L’INTERVISTA
Arecco: «Grazie a Walt Disney ho scoperto la magia dei “corti”»
REGGIO EMILIA. Sergio Arecco, 72 anni, ha conseguito la laurea in lettere moderne (con una tesi di cinema) che lo ha portato a una carriera di insegnamento. A questo lavoro ha sempre affiancato l'atti...
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REGGIO EMILIA. Sergio Arecco, 72 anni, ha conseguito la laurea in lettere moderne (con una tesi di cinema) che lo ha portato a una carriera di insegnamento. A questo lavoro ha sempre affiancato l'attività di critico cinematografico, scrivendo varie monografie e saggi su tematiche diverse: il paesaggio, la città, la storia. Ha collaborato al Dizionario dei Film Treccani e al Dizionario dei registi Einaudi. Nel 2016 ha realizzato per la Cineteca di Bologna il volume “Il cinema breve. Da Walt Disney a David Bowie. Dizionario del cortometraggio” (1928-2015). Sabato 4 novembre sarà ospite del Reggio Film Festival.
Cosa l'ha portata, dopo tanti libri dedicati a maestri del cinema classico e al lungometraggio, a dedicarsi invece al cortometraggio?
«La curiosità. Probabilmente è stato un saggio su Walt Disney, chiestomi da una rivista qualche anno fa, a fare da innesco. Per uno come me, diciamo della “vecchia scuola”, da sempre legato alla nozione di cinema d’autore, è stata una sorpresa, non dico l’avvio di un cambio di rotta, ma certo un netto ampliamento di visuale. Con la scoperta, in particolare, dei primissimi corti di Walt Disney. L’idea del dizionario, di un’antologia parallela del corto, finora mancante in Italia, da affiancare alle moltissime antologie dei migliori lungometraggi esistenti, è nata così».
Negli ultimi decenni, prima col Vhs e poi col Dvd, è sempre più facile, per tutti, vedere film usciti anche cinquant'anni fa. Il cortometraggio è meno diffuso. Farne un'antologia, riuscire a reperire corti di tanti anni fa è stata un'impresa “eroica”?
«Eroica non direi. Certo complessa. Ma agevolata, per esempio, dal fatto che proprio tra gli extra dei Dvd, sempre più ricchi di materiali, è a volte possibile rintracciare le prime prove d’autore del regista del film riprodotto. Prove che consistono appunto in cortometraggi, piccoli film paralleli, a volte saggi di diploma, a mio avviso opere seminali per capire la poetica e l’estetica del futuro regista – nel mio dizionario abbondano “primizie” di questo tipo. E poi, ormai, il mercato del Dvd, proprio nel suo tentativo di recupero dell’intera storia del cinema, spazia anche nella direzione del cinema sperimentale: le avanguardie storiche, l’underground di ieri e di oggi. Chi vuole cercare, magari ricorrendo anche al mercato straniero, trova. E trova tantissimo anche su YouTube».
Si può dire che il cortometraggio sta al lungometraggio come il racconto sta al romanzo?
«Non è facile rispondere. Per la dimensione narrativa forse sì. Ma se pensiamo che, nell’800 un Cechov, nel primo 900 una Mansfield e nel secondo 900 una Munro hanno scritto solo novelle e mai romanzi (a parte Cechov con il teatro, sempre una forma breve), lo stesso parallelo viene a cadere».
Cosa l'ha portata, dopo tanti libri dedicati a maestri del cinema classico e al lungometraggio, a dedicarsi invece al cortometraggio?
«La curiosità. Probabilmente è stato un saggio su Walt Disney, chiestomi da una rivista qualche anno fa, a fare da innesco. Per uno come me, diciamo della “vecchia scuola”, da sempre legato alla nozione di cinema d’autore, è stata una sorpresa, non dico l’avvio di un cambio di rotta, ma certo un netto ampliamento di visuale. Con la scoperta, in particolare, dei primissimi corti di Walt Disney. L’idea del dizionario, di un’antologia parallela del corto, finora mancante in Italia, da affiancare alle moltissime antologie dei migliori lungometraggi esistenti, è nata così».
Negli ultimi decenni, prima col Vhs e poi col Dvd, è sempre più facile, per tutti, vedere film usciti anche cinquant'anni fa. Il cortometraggio è meno diffuso. Farne un'antologia, riuscire a reperire corti di tanti anni fa è stata un'impresa “eroica”?
«Eroica non direi. Certo complessa. Ma agevolata, per esempio, dal fatto che proprio tra gli extra dei Dvd, sempre più ricchi di materiali, è a volte possibile rintracciare le prime prove d’autore del regista del film riprodotto. Prove che consistono appunto in cortometraggi, piccoli film paralleli, a volte saggi di diploma, a mio avviso opere seminali per capire la poetica e l’estetica del futuro regista – nel mio dizionario abbondano “primizie” di questo tipo. E poi, ormai, il mercato del Dvd, proprio nel suo tentativo di recupero dell’intera storia del cinema, spazia anche nella direzione del cinema sperimentale: le avanguardie storiche, l’underground di ieri e di oggi. Chi vuole cercare, magari ricorrendo anche al mercato straniero, trova. E trova tantissimo anche su YouTube».
Si può dire che il cortometraggio sta al lungometraggio come il racconto sta al romanzo?
«Non è facile rispondere. Per la dimensione narrativa forse sì. Ma se pensiamo che, nell’800 un Cechov, nel primo 900 una Mansfield e nel secondo 900 una Munro hanno scritto solo novelle e mai romanzi (a parte Cechov con il teatro, sempre una forma breve), lo stesso parallelo viene a cadere».
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