Gazzetta di Reggio

TEATRO 

“Il meraviglioso ordinario” ha incantato la Cavallerizza

“Il meraviglioso ordinario” ha incantato la Cavallerizza

REGGIO EMILIA. Subito il sipario si apre soltanto a metà, per focalizzare il passaggio rapido ma continuo dei singoli attori che compiono un’azione. Il fatto eclatante lo rivela una ragazza che...

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REGGIO EMILIA. Subito il sipario si apre soltanto a metà, per focalizzare il passaggio rapido ma continuo dei singoli attori che compiono un’azione. Il fatto eclatante lo rivela una ragazza che sbatte per terra un piatto riducendolo in cocci: un gesto estremo, di quelli che non si dimenticano, tra i tanti meno sconvolgenti. Questo nella girandola incalzante di pose, mosse e mossette di un’umanità variegata, comunque sempre in moto, ci inquieta.

Andreina Garella, regista dello spettacolo “Il meraviglioso ordinario” – esito finale del laboratorio teatrale rivolto a persone con fragilità e disagio psichico – in scena alla Cavallerizza, ci stupisce e meraviglia perché sa trasformare situazioni e oggetti in fatti teatrali. Per cui, chi guarda, non trova nulla di banale; può ridere e/o pensare, contemporaneamente, e non poco. Così gli attori inanellano momenti della vita quotidiana, come lavarsi i denti o pulirsi le scarpe, alternati a giochetti di parole con risposte fatte di immediati rimandi. Appaiono quanto mai veri, teatralmente irresistibili, come semplici pietanze che diventano speciali, se realizzate da un grande chef. Il senso di coinvolgimento con chi ascolta (in una Cavallerizza stracolma), si trasforma in stupore, di fronte a risposte speciali. Ad esempio: citando i nomi delle vie, tra un Mazzini e Garibaldi, un attore commenta: «Le strade sono di quelli che hanno fatto la guerra, non di uno che stava sotto un ciliegio o che andava a spasso con una cavalla!». L'osservazione arriva al cuore di ognuno. Qui meraviglioso e poetico coincidono. E che cosa vogliamo di più dal teatro? Tuttavia, tra azioni che si intersecano, senza incontrarsi mai, una sola su tutte viene realizzata insieme, ed è “ordinaria”: apparecchiare la tavola e accade quando non si rompono più piatti. Quindi, mentre tutti ringraziano tutti, la scena si illumina a causa della tovaglia color oro, in contrasto con il rosso delle candele. Ecco raggiunto il “meraviglioso”, coloratissimo. Sembra l'accordo finale al termine di una partitura incandescente in cui si sono riportate le venti voci stupende dei protagonisti, capaci di farci trascorrere un’ora di profondo piacere.(g.b.)



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