Gazzetta di Reggio

I reggiani a tavola tra buona e cattiva sorte

di Martina Riccò
I reggiani a tavola tra buona e cattiva sorte

Un breviario di antiche superstizioni per sorridere o “salvarsi” Volete eviare guai? Mai bucare la sfoglia o lasciare acqua nel bicchiere

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REGGIO EMILIA. In tutta Italia, da tradizione, il giorno dell’Immacolata è dedicato all’allestimento del presepe e alla decorazione dell’albero di Natale. A Reggio la festa fornisce la ghiotta – è il caso di dirlo – occasione per cominciare a mettere le mani in pasta, il più delle volte organizzando “gruppi di lavoro” armati di mattarello, perché, si sa, seinsa caplèt l’è mia Nadel.

Per fare i cappelletti, tuttavia, non basta seguire la ricetta dei nonni. O meglio: chi è superstizioso dovrebbe informarsi anche sui “rischi” che si celano dietro la sfoglia. Il consiglio, cannella in mano, è quello di prestare molta attenzione e tirarla bene, realizzando un cerchio di spessore uniforme. Pieghe o, peggio, strappi, infatti, significano dispiaceri in arrivo. Questo, almeno, era quello che in passato veniva insegnato alle giovani spose, che per essere un buon partito dovevano saper mungere e fare una sfoglia perfetta.

E questa non è la sola credenza popolare legata alla tavola. Gli ospiti, per esempio, non devono mai piegare il tovagliolo alla fine del pasto, perché questo gesto porta sfortuna al padrone di casa. Assolutamente vietato, inoltre, incrociare le posate sul piatto: la forma “x” ricorda la crocefissione di Cristo, e dunque sarebbe portatrice di atroci supplizi e tormenti. Sempre da ospiti, non ci si deve mai alzare lasciando nel bicchiere acqua, vino o liquore, a meno che non si vogliano lasciare disgrazie a chi ha cucinato (ecco perché i nostri vecchi, prima di restituire il bicchiere, lo scuotevano per far cadere sul pavimento le eventuali gocce rimaste).

E il breviario delle superstizioni reggiane continua: mai cantare a tavola e fischiare a letto perché chi si comporta così, secondo il proverbio, è un matto schietto; mai versare sulla tovaglia dell’acqua (porta sfortuna al pari di sognarla: che sia limpida, torbida, corrente, fredda o calda, l’acqua è sempre presagio negativo, con l’unica eccezione dell’acqua ferma). E ancora: non si deve mai versare nella tazzina prima lo zucchero e poi il caffè, ma sempre il contrario; mai rimettere il vino rimasto nella bottiglia, perché così facendo si fa andare a male tutto il vino conservato in cantina. Capitolo a parte per il sale e l’olio: in passato rovesciare il sale significava rompere i rapporti d’amicizia con qualcuno; chiederlo in prestito e poi restituirlo attirava la malasorte su tutti, sia su chi l’aveva ottenuto sia su chi l’aveva donato; versare per terra l’olio, o addirittura far cadere la bottiglia, era segno di tremenda disgrazia.

Fortunatamente alla sbadataggine si può porre rimedio: per scongiurare le avversità provocate dall’acqua rovesciata sulla tavola, ad esempio, la padrona di casa deve prenderne qualche goccia con la punta del coltello e gettarla dietro la testa di ogni commensale, ripetendo poi il gesto per tre volte. Allo stesso modo, se dovessero cadere per terra le forbici, si potrà annullare la malasorte mettendoci sopra – anche solo per un istante – il piede sinistro. Esiste un rimedio anche per chi, mangiando, si “strangozza” con briciole di pane: per calmare la tosse bisogna bere subito, ma lentamente, sette sorsate d’acqua (attenzione, non sei e nemmeno otto).

Versare vino sulla tavola è invece segno di allegria (e per ovvi motivi). E se volete essere baciati dalla fortuna ricordatevi di mangiare tortelli verdi o di zucca la sera della Vigilia di Natale, oltre ad almeno tre chicchi di uva bianca.

Se queste antiche superstizioni vi hanno fatto ridere, tanto meglio: réder ’d venerdé as réd pér trî dé.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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