Gazzetta di Reggio

Reggio ha una nuova star È la chef Marta Scalabrini

di Martina Riccò
Reggio ha una nuova star È la chef Marta Scalabrini

Premiata dalla guida “Identità golose” come migliore donna: «Un onore»  Nei suoi piatti si trovano i sapori di Reggio «rielaborati in base al mio vissuto»

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REGGIO EMILIA. Nel suo regno incantato in vicolo del Folletto – all’ombra del cupolone della chiesa di San Giorgio, vicino a una galleria d’arte e a due passi da un antiquario – Marta Scalabrini, alias Marta in Cucina, ha ricevuto un premio importante. «Alla costanza e alla determinazione – ci dice – ma soprattutto alla femminilità».

La guida ai ristoranti d’Italia, d’Europa e del mondo “Identità golose”, infatti, l’ha scelta come miglior chef donna e il suo ristorante sarà inserito nell’edizione del 2018. «Per me è un onore rappresentare la femminilità in cucina – commenta, entusiasta, Marta Scalabrini – perché questo mestiere è ancora molto, troppo maschile». Il premio, però, è anche per Reggio, protagonista indiscussa della cucina della chef. «Nei miei piatti – svela – c’è più Reggio di quanto si pensi e si possa vedere. Gli ingredienti che uso sono storicamente legati alla tradizione reggiana e sono reperibili nel territorio. Ovviamente sono nascosti, volutamente, dalla tecnica e dalla stratificazione del vissuto personale. Quindi sono trasformati». Ed è proprio quel vissuto personale che, secondo Marta Scalabrini, rende speciali le sue creazioni: «In cucina – racconta – io cerco l’essenzialità, cerco di riassumere il mio vissuto in ogni piatto che preparo, che poi è anche un regalo. Perché, quando esce dalla mia cucina, questo riassunto viene dato in dono a chi lo assapora. Chi lo riceve può farne quello che vuole».

Ma in pentola non c’è solo la passione (seppur immensa). Dalle parole di Marta – e di conseguenza dai suoi piatti – emerge anche un desiderio di rivincita: «Questo premio è un passaggio fondamentale per non dover più essere costretta a parlare di differenze di genere in cucina – ci dice –. Sono veramente grata che ci abbiano dato questo riconoscimento. Il mio auspicio, tuttavia, è che tra dieci anni questa distinzione tra chef uomo e chef donna non sia più necessaria. Credo che le donne possano dare questo alla cucina, un nuovo equilibrio». La bambina che ha imparato a cucinare perché la mamma non stava mai ai fornelli, oggi è una donna con le idee chiare. E al volo ci regala il suo piatto preferito: «L’anguilla, perché è relegata alla tradizione natalizia, ultimamente è stata dimenticata e spesso è “maltrattata”. Anche questo è un simbolo di rivincita».

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