Gazzetta di Reggio

Reggio Film Festival, a scuola da Andrea Gherpelli: «Bisogna lavorare su se stessi»

di Giulia Bassi
Reggio Film Festival, a scuola da Andrea Gherpelli: «Bisogna lavorare su se stessi»

L’attore di Correggio protagonista di film e pubblicità sul piccolo schermo: «È bello portare ai giovani la propria esperienza» 

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REGGIO EMILIA. Già da qualche anno, dopo quello spot pluripremiato per la Wind intitolato “Papà”, ad alto concentrato emozionale e con un milione di visualizzazioni, la carriera dell’attore correggese Andrea Gherpelli, già molto solida, ha avuto un’impennata notevole. «A volte per comunicare davvero la tecnologia non è tutto …» viene riportato in quel video in cui senza dire una parola, si può constatare la multiforme espressività del suo viso, la delicatezza dei suoi gesti e soprattutto quanto riesce a comunicare.

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Tra le fiction Rai nelle quali ha preso parte ultimamente, figurano “Faccia d’angelo” ispirata alla storia di Felice Maniero, quindi “Qualunque cosa succeda” sulla storia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli e del suo tragico assassinio avvenuto a Milano insieme al maresciallo Silvio Novembre, che è proprio il personaggio da lui interpretato. Tra un impegno e l’altro, Gherpelli oggi e domani sarà nella sede di Mamimò al Teatro dell’Orologio per dedicarsi a un progetto tutto suo, rivolto ai giovani attori, un workshop chiamato significativamente “REacting” che compare nell’ambito di Reggio Film Festival (in città dal 3 al 13 novembre).

«Ho voluto creare uno spazio artistico per attori, cantanti, danzatori, performer professionisti ed aspiranti. È un tempo da condividere e da dedicare allo sviluppo artistico individuale. È uno spazio duplice, scenico e reale, per praticare quel training artistico che apre la sorgente emozionale».

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere a partecipanti?

«Dopo più vent’anni (ne ho 42) passati in giro a studiare, è molto bello portare a dei giovani attori la propria esperienza, dopo aver analizzato anche certi errori. Mi piace farlo dalla provincia coinvolgendo chi desidera scoprire cosa succede sul set o capire se il proprio talento li fa essere all’altezza di affrontare la carriera. Quando sono partito eravamo in tanti, ma molti sono tornati a casa, accorgendosi che il loro talento non era così forte».

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Il progetto sembra legarsi ad un discorso sull’orientamento.

«In un certo senso: è mia intenzione indirizzare i partecipanti ad una ricerca creativa che guarda dentro loro stessi. Infatti recitare e vivere le emozioni, a favore della macchina da presa, è un tipo di arte di cui occorre prendere coscienza».

Ad esempio?

«Più stretta sarà l'inquadratura e più profondo dovrà essere il sentire. Come visti al microscopio i sentimenti andranno vissuti, non narrati».

Come intendi lavorare?

«Ho del materiale utile da utilizzare per questo workshop che sarà dedicato allo sviluppo di scene tratte da film ai quali ho lavorato e che userò come punto di partenza, come approccio alla scena e al personaggio. Si comincia dal semplice rilassamento fin all’analisi del testo, il tutto davanti alla telecamere per dare ai ragazzi il feedback, ricordare loro di “costruire” la propria coscienza al fine di acquisire criteri di autovalutazione e così poter crescere davvero! E questo perché sul set non c’è tempo…. eppure ogni attore lo dovrebbe fare, deve sapere quello che sta facendo».

È un tipo di lavoro che proponi sulla base della tua esperienza

«Infatti. Io ho dovuto fare un grande lavoro su me stesso, ma sono riuscito con l’aiuto di grandi maestri: una tra tutte Beatrice Braco con cui ho studiato insieme a Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart».

Ma qual è il segreto ?

«Arrivare pronti quando si deve affrontare un personaggio e per far ciò bisogna togliersi le tossine della vita frenetica che sono dannose quando ti devi donare, vale a dire vestire i panni di un personaggio».

E in questo periodo a cosa stai lavorando ?

«Sono a Spoleto con Mario Girotti (alias Terence Hill) e Nino Frassica per la serie “Don Matteo 11” in onda da marzo prossimo. Interpreto un nuovo personaggio che compare al terzo episodio, il padre di un bambino adottato. Sono felicissimo di lavorare con loro, artisti di grande professionalità: da una parte Girotti, sempre cordiale, lineare, rispettosissimo, dall’ altra Frassica, un vortice di buonumore da quando arriva sul set, fino alla sera».


 

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