Esposto per la prima volta l’Atlante di Luigi Ghirri
di Giulia Bassi
L’opera del fotografo reggiano in mostra al Maxxi di Roma fino al 21 gennaio Si tratta di un viaggio immaginario compiuto tra le pareti della sua casa
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REGGIO EMILIA. «Il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini: nella distruzione dell’esperienza diretta». Luigi Ghirri parlava così dell’Atlante, per lui anche un luogo del pensiero, a cui nel 1973 dedica un corpus di 41 scatti che poi rilega in un album: un progetto chiave della storia della fotografia italiana contemporanea a cui il Maxxi di Roma dedica una mostra visitabile fino al 21 gennaio.
Ed è una cosa straordinaria perché quest’opera, appartenente ad un collezionista privato che collabora con il Maxxi, e che è anche l’ideatore dell’iniziativa, viene esposta per la prima volta. Ciò avviene all’interno della mostra della collezione “The Place to be” in collaborazione con il Comune e la biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, a cura di Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi rispettivamente direttore Maxxi Architettura e direttore Maxxi Arte, e Laura Gasparini, responsabile della fototeca della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. «Atlante consiste in 41 fotografie realizzate dall’autore nel 1973 – spiega Laura Gasparini – e originariamente rilegate in un album. Acquistata da un collezionista privato direttamente da Ghirri intorno al 1975, questa edizione è stata ritrovata recentemente. Si tratta di un esemplare inedito restaurato, che per la prima volta viene esposto in Italia». Ghirri in quest’opera realizza un “viaggio immaginario” tra le pareti della sua casa. «Le pagine di un semplice atlante geografico – spiega la Gasparini – diventano il soggetto, perdono la loro funzione descrittiva e si trasformano in pure astrazioni, offrendo all’osservatore la possibilità di muoversi in un mondo fantastico fatto di segni». I soggetti delle fotografie sono i dettagli di questo atlante, che Ghirri considera «il luogo nel quale tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli costruiti dall’uomo, sono rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, cittá, villaggi, stelle, sole».
«Abbiamo collaborato volentieri come biblioteca Panizzi al progetto – aggiunge la Gasparini – perché nel 2014 abbiamo realizzato insieme la mostra “Luigi Ghirri. Pensare per immagini” e l’iniziativa rientra nel quadro di collaborazione istituzionale tra il Comune, biblioteca e la Fondazione Maxxi. Nella conferenza che ho tenuto domenica scorsa a Roma ho parlato degli esordi di Ghirri nell’ambito dei concettuali modenesi, in particolare la collaborazione con Claudio Parmiggiani e Franco Guerzoni e, ovviamente, la storia di Atlante la sua fortuna critica», prosegue Gasparini che è curatrice delle bacheche di approfondimento con i libri d’artista realizzati da Claudio Parmiggiani in collaborazione con Luigi Ghirri provenienti dalla biblioteca Panizzi, che com’è noto conserva l’archivio dei negativi e delle diapositive del fotografo (mentre gli eredi, conservano i positivi nell’abitazione di Roncocesi). A questo proposito la nostra biblioteca ha realizzato la biblioteca digitale di Luigi Ghirri, nel sito web della Panizzi, dove è possibile consultare molti suoi testi ormai introvabili. Nella sezione “Libri d’artista” della biblioteca digitale è possibile consultare le diverse edizioni di “Atlante”, in parte esposte nelle bacheche a Roma, così come alcuni libri d’artista.
«In mostra – spiega la Gasparini – le fotografie di Ghirri vengono accompagnate dalle sue parole, spiegando in modo semplice la complessa trama di significati di questo progetto, concettuale e poetico». L’Atlante costituisce un momento chiave nel percorso dell’autore e nella storia della fotografia italiana, rappresentando uno dei primi tentativi di ripensare il concetto di “paesaggio” attraverso la fotografia. «Il focus – prosegue Gasparini – è arricchito anche da materiale di approfondimento (altre versioni di Atlante, pubblicazioni, opere di altri artisti) che aiuta a collocarlo all’interno del suo percorso di ricerca, ma anche nel contesto artistico culturale della scena concettuale modenese alla fine degli anni Sessanta». Da quest’album – ancora una volta – si coglie la ricchezza e la statura artistica del grande fotografo, il suo lavoro di editore e curatore, la sua passione di critico e collezionista, la missione di animatore culturale condotta in un’epoca in cui la società sembra essere quasi sopraffatta dalla tecnologia e dall’abbondanza di contenuti informativi dal basso significato.
Ed è una cosa straordinaria perché quest’opera, appartenente ad un collezionista privato che collabora con il Maxxi, e che è anche l’ideatore dell’iniziativa, viene esposta per la prima volta. Ciò avviene all’interno della mostra della collezione “The Place to be” in collaborazione con il Comune e la biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, a cura di Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi rispettivamente direttore Maxxi Architettura e direttore Maxxi Arte, e Laura Gasparini, responsabile della fototeca della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. «Atlante consiste in 41 fotografie realizzate dall’autore nel 1973 – spiega Laura Gasparini – e originariamente rilegate in un album. Acquistata da un collezionista privato direttamente da Ghirri intorno al 1975, questa edizione è stata ritrovata recentemente. Si tratta di un esemplare inedito restaurato, che per la prima volta viene esposto in Italia». Ghirri in quest’opera realizza un “viaggio immaginario” tra le pareti della sua casa. «Le pagine di un semplice atlante geografico – spiega la Gasparini – diventano il soggetto, perdono la loro funzione descrittiva e si trasformano in pure astrazioni, offrendo all’osservatore la possibilità di muoversi in un mondo fantastico fatto di segni». I soggetti delle fotografie sono i dettagli di questo atlante, che Ghirri considera «il luogo nel quale tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli costruiti dall’uomo, sono rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, cittá, villaggi, stelle, sole».
«Abbiamo collaborato volentieri come biblioteca Panizzi al progetto – aggiunge la Gasparini – perché nel 2014 abbiamo realizzato insieme la mostra “Luigi Ghirri. Pensare per immagini” e l’iniziativa rientra nel quadro di collaborazione istituzionale tra il Comune, biblioteca e la Fondazione Maxxi. Nella conferenza che ho tenuto domenica scorsa a Roma ho parlato degli esordi di Ghirri nell’ambito dei concettuali modenesi, in particolare la collaborazione con Claudio Parmiggiani e Franco Guerzoni e, ovviamente, la storia di Atlante la sua fortuna critica», prosegue Gasparini che è curatrice delle bacheche di approfondimento con i libri d’artista realizzati da Claudio Parmiggiani in collaborazione con Luigi Ghirri provenienti dalla biblioteca Panizzi, che com’è noto conserva l’archivio dei negativi e delle diapositive del fotografo (mentre gli eredi, conservano i positivi nell’abitazione di Roncocesi). A questo proposito la nostra biblioteca ha realizzato la biblioteca digitale di Luigi Ghirri, nel sito web della Panizzi, dove è possibile consultare molti suoi testi ormai introvabili. Nella sezione “Libri d’artista” della biblioteca digitale è possibile consultare le diverse edizioni di “Atlante”, in parte esposte nelle bacheche a Roma, così come alcuni libri d’artista.
«In mostra – spiega la Gasparini – le fotografie di Ghirri vengono accompagnate dalle sue parole, spiegando in modo semplice la complessa trama di significati di questo progetto, concettuale e poetico». L’Atlante costituisce un momento chiave nel percorso dell’autore e nella storia della fotografia italiana, rappresentando uno dei primi tentativi di ripensare il concetto di “paesaggio” attraverso la fotografia. «Il focus – prosegue Gasparini – è arricchito anche da materiale di approfondimento (altre versioni di Atlante, pubblicazioni, opere di altri artisti) che aiuta a collocarlo all’interno del suo percorso di ricerca, ma anche nel contesto artistico culturale della scena concettuale modenese alla fine degli anni Sessanta». Da quest’album – ancora una volta – si coglie la ricchezza e la statura artistica del grande fotografo, il suo lavoro di editore e curatore, la sua passione di critico e collezionista, la missione di animatore culturale condotta in un’epoca in cui la società sembra essere quasi sopraffatta dalla tecnologia e dall’abbondanza di contenuti informativi dal basso significato.
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