurando la diga di Mosul e voleva documentare questo lavoro prestigioso».
Cosa avete trovato?
«L’Iraq curdo è un’area relativamente tranquilla nonostante la vicinanza a Mosul, che nel periodo delle riprese era ancora in mano all’Isis. La diga però dista decine di chilometri dalla città ed è sotto il controllo dei curdi, che con l’appoggio dell’esercito italiano garantiscono la sicurezza».
Cambiando scenario, qualche giorno fa su Sky Arte è andato in onda un documentario a cui avete lavorato anche voi...
«Si tratta di “ArtQuake. L’arte salvata”, un emozionante documentario realizzato da Tiwi in collaborazione con Sky Arte. Racconta ciò che succede alle opere d’arte dopo un terremoto e di come l’arte possa essere uno strumento per superare il trauma. Noi abbiamo collaborato al progetto realizzando una parte delle riprese aeree».
Sempre con il naso all’insù, insomma. Ma come è iniziata l’avventura con i droni?
«Dopo il diploma in ragioneria e in pianoforte, per una quindicina d’anni ho lavorato come fonico, nell’ultimo periodo ho girato il mondo con il Cirque du Soleil. Circa tre anni fa ho deciso di tornare in Italia e ho provato a far diventare la mia passione per i droni un lavoro».
Come?
«Mi sono costruito le competenze necessarie per costruire e pilotare droni, e a quel punto ho sentito il bisogno di un operatore professionista che stesse alla camera mentre io pilotavo. Qui è entrato in gioco Alessandro, che si è diplomato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma come direttore della fotografia. Ora... lasciamo volare la nostra fantasia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È la storia di Massimo Tabai, 42enne di origini mantovane, e Alessandro Vezzani, 39enne reggiano, che insieme hanno fondato la Droneria Emiliana. Oltre a collaborare con alcune delle più importanti realtà reggiane riconosciute anche a livello nazionale – come Tiwi, Dolcevita Wedding Cinema, Indaco – hanno costruito un blog e un sito in cui forniscono informazioni molto utili agli appassionati di droni, oltre che ai loro clienti. «Recensiamo software, confrontiamo camere, diamo aggiornamenti sulla normativa che limita il volo dei droni o il loro utilizzo – spiega Massimo Tabai – e ovviamente condividiamo i nostri lavori».
Come le riprese a Mosul, in Iraq. Come siete finiti laggiù?
«Siamo stati contattati da Dueffe, una casa di produzione video di Firenze: un loro cliente, la Trevi spa, sta restaurando la diga di Mosul e voleva documentare questo lavoro prestigioso».
Cosa avete trovato?
«L’Iraq curdo è un’area relativamente tranquilla nonostante la vicinanza a Mosul, che nel periodo delle riprese era ancora in mano all’Isis. La diga però dista decine di chilometri dalla città ed è sotto il controllo dei curdi, che con l’appoggio dell’esercito italiano garantiscono la sicurezza».
Cambiando scenario, qualche giorno fa su Sky Arte è andato in onda un documentario a cui avete lavorato anche voi...
«Si tratta di “ArtQuake. L’arte salvata”, un emozionante documentario realizzato da Tiwi in collaborazione con Sky Arte. Racconta ciò che succede alle opere d’arte dopo un terremoto e di come l’arte possa essere uno strumento per superare il trauma. Noi abbiamo collaborato al progetto realizzando una parte delle riprese aeree».
Sempre con il naso all’insù, insomma. Ma come è iniziata l’avventura con i droni?
«Dopo il diploma in ragioneria e in pianoforte, per una quindicina d’anni ho lavorato come fonico, nell’ultimo periodo ho girato il mondo con il Cirque du Soleil. Circa tre anni fa ho deciso di tornare in Italia e ho provato a far diventare la mia passione per i droni un lavoro».
Come?
«Mi sono costruito le competenze necessarie per costruire e pilotare droni, e a quel punto ho sentito il bisogno di un operatore professionista che stesse alla camera mentre io pilotavo. Qui è entrato in gioco Alessandro, che si è diplomato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma come direttore della fotografia. Ora... lasciamo volare la nostra fantasia».
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