slam di poesia rivoluzionaria
Raspini vince con Majakosvkij «Reggio, ispirati a Torino»
REGGIO EMILIA. Raspini Majakosvkij conquista Torino, «una città attiva dove si fa cultura, non come questa Reggio dove oltre al fumo non c’è l’arrosto e facciamo solo mostre di foto». Stefano Raspini,...
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REGGIO EMILIA. Raspini Majakosvkij conquista Torino, «una città attiva dove si fa cultura, non come questa Reggio dove oltre al fumo non c’è l’arrosto e facciamo solo mostre di foto».
Stefano Raspini, poeta performante e conosciutissimo provocatore culturale reggiano, non rinuncia mai alla battuta tagliente. Ancora di più dopo il successo poetico ottenuto allo “Slam rivoluzionario” andato in scena venerdì sera a Torino, nel locale Polski Kot. Gli slam sono confronti a più voci di poesia in cui oltre al contenuto si valuta anche la capacità di interpretazione e declamazione dei testi, sia autografi che di autori terzi.
Quello di venerdì era dedicato al centenario della rivoluzione d’Ottobre, il cui anniversario è caduto martedì scorso, ed ha visto la partecipazione – oltre che di Raspini – di Luigi Socci, Alessandra Racca, Ade Zeno e Francesco Deiana. Cinque poeti che si sono confrontati con proprie opere e con quelle di grandi nomi del passato legati alla Russia e alla Rivoluzione, fra cui Vladimir Vladimirovic Majakovskij, sempre citato e poco conosciuto. A Raspini è stato affidato proprio Maiakovskij, di cui ha interpretato alcuni estratti affiancato da un traduttore: le varie poesie sono state declamate sia nella loro lingua di origine sia in italiano, così da poter essere comprese dalla gran parte dei presenti, russi e italiani. Il reggiano ha ottenuto la vittoria grazie ai voti del pubblico e della giuria, e così nella finale è stato chiamato a declamare altri passaggi suoi e dell’amatissimo Maiakovskij.
«È stato uno spettacolo molto bello e soddisfacente al di là del risultato finale», racconta orgoglioso Raspini. «Torino in questo momento è davvero una delle città più attive d’Italia e non solo per la proposta culturale. Quando abbiamo iniziato la competizione c’erano alcuni clienti che stavano guardando la partita della nazionale di calcio in televisione. Gli organizzatori hanno detto loro di spegnere tutto, perché c’erano da ascoltare le poesie del concorso, non la telecronaca della gara dell’Italia». Dalla vivacissima città piemontese l’occhio di Raspini si spinge verso casa, verso una Reggio che invece lui trova spenta. «Il paragone è impietoso, adesso Torino è in grande fermento e questo rende ancora più chiaro il mortorio in cui si è trasformata Reggio dal punto di vista culturale. Questa è sempre stata una città con poco fumo, forse, ma con tantissimo arrosto. Adesso cosa c’è? Qualche mostra di fotografia e delle attività teatrali, ma mai nulla di nuovo e stimolante, ci si accontenta delle solite cose, mentre Reggio una volta era una città propositiva». (adr.ar.)
Stefano Raspini, poeta performante e conosciutissimo provocatore culturale reggiano, non rinuncia mai alla battuta tagliente. Ancora di più dopo il successo poetico ottenuto allo “Slam rivoluzionario” andato in scena venerdì sera a Torino, nel locale Polski Kot. Gli slam sono confronti a più voci di poesia in cui oltre al contenuto si valuta anche la capacità di interpretazione e declamazione dei testi, sia autografi che di autori terzi.
Quello di venerdì era dedicato al centenario della rivoluzione d’Ottobre, il cui anniversario è caduto martedì scorso, ed ha visto la partecipazione – oltre che di Raspini – di Luigi Socci, Alessandra Racca, Ade Zeno e Francesco Deiana. Cinque poeti che si sono confrontati con proprie opere e con quelle di grandi nomi del passato legati alla Russia e alla Rivoluzione, fra cui Vladimir Vladimirovic Majakovskij, sempre citato e poco conosciuto. A Raspini è stato affidato proprio Maiakovskij, di cui ha interpretato alcuni estratti affiancato da un traduttore: le varie poesie sono state declamate sia nella loro lingua di origine sia in italiano, così da poter essere comprese dalla gran parte dei presenti, russi e italiani. Il reggiano ha ottenuto la vittoria grazie ai voti del pubblico e della giuria, e così nella finale è stato chiamato a declamare altri passaggi suoi e dell’amatissimo Maiakovskij.
«È stato uno spettacolo molto bello e soddisfacente al di là del risultato finale», racconta orgoglioso Raspini. «Torino in questo momento è davvero una delle città più attive d’Italia e non solo per la proposta culturale. Quando abbiamo iniziato la competizione c’erano alcuni clienti che stavano guardando la partita della nazionale di calcio in televisione. Gli organizzatori hanno detto loro di spegnere tutto, perché c’erano da ascoltare le poesie del concorso, non la telecronaca della gara dell’Italia». Dalla vivacissima città piemontese l’occhio di Raspini si spinge verso casa, verso una Reggio che invece lui trova spenta. «Il paragone è impietoso, adesso Torino è in grande fermento e questo rende ancora più chiaro il mortorio in cui si è trasformata Reggio dal punto di vista culturale. Questa è sempre stata una città con poco fumo, forse, ma con tantissimo arrosto. Adesso cosa c’è? Qualche mostra di fotografia e delle attività teatrali, ma mai nulla di nuovo e stimolante, ci si accontenta delle solite cose, mentre Reggio una volta era una città propositiva». (adr.ar.)
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