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“Mille lire a colonna” Una vita da cronista lunga 24 capitoli
di Luca Ghirardini
Il frutto del lavoro di un giornalista rischia di essere effimero: pubblicato un articolo, 24 ore dopo è già passato agli archivi, lasciando spazio alle novità di giornata.Non tutti gli articoli sono...
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Il frutto del lavoro di un giornalista rischia di essere effimero: pubblicato un articolo, 24 ore dopo è già passato agli archivi, lasciando spazio alle novità di giornata.
Non tutti gli articoli sono uguali, tuttavia. Nella vita di un cronista ci sono pezzi che l’autore sente propri e che più di altri segnano il suo percorso, evidenziandone la personalità e le passioni, il suo modo di sentire e interpretare la vita. Sono, metaforicamente, perle di una collana che va a completarsi anno dopo anno.
Mille lire a colonna, raccoglie ventiquattro articoli scritti da Paolo Boldrini, che ora del quotidiano più antico d’Italia è direttore, ma che ha cominciato la sua carriera quando il compenso dei collaboratori – lui era corrispondente da Poggio Rusco, in provincia di Mantova – era quello del titolo.
Sono pezzi pubblicati sulla Gazzetta di Mantova e su la Nuova Ferrara, quotidiano che vide il suo esordio da direttore, prima che il gruppo lo richiamasse a casa, come racconta nell’introduzione l’allora direttore editoriale della Finegil, Luigi Vicinanza.
Si comincia da una storia drammatica, strascico della seconda guerra mondiale, quella di un esponente cattolico modenese ucciso dai partigiani e mai più ritrovato, e si arriva agli effetti di un’altra guerra, quella che sta portando il mondo occidentale a confrontarsi con le altre culture, con il contorno di episodi come l’assalto a Charlie Hebdo.
In mezzo, tante storie di vita, molte legate alle passioni dell’autore: l’automobilismo sportivo con campioni mai completamente felici, da Gilles Villeneuve a Ayrton Senna, ma anche Tazio Nuvolari, con il suo amore segreto. E poi Marco Pantani, ciclista formidabile e maledetto, e il maestro di giornalismo Enzo Biagi. C’è il racconto di vicende strazianti, molte legate agli anni ferraresi. Come quella di Angela, la neonata uccisa e bruciata per eliminare ogni traccia della sua esistenza. O quella di Federico Aldrovandi, il ragazzo picchiato a morte da quattro agenti di polizia, una ferita ancora aperta, con strascichi giudiziari anche per i giornalisti.
Un capitolo a parte è quello sul terremoto: quello del 2012, che ha violentato la pianura tra Emilia e Lombardia, ma anche quello del 2009, all’Aquila: non è un caso che il libro sia dedicato al collega de Il Centro di Pescara, che ha perso i suoi cari nel terremoto di Onna, Giustino Parisse.
Ventiquattro racconti, dove le esperienze personali sono spesso spunto per attingere ai ricordi. Il giornalista sta forse pensando di diventare scrittore? «No – risponde Boldrini – sono nato cronista e resterò tale».
Il libro Mille lire a colonna di Paolo Boldrini, appena pubblicato, è in vendita con la Gazzetta di Mantova. Ma chi fosse interessato potrà richiederlo al proprio edicolante.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non tutti gli articoli sono uguali, tuttavia. Nella vita di un cronista ci sono pezzi che l’autore sente propri e che più di altri segnano il suo percorso, evidenziandone la personalità e le passioni, il suo modo di sentire e interpretare la vita. Sono, metaforicamente, perle di una collana che va a completarsi anno dopo anno.
Mille lire a colonna, raccoglie ventiquattro articoli scritti da Paolo Boldrini, che ora del quotidiano più antico d’Italia è direttore, ma che ha cominciato la sua carriera quando il compenso dei collaboratori – lui era corrispondente da Poggio Rusco, in provincia di Mantova – era quello del titolo.
Sono pezzi pubblicati sulla Gazzetta di Mantova e su la Nuova Ferrara, quotidiano che vide il suo esordio da direttore, prima che il gruppo lo richiamasse a casa, come racconta nell’introduzione l’allora direttore editoriale della Finegil, Luigi Vicinanza.
Si comincia da una storia drammatica, strascico della seconda guerra mondiale, quella di un esponente cattolico modenese ucciso dai partigiani e mai più ritrovato, e si arriva agli effetti di un’altra guerra, quella che sta portando il mondo occidentale a confrontarsi con le altre culture, con il contorno di episodi come l’assalto a Charlie Hebdo.
In mezzo, tante storie di vita, molte legate alle passioni dell’autore: l’automobilismo sportivo con campioni mai completamente felici, da Gilles Villeneuve a Ayrton Senna, ma anche Tazio Nuvolari, con il suo amore segreto. E poi Marco Pantani, ciclista formidabile e maledetto, e il maestro di giornalismo Enzo Biagi. C’è il racconto di vicende strazianti, molte legate agli anni ferraresi. Come quella di Angela, la neonata uccisa e bruciata per eliminare ogni traccia della sua esistenza. O quella di Federico Aldrovandi, il ragazzo picchiato a morte da quattro agenti di polizia, una ferita ancora aperta, con strascichi giudiziari anche per i giornalisti.
Un capitolo a parte è quello sul terremoto: quello del 2012, che ha violentato la pianura tra Emilia e Lombardia, ma anche quello del 2009, all’Aquila: non è un caso che il libro sia dedicato al collega de Il Centro di Pescara, che ha perso i suoi cari nel terremoto di Onna, Giustino Parisse.
Ventiquattro racconti, dove le esperienze personali sono spesso spunto per attingere ai ricordi. Il giornalista sta forse pensando di diventare scrittore? «No – risponde Boldrini – sono nato cronista e resterò tale».
Il libro Mille lire a colonna di Paolo Boldrini, appena pubblicato, è in vendita con la Gazzetta di Mantova. Ma chi fosse interessato potrà richiederlo al proprio edicolante.
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