Gazzetta di Reggio

recensione 

Il Trovatore onirico di Vizioli conquista il pubblico del Valli

di Giulia Bassi
Il Trovatore onirico di Vizioli conquista il pubblico del Valli

REGGIO EMILIA. Nell’amatissimo Trovatore dominano due opposte tinte: il nero della notte e il rosso del fuoco; tra pire, fiamme, guerre, sogni, incubi. Di questi due aspetti, a sostegno di un dramma...

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REGGIO EMILIA. Nell’amatissimo Trovatore dominano due opposte tinte: il nero della notte e il rosso del fuoco; tra pire, fiamme, guerre, sogni, incubi. Di questi due aspetti, a sostegno di un dramma ai limiti dell’assurdo, Stefano Vizioli, regista dello spettacolo che ha aperto la stagione lirica del Valli (con replica oggi alle 15.30) ha fatto prevalere quella scura, disegnando subito attorno all’inquietante vicenda una spessa coltre onirica, con l’occhio di Azucena che si trasforma in una grande luna piena, sognante. Un’atmosfera degna di una fiaba noir che, pur rappresentata nel segno della tradizione, non manca di presentare personaggi soli che non comunicano.

Pregio della pur semplice scena di Alessandro Ciammarughi – due carri e due scale modulabili – il far immaginare chiaramente, con il supporto delle luci ben curate da Franco Marri e sipari trasparenti, le diverse situazioni dell’opera. Prima di elencare i singoli protagonisti, un elogio sentito va al Coro Merulo di Reggio Emilia diretto da Martino Faggiani, che ha fornito una prova di qualità superba. Andrea Battistoni, pur facendo galoppare l’Orchestra dell’Opera Italiana in modo intrepido e appassionato, riesce con stile e un gesto sempre plateale a fermare i suoni e smorzarli, avanzando sulla scia di un equilibrio adatto ad un passo narrativo apparentemente naturale, ma in realtà carico di aspetti misteriosi e sfuggenti. Questo fin dall’inizio, dalla cavatina di Ferrando (“Di due figli vivea padre beato”): nel ruolo il solido basso Francesco Milanese. Brilla l’Azucena di Silvia Beltrami, senza dubbio la migliore della serata: voce pastosa per un personaggio vero, non caricato, chiuso ed inafferrabile, poco diabolica, ma profondamente umana.

Invece manca pressoché totalmente il baritono: nel ruolo del Conte di Luna, Vittorio Vitelli si muove vistosamente in affanno, con la voce sfocata e traballante nell’intonazione; così quella meraviglia che è “Il balen del suo sorriso” passa senza lasciare traccia. Appassiona “Ah sì ben mio” (peccato la leggerissima incrinatura sul finale) ma bella gagliarda con tanto di do la Pira del Manrico, Gianluca Terrananova, durate la quale, prima dell’Allarmi, alle sue spalle il velo rosso si fa trasparente mostrando sul fondo, posizionato sulle scale, il coro: un momento particolarmente suggestivo dello spettacolo che prosegue con il Miserere in cui il soprano Vittoria Yeo, già rivelatasi solida nella prima aria “Tacea la notte placida” (una delle più belle scritte da Verdi), ci è piaciuta tantissimo, complice una recitazione espressiva e credibile. Teatro gremito ed applausi entusiastici.

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