Sulla via Emilia antica con occhi contemporanei
di Chiara Cabassa
L’esposizione, che aprirà il 25 novembre, celebra i 2.200 anni di una strada che ci parla ancora
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. «Era necessario fare parlare delle pietre. Noi l’abbiamo fatto. Cercando di traghettare alla sensibilità di oggi un patrimonio antico attraverso l’esplorazione di nuove forme espositive e di comunicazione». In queste parole di Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici, si coglie il senso più profondo dell’obiettivo che si pone la mostra “On the road - Via Emilia 187 a.C.-2017” che si inaugurerà il 25 novembre per restare aperta fino al 1° luglio. Una mostra che è allo stesso tempo un ambizioso progetto promosso da Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, in collaborazione con la Regione e la Fondazione Manodori. Un valore aggiunto è rappresentato dalla capacità di fare rete: il percorso cittadino della mostra si articola infatti nella sede principale del Palazzo dei Musei e in due sedi collaterali, il Museo Diocesano dove sarà approfondito il tema del primo Cristianesimo lungo la via Emilia e la sede del Credem che ospiterà una sezione dedicata all’edilizia romana sullo sfondo dei resti del Foro della città e della basilica civile conservati nei sotterranei della banca.
A presentare ieri il progetto il sindaco Luca Vecchi oltre ai curatori della mostra Luigi Malnati (sovrintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) e Roberto Macellari (archeologo ispettore dei Musei Civici): assente il terzo curatore, Italo Rota. Hanno preso la parola anche Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici, monsignor Tiziano Ghirelli direttore del Museo Diocesano e Odette D'Albo, curatrice delle Collezioni Credem. In prima fila il presidente del Credem Giorgio Ferrari.
Oltre 400 i reperti archeologici «con prestiti prestigiosi arrivati da ogni dove» ha sottolineato Malnati. Ad alternare il percorso espositivo raffinati display che ricostruiscono in piccola scala i principali ambienti di vita dell’antica strada romana valorizzando i materiali archeologici originali messi in scena tramite la mediazione di spezzoni di celebri film peplum. Grazie a installazioni multimediali, la via Emilia storica si specchierà nella via Emilia contemporanea con pannelli sui quali i grandi protagonisti dei film peplum, con la scritta “on the road” dovranno convivere per qualche tempo anche con le luminarie.
«Si tratta di una delle mostre più importanti in città negli ultimi anni – esordisce il sindaco Luca Vecchi – che ci racconta della strada come luogo di unione, allora e ancora oggi, in un tempo in cui si creano muri e confini. La mostra coinvolge altre città, dando vita a un progetto culturale di area vasta in termini di attrattività del territorio, che ruota intorno ai Musei». «Una mostra – aggiunge Elisabetta Farioli – che ha il merito di uscire dall'ambito dei Musei per aprirsi alla collaborazione con i patrimoni artistici di due importanti realtà cittadine, il Museo diocesano e il Credito emiliano, creando una rete che si estende ai Comuni, alle associazioni e ai musei del nostro territorio». «Marco Emilio Lepido fu un personaggio storico determinante nonostante non sia sufficientemente ricordato nei manuali di storia – spiega Luigi Malnati –. La strada che porta il suo nome, e che ha dato poi il nome a un'intera regione, è frutto del suo progetto politico di costruire uno spartiacque tra i territori romani e i territori controllati dagli alleati a difesa delle popolazioni barbariche del nord. La via è nata a scopo militare per poi assumere funzioni civili e commerciali e divenire quindi luogo di unione».
«I materiali esposti – dice Roberto Macellari – sono il frutto di un lavoro di relazione realizzato dal Comitato scientifico grazie al quale è stato possibile portare a Reggio prestigiosi reperti provenienti da altri musei, regionali e nazionali».
GUARDA LA FOTOGALLERYE COMMENTAwww.gazzettadireggio.it
A presentare ieri il progetto il sindaco Luca Vecchi oltre ai curatori della mostra Luigi Malnati (sovrintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) e Roberto Macellari (archeologo ispettore dei Musei Civici): assente il terzo curatore, Italo Rota. Hanno preso la parola anche Elisabetta Farioli, direttrice dei Musei Civici, monsignor Tiziano Ghirelli direttore del Museo Diocesano e Odette D'Albo, curatrice delle Collezioni Credem. In prima fila il presidente del Credem Giorgio Ferrari.
Oltre 400 i reperti archeologici «con prestiti prestigiosi arrivati da ogni dove» ha sottolineato Malnati. Ad alternare il percorso espositivo raffinati display che ricostruiscono in piccola scala i principali ambienti di vita dell’antica strada romana valorizzando i materiali archeologici originali messi in scena tramite la mediazione di spezzoni di celebri film peplum. Grazie a installazioni multimediali, la via Emilia storica si specchierà nella via Emilia contemporanea con pannelli sui quali i grandi protagonisti dei film peplum, con la scritta “on the road” dovranno convivere per qualche tempo anche con le luminarie.
«Si tratta di una delle mostre più importanti in città negli ultimi anni – esordisce il sindaco Luca Vecchi – che ci racconta della strada come luogo di unione, allora e ancora oggi, in un tempo in cui si creano muri e confini. La mostra coinvolge altre città, dando vita a un progetto culturale di area vasta in termini di attrattività del territorio, che ruota intorno ai Musei». «Una mostra – aggiunge Elisabetta Farioli – che ha il merito di uscire dall'ambito dei Musei per aprirsi alla collaborazione con i patrimoni artistici di due importanti realtà cittadine, il Museo diocesano e il Credito emiliano, creando una rete che si estende ai Comuni, alle associazioni e ai musei del nostro territorio». «Marco Emilio Lepido fu un personaggio storico determinante nonostante non sia sufficientemente ricordato nei manuali di storia – spiega Luigi Malnati –. La strada che porta il suo nome, e che ha dato poi il nome a un'intera regione, è frutto del suo progetto politico di costruire uno spartiacque tra i territori romani e i territori controllati dagli alleati a difesa delle popolazioni barbariche del nord. La via è nata a scopo militare per poi assumere funzioni civili e commerciali e divenire quindi luogo di unione».
«I materiali esposti – dice Roberto Macellari – sono il frutto di un lavoro di relazione realizzato dal Comitato scientifico grazie al quale è stato possibile portare a Reggio prestigiosi reperti provenienti da altri musei, regionali e nazionali».
GUARDA LA FOTOGALLERYE COMMENTAwww.gazzettadireggio.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
