Gazzetta di Reggio

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Gli scatti di Cattani in mostra a Roma

Gli scatti di Cattani in mostra a Roma

I suoi “Frammenti” saranno esposti alle Officine Fotografiche

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ROMA. «Una fotografia può svelarci cose che fino al momento in cui la guardiamo erano rimaste nascoste, celate nell’apparente ordinarietà del reale, e che solo quel congegno diabolico racchiuso nella macchina fotografica (attraverso la scelta di una certa inquadratura, dentro una certa luce) riesce a cogliere». A parlare così è Bruno Cattani, fotografo che vive e lavora a Reggio Emilia, e che da oggi fino al 17 novembre esporrà i suoi “Frammenti” alle Officine Fotografiche di Roma. La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, a ingresso gratuito.

«Ciò che accomuna tutte le immagini di Cattani – spiega Sandro Parmiggiani nel volume “Frammenti”, pubblicato da Corsiero editore e che accompagna la mostra – è il miracolo di un incontro inaspettato, di una memoria ritrovata... È davvero straordinaria la capacità di una fotografia di smuovere l’immaginario, di fare scattare una rêverie, una fantasia, forse talvolta memorie di sogni e di fantasmi, in cui si mescolano esperienze della realtà, letture di romanzi, visioni di film». Negli scatti di Cattani, assicura il critico, «ci si può così riconoscere, grazie alla nostra educazione sentimentale, in qualcosa che, pur essendoci ignoto, pur non avendo mai fatto parte della nostra esperienza visuale nel corso della nostra vita, ci appare come familiare. Grazie a fotografie come quelle di Bruno Cattani possiamo cogliere la verità profonda di un’altra annotazioni di Charles Simic: “Si può provare nostalgia per un tempo e un luogo che non si sono mai conosciuti? Secondo me sì”. Se nelle sue prime opere tutto pareva rivestito di un colore un po’ plumbeo e fosco, ora il mondo appare più terso, anche se sempre c’è qualcosa di biancastro e di caliginoso – una sorta di chiarore nevoso, come se in tutta la visione aleggiassero evanescenti fiocchi biancastri – che ci ricorda la distanza da un luogo e da un tempo, che non possono mai essere quelli in cui ci troviamo ora immersi a guardare».

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