Gazzetta di Reggio

Reale e virtuale si sovrappongono grazie a “Offline”

di Giulia Bassi
Reale e virtuale si sovrappongono grazie a “Offline”

Africa Unite, MM Dance Company e Architorti «Per quanto tempo sappiamo restare scollegati?» 

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REGGIO EMILIA. L’ennesima e attesissima prima assoluta nel variegato cartellone del festival Aperto è “Offline (in tempo reale)”: una performance di parola, musica e gesto che gioca a scomporre e sovrapporre i piani del virtuale e del reale. La materia musicale è fornita dalle canzoni degli Africa Unite – il gruppo più rappresentativo del reggae made in Italy – in una elaborazione per quintetto d’archi (a cura di Architorti) e per elettronica applicata. La parte fisica e visibile è costituita dalle coreografie del reggiano Michele Merola per la MM Contemporary Dance Company. Gesto, parola e musica dialogheranno anche con i loro cloni virtuali proiettati su schermi, in una sorta di continuum dove il “programmato” si mixa con il reale fino a sovrapporsi. Una performance che vuole creare un mondo nuovo di immagini, suoni e movimenti che scaturiscono dall’energia dei 14 artisti in scena. L’appuntamento è per domani (ore 20.30) al teatro Ariosto per lo spettacolo realizzato in collaborazione con Torinodanza.

«Offline è uno spettacolo in cui convergono le nostre esperienze e questo nostro approccio “poco ortodosso”. La multidisciplinarietà è un percorso che affrontiamo per la prima volta e con molta passione, il fatto di unire danza e contenuti mediatici ai nostri testi, con l’ulteriore elaborazione musicale degli Architorti ci stimola molto» spiega Madaski che firma il concept dello spettacolo. Il leader degli Africa Unite, sulla breccia dal 1981 si chiede: «Tutta questa tecnologia è davvero necessaria o meglio ben assimilata ed usata correttamente nella nostra vita, oppure siamo diventati l’immagine riflessa della nostra icona sul social preferito, sempre in ricerca di apprezzamenti da persone che nemmeno conosciamo realmente?». In questo gioco dialogico con i loro cloni virtuali, il quintetto potrà moltiplicarsi e diventare orchestra. «Sembrerà paradossale – questo il punto di vista di Architorti – ma il rapporto con la classica, nel momento in cui si collabora con alcune realtà extraclassiche come gli Africa Unite, si intensifica, o quantomeno il classicismo in musica diventa la bussola da cui non va mai distolto lo sguardo».

Il nostro Merola è la prima volta che crea una coreografia su musica reggae: «A parte un primo momento di preoccupazione, il ritmo musicale mi ha letteralmente trasportato in una nuova ricerca stilistica dove movimento del corpo e gesto trovano una nuova linfa… Sono rimasto sorpreso da come il corpo, attraverso la musica degli Africa Unite, con le rielaborazioni degli Architorti, abbia trovato nuove strade di comunicazione corporea». Nella prima parte “L’illusione” ecco Hopptiquax, personaggio ambiguo interpretato da Madaski che rappresenta la rete delle reti, la rete per tutti, la rete che risolve, il navigatore personale nei meandri del virtuale. La seconda parte “Social Addicted” presenta il nuovo esercito di “social addicted”, che fanno della propria vita un'esposizione continua e spettacolare, sempre attenti a tenere sotto controllo lo “spettacolo” delle vite altrui, mentre nella terza “La reazione” emerge la consapevolezza della crescente dipendenza dal virtuale che ci controlla in modo subdolo e incide sul nostro presente e sul nostro futuro. Lo spettacolo culmina con la sovrapposizione delle due parti in gioco e si chiude con una domanda inquietante: «Sappiamo ancora permetterci di rimanere offline? Per quanto tempo?».



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