Gazzetta di Reggio

L’associazione Zerofavole porta il Paradiso in Argentina

L’associazione Zerofavole porta il Paradiso in Argentina

Lo spettacolo debutterà al Romaeuropa Festival, poi la replica in Patagonia Il direttore artistico Masotti: «Ultimo capitolo di un progetto iniziato nel 2015»

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REGGIO EMILIA. A l’alta fantasia, in questo caso, non mancò possa: “Zerofavole” porterà in Patagonia il Paradiso.

L’associazione, nata nel 2001 dal progetto “Extra Time” del Comune di Reggio Emilia per offrire ai disabili la possibilità di fare qualcosa di artistico nel loro tempo libero, negli anni è diventata laboratorio stabile con un duplice – e ambizioso – obiettivo: da una parte l’inclusione nella società delle persone disabili, ma anche dei minori affidati ai servizi sociali, non ultimi dei profughi; dall’altra la formazione di artisti. «La dignità umana va riconosciuta a tutti – spiega Stefano Masotti, direttore artistico di Zerofavole – ma poi c’è la dignità artistica delle persone che fanno parte della nostra compagnia, che vogliono affermarsi come artisti».

Questa esperienza sarà portata in Argentina in occasione del festival internazionale Arte X, organizzato dall’associazione Crearte di San Carlos de Bariloche. «Eravamo già in contatto con loro – racconta Masotti – perché tre anni fa abbiamo iniziato un interscambio a cui hanno partecipato anche l’orchestra Allegro Moderato di Milano e l’Accademia arte della diversità di Bolzano. Nel 2015 e nel 2016 gli argentini sono venuti in Italia, adesso tocca a noi andare là». E ovviamente, da buoni ospiti, non si presenteranno a mani vuote: «Porteremo il Paradiso, terzo capitolo della trilogia dantesca iniziata nel 2015 con Inferno. Lo spettacolo debutterà venerdì e sabato al Romaeuropa Festival, poi voleremo in Argentina e lo metteremo in scena anche là il 10 novembre».

Si tratta di una produzione di Babilonia Teatri di Verona, con la collaborazione dell’orchestra Allegro Moderato e il sostegno delle fondazioni Alta Mane Italia e Alta Mane Ginevra. «Lo spettacolo – spiega Masotti – nasce dall’incontro dei nostri quattro attori (tre dei quali minorenni affidati ai servizi sociali) con Enrico Castellani e Valeria Raimondi, registi di Babilonia Teatro, Claudio Damiano e Carlo Pensa, musicisti dell’orchestra Allegro Moderato. Per realizzarlo abbiamo trascorso cinque settimane gomito a gomito in cinque residenze creative, tra cui la Corte Ospitale di Rubiera. Come avvenuto in Inferno e in Purgatorio, anche in questo caso l’esito è una contaminazione tra realtà e finzione: la struttura narrativa dello spettacolo è stata fortemente alimentata dalle storie personali dei nostri attori».

La speranza è che il messaggio di Zerofavole possa essere assorbito anche in Argentina, dove la disabilità è concepita come malattia, attiene al mondo della sanità e non del welfare. «I malati – afferma Masotti – stanno all’ospedale, se noi mettiamo queste persone sul palco significa che non sono malate. E se riusciamo ad avere un risultato artistico di alta qualità è perché queste persone hanno una insita capacità di esprimersi artisticamente, sono artisti». Al ritorno dal Festival Art X, il Paradiso di Zerofavole sarà rappresentato a Verona (il 14 dicembre) e al teatro Cavallerizza di Reggio, all’interno del cartellone dei Teatri, dal 21 al 24 febbraio.

Nel frattempo il resto della compagnia – che dal 2012 si trova stabilmente una volta a settimana – si prepara a un altro importante debutto: «Il 9 dicembre alle 20.45, porteremo il teatro fuori dal teatro e nella palestra di via Luthuli presenteremo “Le balene sono nude”. Questo spettacolo mostra istantanee in movimento di quella che è la contemporaneità, mettendone in luce gli aspetti decadenti ma anche quelli positivi. Diciamo che restituiremo al pubblico il mondo come lo vediamo noi. Il testo, infatti, vede parti scritte da me, altre da Maria Balzarelli, altre ancora dagli attori della compagnia».

E non è tutto. «Due ricercatori – ci svela Masotti – hanno seguito tutto il percorso di Paradiso e verranno con noi in Argentina: il risultato sarà una pubblicazione che parlerà del processo creativo che ha portato alla realizzazione dello spettacolo. Una sorta di riflessione metodologica su come sia possibile fare teatro professionistico con attori non attori e persone in disagio; come, cioè, arte e pedagogia possano partecipare in sinergia alla creazione di un progetto che abbia una alta valenza sia sul piano umano (a livello di partecipazione sociale e potenzialità evolutiva delle persone coinvolte) sia su quello artistico».

Martina Riccò

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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