Un tour tra le opere dell’Astoria Mercure
Domenica l’albergo si apre alla città e mostra la sua collezione Da Armando Giuffredi a Gino Gandini fino agli affreschi di Balla
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REGGIO EMILIA. Un tour tra le opere dell’hotel Astoria-Mercure in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita del primo albergo del Gruppo Accor nel mondo, avvenuta il 19 novembre del 1967 a Lille, in Francia.
Eventi sono in programma in oltre quattromila alberghi: l’Hotel Astoria-Mercure ha deciso di aprirsi alla città mostrando la sua collezione d’arte che sarà illustrata da storici dell’arte reggiani.
L’appuntamento di domenica (dalle 17 alle 19) permetterà di vedere le opere d’arte, in particolare di artisti reggiani, che arricchiscono i diversi locali dell’hotel, dalla hall al ristorante alla sala colazioni e alle varie sale riunioni. All’ingresso, con l’ausilio di due tableau costruiti con tante fotografie d’epoca che illustrano le fasi di costruzione dell’hotel e mostrano com’erano gli spazi e gli arredi al momento dell’apertura, verrà illustrata una breve storia dell’hotel per poi partire alla scoperta delle tante opere di pittura e scultura. Ecco il grande pellicano in bronzo di Armando Giuffredi, riconducibile alla grande scuola di scultori francesi animalier del primo ‘900. Intorno, addossate alle pareti di tre grandi nicchie, le tre eteree figure danzanti dello scultore piacentino Restelli, manichini lignei che quasi paiono animarsi per colloquiare con gli ospiti. Sempre nella hall, tre dipinti ad olio di Gino Gandini, una primavera dai toni quasi giapponesi, una natura morta con selvaggina e un rarefatto paesaggio della laguna di Venezia; e poi due splendidi olii di Rina Ferri, che di Gandini era moglie. Sono due raffigurazioni di stagioni, una luminosa estate con la mietitura del grano e un autunno in cui tutti i colori del foliage sono stati messi sulla tela.
Nelle altre sale opere di Achille Incerti (dedicate alla Divina Commedia), di Vivaldo Poli, e poi Enrico Baj, Salvatore Fiume e Massimo Campigli. Scendendo per la scala che conduce alla sala convegni nell’ atrio si ammira una grande opera di Nani Tedeschi che splendidamente ci immerge in uno dei caratteristici paesaggi della Bassa con una singolare veduta di scorcio del Po su cui primeggia il volo di un rondone. Risaliti e spostandosi verso il ristorante si incontrano le due opere più importanti della collezione, i due grandi arazzi astratti ideati da Gino Severini e Giacomo Balla. Entrati al ristorante ecco la grande serie dei disegni che Angela Sormani Gorisi, nota artista e restauratrice diventata reggiana per matrimonio, realizzò nel 1949 come prototipi e modelli per la realizzazione di tessuti dal disegno sicuramente originale per un’importante seteria di Como. Nelle due sale successive le tre opere più grandi mai realizzate da Gino Gandini, tre splendidi paesaggi della nostra provincia.
Al termine del percorso, un brindisi di saluto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Eventi sono in programma in oltre quattromila alberghi: l’Hotel Astoria-Mercure ha deciso di aprirsi alla città mostrando la sua collezione d’arte che sarà illustrata da storici dell’arte reggiani.
L’appuntamento di domenica (dalle 17 alle 19) permetterà di vedere le opere d’arte, in particolare di artisti reggiani, che arricchiscono i diversi locali dell’hotel, dalla hall al ristorante alla sala colazioni e alle varie sale riunioni. All’ingresso, con l’ausilio di due tableau costruiti con tante fotografie d’epoca che illustrano le fasi di costruzione dell’hotel e mostrano com’erano gli spazi e gli arredi al momento dell’apertura, verrà illustrata una breve storia dell’hotel per poi partire alla scoperta delle tante opere di pittura e scultura. Ecco il grande pellicano in bronzo di Armando Giuffredi, riconducibile alla grande scuola di scultori francesi animalier del primo ‘900. Intorno, addossate alle pareti di tre grandi nicchie, le tre eteree figure danzanti dello scultore piacentino Restelli, manichini lignei che quasi paiono animarsi per colloquiare con gli ospiti. Sempre nella hall, tre dipinti ad olio di Gino Gandini, una primavera dai toni quasi giapponesi, una natura morta con selvaggina e un rarefatto paesaggio della laguna di Venezia; e poi due splendidi olii di Rina Ferri, che di Gandini era moglie. Sono due raffigurazioni di stagioni, una luminosa estate con la mietitura del grano e un autunno in cui tutti i colori del foliage sono stati messi sulla tela.
Nelle altre sale opere di Achille Incerti (dedicate alla Divina Commedia), di Vivaldo Poli, e poi Enrico Baj, Salvatore Fiume e Massimo Campigli. Scendendo per la scala che conduce alla sala convegni nell’ atrio si ammira una grande opera di Nani Tedeschi che splendidamente ci immerge in uno dei caratteristici paesaggi della Bassa con una singolare veduta di scorcio del Po su cui primeggia il volo di un rondone. Risaliti e spostandosi verso il ristorante si incontrano le due opere più importanti della collezione, i due grandi arazzi astratti ideati da Gino Severini e Giacomo Balla. Entrati al ristorante ecco la grande serie dei disegni che Angela Sormani Gorisi, nota artista e restauratrice diventata reggiana per matrimonio, realizzò nel 1949 come prototipi e modelli per la realizzazione di tessuti dal disegno sicuramente originale per un’importante seteria di Como. Nelle due sale successive le tre opere più grandi mai realizzate da Gino Gandini, tre splendidi paesaggi della nostra provincia.
Al termine del percorso, un brindisi di saluto.
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