Gazzetta di Reggio

Alla scoperta di Bononi l’artista ferrarese che affrescò la Ghiara

di Cristina Fabbri
Alla scoperta di Bononi l’artista ferrarese che affrescò la Ghiara

REGGIO EMILIA. Carlo Bononi è stato uno dei grandi artisti del ’600. A lui Ferrara sta dedicando una mostra a Palazzo Diamanti, ma il Bononi fu attivo per anni anche a Reggio: domenica (dalle 16 alle...

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REGGIO EMILIA. Carlo Bononi è stato uno dei grandi artisti del ’600. A lui Ferrara sta dedicando una mostra a Palazzo Diamanti, ma il Bononi fu attivo per anni anche a Reggio: domenica (dalle 16 alle 17.30) la Basilica della Ghiara ospiterà un incontro nel quale saranno illustrati gli affreschi che decorano una delle cupole.

L’appuntamento, inserito nel ciclo Il tè delle Muse dei Musei Civici di Reggio e proposto dalla Gazzetta di Reggio come iniziativa “fuori dal quotidiano”, vedrà la presenza di Angelo Mazza (che in più di un’occasione ha raccontato la basilica, svelandone gli affreschi e i dipinti) e Giovanni Sassu (curatore della mostra ferrarese insieme a Francesca Cappelletti). Modererà l’incontro Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio.

«Il signor Carlo merita di essere stimato, perché li colori che lui adopera sono fatti di core liquefatto». Anno 1622. Questo scritto di Tito Prisciani, priore di Santa Maria in Vado, committente di tante opere di Carlo Bononi, indirizzato al reggiano Sebastiano Munarini, descrive in maniera sublime l’indiscusso talento dell’artista ferrarese, conosciuto e apprezzato anche nella nostra città. Per circa un ventennio, infatti, Bononi lavora per l’esigente committenza locale, che lo sceglie addirittura per il massimo cantiere cittadino dell’epoca, quello della basilica della Ghiara. «Certamente non sono in molti tra il grande pubblico – spiega Giovanni Sassu, curatore della mostra in corso a Ferrara – a sapere che Bononi è stato un grandissimo pittore del Seicento, stimato da colleghi come Guido Reni, Guercino o Giuseppe Maria Crespi. Bononi fu un artista prolifico, un grandissimo disegnatore, ma, soprattutto, un inquieto sperimentatore di tecniche e di forme che lo hanno portato ad occupare un posto di assoluto rilievo nella storia dell’arte del XVII secolo».

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