Gazzetta di Reggio

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Salvarano, là dove finiva la strada

Salvarano, là dove finiva la strada

Nell’eremo di San Michele anche gli scatti del Fotogruppo 60  

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QUATTRO CASTELLA. Non solo tanti presepi italiani e stranieri – tra i quali anche quello ambientato in una Reggia di Rivalta fedelmente ricostruita – ma anche una mostra fotografica su i dintorni di Salvarano aspettano i tanti appassionati di rappresentazioni sacre che dal 16 dicembre al 14 gennaio visiteranno la mostra “Il sentiero dei presepi” all’eremo dedicato a San Michele Arcangelo. In mostra all’interno dell’antico santuario circa un centinaio di rappresentazioni sacre di diversa origine e provenienza. «Si tratta di opere in gran parte nuove rispetto alle scorse edizioni in cui ognuno ha seguito il proprio estro», sottolinea Ermes Azzimondi, che assieme a Daniele Caselli è il presidente e l’anima di un’associazione che anno dopo anno trova nuovi adepti e appassionati. Accanto alla mostra i visitatori avranno la possibilità di ammirare anche il presepe luminoso davanti alla chiesa che segna l’ingresso nel paese, quello nella piazzetta delle Rose, e quelli davanti alle tante abitazioni di residenti che hanno raccolto l’invito dell’associazione Amici del Presepe, così come hanno fatto molte attività commerciali di tutto il comune. Dopo la mostra dei presepi i visitatori, quasi 5mila lo scorso anno, potranno anche visitare la mostra fotografica realizzata dal Circolo fotografico Fotogruppo ’60 di Codemondo. “Salvarano e dintorni. Là dove finiva la strada” è il titolo ironico della collettiva – perché fino a pochi anni a Salvarano la strada finiva davvero – che raggruppa una quarantina di immagini dei dintorni dell’eremo e del piccolo borgo. Un percorso che permetterà ai visitatori di scoprire Salvarano e le colline che lo circondano con uno sguardo diverso. Paesaggi e scorci che di volta in volta diventano la campagna toscana, umbra o marchigiana e che svelano colline che ormai in molti hanno imparato a conoscere percorrendole a piedi o in bicicletta. E per finire, dopo i presepi e la mostra fotografica, vin brulé e gnocco fritto preparato in costumi matildici dalla Contrada Borgoleto. (r.f.)

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